Indietro nel tempo con i Belle and Sebastian
Al Sequoie di Bologna la piccola grande orchestra di Glasgow ha celebrato 30 anni di carriera con un live dall’atmosfera vintage, che ha riportato il pubblico ai giorni del college in cui tutto ebbe inizio
I Belle and Sebastian in concerto a Bologna
Per i Belle and Sebastian il tempo sembra essersi fermato: davanti al pubblico stranamente composto del Sequoie Music Park di Bologna, in un lunedì sera afoso e “full of mosquitoes” al Parco Caserme Rosse, la band di Glasgow ha portato un concerto che somiglia più a una biografia. Una sorta di biopic sonoro di una storia cominciata al college nel 1996 ed entrata immediatamente nel firmamento dell’indie scozzese.
La platea del Sequoie è allestita per l’occasione con file di sedie ad amplificare l’effetto cinema all’aperto dall’atmosfera malinconica. Le prime linee, però, sono un po’ troppo lontane dal palco. Tanto che il cantante Stuart Murdoch (con una mise che lo fa sembrare un Tom Waits allegro) lo fa notare già dall’esordio con The Stars of Track and Field. “You guys are so far away”, dice subito prima di intonare Seeing Other People e incitare il pubblico a ballare.
La piccola orchestra dei Belle and Sebastian a Bologna è compatta e armoniosa. Ogni strumento esce nitidamente dalla melodia, inclusa la voce del leader: dritta e delicata, fragile e sicura. Un po’ come le canzoni che avvolgono il parco in un carosello vintage di immagini e suoni.
Ancora un paio di pezzi intervallati da qualche gag di Murdoch (“Is that a Jesus and Mary Chain t-shirt?? Cool!”) e su Get Me Away From Here, I’m Dying, il pubblico non ce la fa più a mantenere le righe e tutti abbandonano le sedie per spostarsi sotto il palco a ballare. Un dovuto ringraziamento alla security. La prima parte del live procede scanzonata fino a chiudersi con Judy and the Dream of Horses, interpretata dal cantante con una maschera da cavallo degna di BoJack Horseman.
Nei pochi minuti di pausa nessuno si muove dalla platea: tutti sanno che il concerto non può essere finito. Infatti di lì a poco la band di Glasgow riappare sulle note di I’m a Cuckoo e Chickfactor. Murdoch chiede alle prime file di scegliere la canzone successiva, e non ci sono dubbi sull’entusiasmo suscitato da Piazza, New York Catcher. Ma è sulla leggendaria The Boy With the Arab Strap che il pubblico si esalta e sale sul palco poco a poco. Il leader della band smette di cantare per fare qualche domanda, poi chiude la canzone e saluta tutti “Take whatever you want guys, take the guitars”. Il concerto si chiude dopo quasi due ore con Sleep the Clock Around. Anche se a dire il vero sembra che i Belle and Sebastian lo abbiano per un lungo istante mandato indietro di trent’anni, quell’orologio.
Articolo di Federica Mingarelli

