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“Ragazzi Madre”, il docufilm sull’Iliade artistica e personale di Achille Lauro

Da mezzanotte sarà disponibile in esclusiva su Amazon Prime Video il docufilm dedicato ai 10 anni di carriera dell’artista. «Il documentario è la chiusura di un cerchio e l’embrione di quello che sarà»

Autore Samuele Valori
  • Il13 Dicembre 2023
“Ragazzi Madre”, il docufilm sull’Iliade artistica e personale di Achille Lauro

Foto di DCERFOTOGRAFIA

Il docufilm Ragazzi Madre – L’Iliade non inizia, come si potrebbe immaginare, con i celebri versi “Cantami o Diva del pelide Achille”, ma con la trama dell’Achilleide, un poema di Stazio che racconta l’infanzia dell’eroe omerico e che ricorda in qualche modo la carriera di Achille Lauro. Nell’Achilleide, la madre Teti, per proteggere dai mali del mondo suo figlio Achille, tenta di nasconderlo travestendolo da donna. I dieci anni di carriera dell’artista romano raccontano una storia simile, ma dagli intenti opposti. Lauro De Marinis si traveste per essere Achille e per donarsi al pubblico. «Non mi interessa il successo, io per la musica sarei disposto a lanciarmi senza paracadute».

Dieci anni come la guerra di Troia. Il docufilm, che prende in prestito il titolo dell’album che ha consacrato la carriera di Achille Lauro, parte dalla fuga da casa, dal viaggio inverso di un Ulisse in cerca di una direzione. Cresciuto con suo fratello Federico e insieme a «cinquantenni pluripregiudicati», Lauro a un tratto si è trovato davanti a un bivio. La paura di non trovare un proprio posto nel mondo, l’ha spinto verso la musica. «Ero spaventato più da cosa non volevo diventare che dalla violenza che vedevo ogni giorno» rivela l’artista in una scena del documentario.

Ragazzi Madre – L’Iliade nasce dalla volontà di Achille Lauro di chiudere una parentesi della sua vita e, per farlo, torna all’archetipo, al racconto per eccellenza: il mito. «Dopo la rilettura dell’iconografia cristiana, ho deciso di passare alla mitologia. Il poema epico si avvicina alla vita reale e questo documentario racconta dieci anni di musica e guerra» spiega Lauro alla presentazione del film alla stampa.

La prima del film, invece, è avvenuta qualche giorno fa a Roma, al Cinema Antares, organizzata da Alice nella Città. «Ho scelto di partire dai ragazzi e dalla città da cui provengo. Oggi guardo la periferia con altri occhi, con quelli di chi ha visto le conseguenze di quel mondo». Per questo motivo, alla domanda se ci sarà un Ragazzi Madre 2, Achille nega per il momento ogni possibilità.

Achille Lauro, un docufilm epico che ha come scopo solo il racconto

Ragazzi Madre – L’Iliade non è il classico docufilm autocelebrativo, ma ha come primo obiettivo quello di raccontare la storia musicale e personale di un artista. Potremmo dividerlo in due grandi metà: la prima dedicata alle origini e al collettivo Quarto Blocco, la seconda a Sanremo e al Lauro istrionico e devoto all’arte performativa. Nel mezzo la sezione più bella e interessante del film, ovvero il periodo della Villa al Circeo dove Achille, Frenetik, Orang3, Boss Doms e gli altri hanno passato settimane a scrivere per il gusto di farlo.

«Abbiamo deciso di utilizzare una linea narrativa per far comprendere la mia storia e le mie scelte a tutti, anche a chi non mi conosce. La fortuna di avere delle immagini di repertorio, anche dei momenti prima di salire sul palco di Sanremo, permette di capire cosa c’è dietro. Tanti hanno scritto e detto che non ci fosse un pensiero dietro quello che facevo, questo documentario fa vedere il contrario e fa cadere ogni dubbio» spiega Lauro.

La prima parte del film ha, come presumibile, poche immagini di repertorio, ma tante testimonianze e video dei primi concerti. Ci sono oggetti che, anche se solo nominati dai protagonisti, rimangono in mente: come la scatola di scarpe senza coperchio usata come borsa, con cui Achille Lauro si presenta per la prima volta da Frenetik. Oppure il fornelletto con cui Boss Doms si riscaldava durante le registrazioni di Ragazzi Madre.

La sceneggiatura, le interviste e il montaggio restituiscono un quadro sfaccettato, ma dai colori nitidi. Come nel caso del dietro le quinte del videoclip / flash mob di Thoiry in Piazza Duomo a Milano.

Il ritiro al Circeo, il pollo di Orang3 e il disordine di Boss Doms

La sezione più bella e più documentaristica di Ragazzi Madre – L’Iliade è quella che abbiamo grazie allo scatolone di hard disk che Achille Lauro ha consegnato ai produttori del docufilm. Le riprese del periodo passato nel 2018 nella villa al Circeo, alcune in un’alta qualità che stupisce, restituiscono i momenti quotidiani in cui sono nati i brani che avrebbero poi donato il successo nazionalpopolare all’artista. Durante quelle settimane ognuno lavora per il gusto di farlo, senza scadenze o progetti particolari.

Achille Lauro sceglie di rimanere scalzo tutto il tempo – per prendere contatto con la natura – Orang3 si occupa della cucina e del pollo all’arancia, mentre Frenetik fa le pulizie e raccoglie bottiglie. Boss Doms, invece, è il caos creativo, l’opposto della schematicità di Lauro che ha già tutto chiaro in testa. Persino l’idea di voler scrivere un testo con soli aggettivi.

Il culmine di questa sezione del film è la nascita del brano Rolls Royce con cui Achille Lauro andrà a Sanremo e diventerà noto a tutto il pubblico italiano. Parte del merito, come detto dallo stesso artista, va anche alla pubblicità negativa fatta da Striscia la Notizia e Staffelli all’epoca.

Dalla “peggiore esibizione che mi ha cambiato la vita” all’ONU

«Sanremo è una macchina totalizzante. Esibirsi è complicato perché non hai i tecnici con cui lavori di solito. Quella sul palco dell’Ariston è stata la mia peggiore esibizione che però mi ha cambiato la vita». È Achille Lauro ad ammetterlo durante il docufilm, mentre scorrono le immagini rubate dal camerino del teatro sanremese del 2019. Un grande traguardo, ma non basta.

Achille Lauro è il sopravvissuto di una “vita al limite del burrone” e se il burrone non c’è è lui a crearselo. «La mia carriera è stata un continuo autosabotaggio. Sono passato da un genere all’altro nonostante non ne avessi bisogno». Il livello massimo di autosabotaggio Lauro lo raggiunge però nel 2020, quando per il secondo anno consecutivo torna al Festival di Sanremo con Me ne frego. L’intervista al creative director Nick Cerioni è fondamentale e giustifica il termine documentario accanto al titolo Ragazzi Madre.

Vengono spiegati i motivi, mostrate le immagini e le ansie del trucco prima di entrare in scena: ogni sera interpretando un personaggio diverso ispirato alla libertà. Un progetto che ha cambiato le prospettive di Lauro: la musica e la performance hanno assunto la stessa importanza. In questa storia Achille si traveste da solo per mostrarsi ancora di più.

Non è solo autocelebrazione

Nel corso di Ragazzi Madre – L’Iliade ci sono momenti di autocelebrazione. Non sarebbe un docufilm di un artista altrimenti, no? Eppure, in questo caso, tutto assume un signicato ulteriore e un fine. Lo si capisce osservando i dettagli.

Achille Lauro viene ripreso mentre parla con i giovani nelle scuole, nella comunità Kayros di Vimodrone. Li sprona a fare tesoro delle loro insicurezze. Lo ribadisce anche alla presentazione: «Il problema è che i ragazzi non conoscono le loro passioni e non vengono aiutati dalla società in questo. Cos’è che ti fa diventare una persona diversa? Magari innamorarsi di qualcosa».

Guardando il docufilm si ha per quasi tutta l’ora e dieci di durata l’impressione che Lauro non abbia dubbi. Da Barabba a oggi, dai «gridi d’aiuto su basi elettroniche» al glam rock. Tutto sembra studiato al minimo dettaglio. Ora tornerà per sei mesi negli Stati Uniti, dopo essere stato ospite all’ONU, e a Los Angeles incontrerà persone, vivrà culture e scriverà nuova musica. Tutto calcolato, tutto preciso. Eppure, Lauro si ricorda che gli errori e il fallimento sono alla base di ogni cosa. E sembra volerlo ricordare pure agli spettatori nell’ultima battuta del documentario, con una citazione in bianco e nero a L’odio di Mathieu Kassovitz.

«Fino a qui tutto bene»

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