Dentro Cave Romane con Carl Cox: la techno incontra duemila anni di storia
Una notte sold out in Istria, tra la potenza di una leggenda della club culture e il fascino monumentale di una location che racconta la nuova geografia elettronica europea
Carl Cox (foto di Marko Edge)
Arrivare alle Cave Romane significa capire abbastanza rapidamente perché BSH Events abbia scelto di costruire qui uno degli appuntamenti centrali della propria estate. Siamo a Vinkuran, pochi chilometri da Pula, in Istria, all’interno di un’antica cava romana: pareti verticali di pietra calcarea definiscono uno spazio che non nasce per la musica e che proprio per questo acquista, una volta allestito, una fisionomia molto diversa da quella di un club o di un festival tradizionale.
Venerdì 7 agosto siamo volati qui per Carl Cox, protagonista di un evento open air annunciato come uno dei momenti principali della stagione 2026, e sold out giorni prima del debutto. La serata, però, non è stata costruita come una semplice attesa dell’headliner. Prima dell’esibizione del DJ inglese, l’opening è stato affidato a Yakka, Pablo Panda e DJ Jock che hanno accompagnato progressivamente l’ingresso del pubblico e il cambio di scala della notte, portando gradualmente la cava da spazio ancora leggibile nella sua dimensione fisica a un vero dancefloor.
Man mano che il pubblico aumenta, cambia anche la percezione della location: le pareti diventano parte dell’allestimento. Luci, visual e laser non funzionano come una scenografia sovrapposta, ma sfruttano direttamente la superficie irregolare della pietra.

Carl Cox, senza bisogno di cambiare formula
Quando arriva Carl Cox, lo spazio è ormai pieno: a più di trent’anni dall’inizio della sua carriera, Cox rimane uno dei pochi DJ per cui la definizione di “veterano” dice relativamente poco. La sua importanza deriva tanto dalla longevità quanto dalla posizione occupata nella formazione della cultura rave britannica, dall’acid house alla techno, passando per una discografia e un’attività da label owner che hanno attraversato più generazioni di club culture.
Cox lavora soprattutto sull’energia della cava, assecondandone la dimensione monumentale senza lasciare che sia soltanto lo scenario a fare il lavoro. Più il set procede, più il pubblico si compatta e si scatena: davanti alla consolle le persone sono ormai tantissime, e la risposta a ogni pezzo è adrenalinica. È qui che emerge una delle qualità che meglio spiegano il successo di Cox: la capacità di leggere una pista di queste dimensioni e di tenere migliaia di persone dentro lo stesso flusso.
Nella cava, con il pubblico ormai completamente coinvolto, è soprattutto questa sicurezza a definire il suo set. Dopo decenni di carriera, non ha bisogno di inseguire nuove formule né di dimostrare di poter essere qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato: una leggenda della club culture, il cui peso va ben oltre la consolle. A confermarlo non sono soltanto una carriera attraversata da premi e riconoscimenti internazionali, ma anche l’OBE ricevuto nel 2026 per il suo contributo alla musica e alla cultura.
Una cava romana come infrastruttura culturale
Cave Romane è però qualcosa di più di una location efficace. Ed è proprio su questo punto che Drago Vukelić, fondatore di BSH Events, insiste quando lo incontriamo a margine dell’evento. Per lui la serata con Carl Cox rappresenta la concretizzazione di un’idea sviluppata negli anni: costruire esperienze nelle quali il luogo non sia un contenitore intercambiabile, ma una componente del progetto. «Vedere Carl Cox suonare in un evento che avevamo creato con così tanto impegno è stato un vero momento da “pinch me”», racconta Vukelić. Più del sold out, spiega, ciò che gli interessa è vedere l’identità di BSH diventare riconoscibile attraverso l’insieme di artista, pubblico e spazio.
C’è anche un collegamento storico particolarmente efficace nel racconto di questa stagione istriana. La pietra estratta dalle Cave Romane venne utilizzata per la costruzione dell’Arena di Pula. A distanza di secoli, BSH ha utilizzato entrambi i luoghi per due eventi della stessa programmazione: Black Coffee nell’anfiteatro di Pula e, una settimana più tardi, Carl Cox nella cava.
Due punti dello stesso territorio collegati prima dalla pietra e oggi dalla musica. Per Vukelić non è un dettaglio narrativo secondario. È piuttosto una sintesi del modo in cui BSH sta cercando di posizionarsi: prendere luoghi con un’identità precedente all’evento e introdurvi un linguaggio contemporaneo senza cancellarne il contesto.

Dall’Istria al pubblico internazionale di Carl Cox
C’è poi una seconda questione che emerge trascorrendo una notte alle Cave Romane: chi arriva qui non consuma soltanto un concerto. Vinkuran non è Ibiza, Berlino o Amsterdam e non possiede un’economia urbana costruita storicamente intorno al clubbing internazionale. Per raggiungere la cava bisogna arrivare in Istria. E questo trasforma inevitabilmente il booking in uno strumento di destination marketing. «Quando qualcuno viaggia nel nostro territorio perché vuole vedere Carl Cox, Black Coffee o un altro artista internazionale, non vive soltanto l’evento», osserva Vukelić. «Vive l’Istria, la Croazia e la regione: il cibo, gli hotel, la costa, la cultura e tutto ciò che c’è intorno».
È un passaggio importante perché chiarisce l’ambizione dell’organizzazione. L’obiettivo non sembra essere semplicemente importare grandi headliner in Croazia, ma associare progressivamente nomi come Cave Romane, Pula e Istria a una precisa tipologia di esperienza musicale. La geografia, in altre parole, entra nel prodotto. È una dinamica che negli ultimi anni ha interessato sempre più il circuito elettronico europeo: castelli, cave, siti industriali, anfiteatri e paesaggi naturali vengono utilizzati per costruire eventi nei quali la destinazione diventa una parte determinante della scelta d’acquisto. Nel caso di BSH, questa strategia sta progressivamente superando anche i confini croati.
La nuova dimensione di BSH
Il 2026, spiega Vukelić, è stato finora l’anno di maggiore espansione per BSH. La programmazione ha incluso, tra gli altri, Carl Cox, Black Coffee, Amelie Lens, Joseph Capriati, Mau P, Carlita e Deborah De Luca, mentre parallelamente il promoter ha iniziato a muoversi su nuovi territori.
Dopo l’ingresso a Belgrado attraverso una collaborazione con Lovefest e un evento presso Avala Tower, il calendario prosegue il 14 agosto con Black Coffee al Castello di Buda, a Budapest, prima esperienza BSH in Ungheria. Il 5 settembre arriverà invece Fort X Festival al Castello di Mokrice, in Slovenia, con una lineup che comprende Dixon, Maceo Plex, Âme DJ, Butch, Jimi Jules e Fiona Kraft. A dicembre tornerà inoltre Ski Beat Festival a Nassfeld, in Austria.
Non è difficile riconoscere un filo conduttore. La cava romana in Istria, un castello a Budapest, Mokrice in Slovenia, le montagne austriache: cambia la scala, cambia il territorio, ma resta l’idea di utilizzare il contesto come parte della programmazione.
Per questo Vukelić preferisce leggere il successo di BSH su una traiettoria più lunga rispetto ai risultati di una singola notte. Naturalmente, precisa, ticketing, attendance, produzione e sostenibilità economica restano parametri indispensabili. Ma a questi aggiunge la risposta degli artisti, i contenuti che il pubblico continua a condividere dopo l’evento e soprattutto la capacità di consolidare una relazione di fiducia con chi acquista un biglietto. «Ogni evento è un elemento di qualcosa di più grande: un brand, una community e una piattaforma capace di portare le persone in luoghi che forse non avrebbero mai conosciuto altrimenti».
Costruire ciò che sembrava impossibile
Dietro questa crescita resta la stessa spinta da cui BSH è partito. Vukelić racconta di aver trasformato la passione per la musica e per l’energia degli eventi in una professione fatta anche di sacrifici, rischi finanziari e decisioni tutt’altro che scontate. Cave Romane è forse la sintesi più concreta di questo percorso: ciò che anni fa poteva sembrare irrealistico, portare Carl Cox a suonare in un’antica cava romana, oggi è una notte sold out.
E mentre alle cinque del mattino la musica si spegne e la pietra torna a emergere dietro luci e laser, resta la sensazione che certe visioni abbiano bisogno di passione e coraggio per diventare realtà. Due qualità che, a Drago Vukelić, sicuramente non sono mancate.
Articolo di Ludovica Boi

