Francesca Michielin comanda colore: «Il ruolo dell’artista non è essere rassicurante»
La cantautrice torna con “Magia bianca”, un disco destabilizzante e ispiratissimo, tra folklore, storia e un pop atipico rigenerante
Foto di Laura Salerno
Per chi è nato nella seconda metà degli anni Novanta, certi videogiochi andavano oltre il divertimento o l’inarrestabile ossessione di dover completare la storyline. Voleva dire entrare in un mondo fantastico. Tra i più celebri c’è Heroes of Might and Magic II, un gioco di ruolo per Pc, ambientato in un mondo fantasy medievale alle prese con una successione reale. Nelle due campagne principali ti ritrovavi a prendere le redini di Roland, il buono, o quelle di Archibald, legato alle città malvagie. La modalità più divertente era quella in cui lo scopo era conquistare tutto il regno che ti consentiva di scegliere tra una delle sei razze di personaggi, ognuna diversa per poteri e qualità delle creature e per la musica che l’accompagnava. Ascoltando il nuovo album di Francesca Michielin, Magia bianca (in uscita questo venerdì 12 giugno) quella colonna sonora è riemersa senza preavviso dai ricordi d’infanzia e adolescenza.
Le musiche di Paul Anthony Romero sono state un’ispirazione per il Dungeon Synth, un genere peculiare in cui le basi riproducono gli strumenti medievali come il clavicembalo, le ghironde e i liuti con i sintetizzatori. Una donna non può, Strega comanda e soprattutto la traccia d’apertura 1484 e Il canto delle Anguane prendono spunto da quell’approccio. Francesca è partita dalle Anguane, figure femminili alternative del folklore del nord Italia che vivono lungo i fiumi e hanno capacità straordinarie: «Sono donne che sanno fare un sacco di cose, ma proprio per questo sono fuori dal controllo maschile e diventano pericolose, cattive e da evitare».
Oppure talmente strambe da risultare divisive e poco accomodanti, come lo è anche un disco che parla di streghe. Il ritorno di Francesca Michielin è un azzardo, senza dubbio, ma è anche ciò di cui la cantautrice veneta aveva bisogno. «Ho scritto questo album in un mese e mezzo. Dopo l’Arena di Verona, un momento in cui mi sono sentita molto libera, durante il quale ero riuscita a portare a termine un’impresa, volevo fermarmi per un po’. Poi è arrivata questa ispirazione fortissima che non provavo da tantissimo tempo» racconta. Magia bianca è un concept album sia a livello di testi che di suoni, figlio di una volontà di riappropriarsi di un modo infantile di vivere e interpretare la realtà, dove infantile non vuol dire semplice.
Una donna può
Fare la dama di corte era molto più semplice canta Francesca Michielin nel primo singolo Una donna non può. Il riferimento letterale è a Costanza D’Este – che la cantante non impersona ma racconta come un bardo (o una barda) – ma è uno specchio della sua carriera e di quella di molti artisti che, schiacciati dalle norme del mercato, decidono di tirarsene fuori. «Destabilizzare fa parte dell’essere streghe. Essere divisivi artisticamente è un vanto per me» spiega l’artista. «L’importante è che chi ascolta capisca che si può avere il coraggio ogni tanto anche di uscire dal binario e di deragliare col treno come scrive in Spezzate Jude Ellison Sady Doyle. Un artista non può inseguire il mercato, rischia di diventare un dipendente che timbra il cartellino. Semmai si deve fare inseguire se ce la fa».
Magia bianca è come se fosse il Rinascimento che segue la fine del tardo medioevo per Francesca. Dopo un disco uscito in piena pandemia e un tour annullato per i problemi di salute che l’hanno causato l’asportazione di un rene, l’ultimo Sanremo è stata una “benedizione”. Sembra assurdo, ma alla luce della vena creativa di questo disco è così. «Quando mi sono rotta la caviglia al Festival, una dottoressa cinese mi ha detto questa cosa: “Se si rompe la caviglia destra significa che ci sono delle cose che non puoi più sopportare. È il tuo corpo ti dice che non regge più il peso» svela prima di aggiungere una riflessione emblematica.
«Se fossi arrivata in Top 10 con una caviglia sana, forse avrei continuato a lavorare come prima. “Entro in studio e vediamo cosa esce”, no. Adesso io faccio il contrario. Se dentro c’è qualcosa che arde vado in studio, sennò non ha senso».
L’ispirazione e il legame con il mondo delle streghe c’era sempre stato. Addirittura, era comparso nel singolo Francesca. Grazie al lavoro con il nuovo direttore creativo Danilo Bubani l’immaginario ha preso corpo del tutto. I brani si susseguono in un unico flusso che parte dal manifesto programmatico 1484 e arriva in una metaforica cattedrale naturale sonora di Magia bianca, magia nera. Nel mezzo ci sono giochi di voce, divertissement e uno stridore inaspettato. «Sarebbe molto più comodo conformarsi ed essere rassicuranti, però forse non è questo il ruolo dell’artista, né quello della strega. Devono stridere». Il termine strega di fatto etimologicamente, sia in greco che in latino, attinge proprio da quel verbo.
La catarsi
Giocando a Heroes II, un po’ come per GTA, avevi i “trucchi”. Codici numerici con cui barare e rendere più facile la partita, su tutti la combinazione 3-2-1-6-7 con cui automaticamente riuscivi a generare cinque dragoni neri, tra le creature più potenti del videogioco. Nella musica è difficile individuare delle formule magiche e, quando sembra che se ne sia trovata una, vuol dire che quella cosa è già sinonimo di plasticità. Francesca parla di Tecnofeudalesimo in Feral Girl, un gioiellino elettropop politico e filosofico. «Siamo tutti un po’ servi della gleba e vassalli, soprattutto le donne. Il disco è una celebrazione dell’irrazionale come risorsa per vivere il presente».
Negli ultimi tempi, tanti artisti, soprattutto artiste, hanno sentito il bisogno di recuperare dei «pezzi che riguardano quel senso di comunità, quell’anima folklorica, irrazionale, un po’ anche mistica» che abbiamo perso. LUX di Rosalía, ma che LA NIÑA e Gaia Banfi, tutte “streghe” che aspirano al cielo oltre il velo. Francesca cita anche quelle degli anni Ottanta, come Annie Lennox, Kate Bush e Stevie Nicks. «Viviamo in un momento storico molto denso di notizie brutte che, come dico nella traccia apripista 1484, è caratterizzato da un finto ordine e da vera guerra. Tutto sembra molto appiattito e ordinato, ma in realtà regna il caos».
Il 1484 è la data storica in cui inizia ufficialmente la caccia alle streghe con la bolla papale di Papa Innocenzo VIII. Il grande studio filologico, durato più della composizione delle stesse canzoni, non inficia però il sentimento giocoso e spirituale del disco. C’è un pezzo, quello che sfocia nelle sonorità più rock, Litha, che è rivelatorio. Il falò della notte di San Giovanni è il momento dove si danno alle fiamme tutte le cose spiacevoli in una catarsi collettiva. «Oggi è come se le persone per provare la catarsi debbano godere del male altrui. Questa ossessione per Garlasco, per tirare giù delle persone e metterle a rogo, nel trovare gli errori degli altri per farli cadere: vengono mostrificate le cattiverie umane per distanziarci e sentirci tutti purificati. Questo male che sembra necessario per me è magia nera».
Community e spettri
Magia Bianca esce dai connotati del classico album pop italiano, pur non rinunciando a un certo livello di orecchiabilità. Ci sono degli spettri, così li definisce Francesca Michielin, che popolano le otto tracce. Ci sono le voci di Angelica in 1484, Patrizia Laquidara ne Il Canto delle Anguane, Veronica Lucchesi in Feral Girl e Ceneri in Magia Bianca, Magia Nera. In più anche l’omaggio a Caparezza de il Sogno Eretico in Strega Comanda. Tuttavia, c’è anche un fantasma non citato ma che aleggia più volte tra i synth e i suoni medievali ed è quello del compianto Franco Battiato con cui la cantante ha avuto l’onore di collaborare agli inizi della sua carriera.
Gli spettri, ma anche i colori sono protagonisti. Sceglierli per autodeterminarsi, per assecondare una propria ispirazione musicale o per condividere qualcosa come nei live di quest’estate. Ogni show ha un colore comune e identitario che i fan possono seguire. Diverso il discorso per i concerti nei teatri che invece prevederanno una scenografia più elaborata con tanto di costumi. Ciò che conta però è il legame che Francesca sta instaurando con i fan. Il neonato fan club, in cui condivide anche demo e bozze di scalette, rientra in una tendenza che sempre più artisti stanno adottando per rendere più inclusivo e partecipato il loro processo creativo.
Non si tratta solo di cacce al tesoro (qualcuno ha detto Taylor Swift?) come quella del brano Nelle mie segrete contenuto solo nelle versioni fisiche del disco, ma di un coinvolgimento diversificato e unico. Vengono in mente le ultime scelte di Hayley Williams o di Charli xcx, per non parlare del mondo K-pop. Anche questo fa parte di un modo diverso di fare musica e di essere streghe del proprio tempo.
Le date del tour di Francesca Michielin
Tour estivo
11 giugno 2026 | Casal Bordino (CH), Piazza Giovanni Paolo I
05 luglio 2026 | Agliasco Paesana (CN), Suoni del Monviso
18 luglio 2026 | Belluno, Dolomiti Arena
02 agosto 2026 | Gliaca di Piraino (ME), Estate Piraino 2026
05 agosto 2026 | Località Sant’Anna, Gressoney-La-Trinité (AO), Da Aosta ai 4Mila
08 agosto 2026 | Gavorrano (GR), Teatro delle Rocce
12 agosto 2026 | Agerola (NA), Festival sui sentieri degli Dei
19 agosto 2026 | Stelletanone di Laureana di Borrello (RC), Piazza Santa Maria Della Minerva
29 agosto 2026 | Roseto Degli Abruzzi (TE), Piazza Filippone Thaulero
TOUR NEI TEATRI 2026
08 novembre 2026 | Trento – Auditorium Santa Chiara – DATA ZERO
11 novembre 2026 | Venezia – Teatro Malibran
13 novembre 2026 | Torino – Teatro Colosseo
15 novembre 2026: Ancona – Teatro delle Muse
16 novembre 2026 | Firenze – Teatro Verdi
20 novembre 2026 | Bari – Teatro Petruzzelli
22 novembre 2026 | Bologna – Europauditorium
23 novembre 2026 | Trieste – Teatro RosseI
25 novembre 2026 | Padova – Gran Teatro Geox
28 novembre 2026 | Roma – Teatro Conciliazione
01 dicembre 2026 | Milano – Teatro Arcimboldi
03 dicembre 2026 | Napoli – Teatro Augusteo

