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La confessione continua: Madonna torna dove tutto era iniziato

La regina del pop torna con “Confessions II”, un album che non guarda al passato con nostalgia, ma ne raccoglie l’eredità per ricordarci che, a volte, ballare è ancora il gesto più liberatorio che esista

  • Il3 Luglio 2026
La confessione continua: Madonna torna dove tutto era iniziato

Madonna

Madonna è tornata, a sette anni dal suo ultimo disco, con Confessions II, un progetto qualitativamente elevatissimo, probabilmente il migliore degli ultimi vent’anni della sua carriera. Le aspettative erano alte, non solo per una campagna promozionale così massiccia tra New York ed Europa – i mercati da sempre più fedeli alla Ciccone – ma anche perché questo disco è il sequel diretto dell’album di maggior successo e più rappresentativo dell’artista nel nuovo millennio, Confessions On A Dance Floor.

Chiudete gli occhi, accendete lo speaker e immaginate il calore di un club estivo, in cui i colori vi abbagliano, i sorrisi delle persone riscaldano gli animi e ci sentiamo tutti parte di qualcosa di più grande. Un luogo in cui l’amore prevale sulla tensione, in cui possiamo ballare sulle nostre sofferenze e fragilità e liberarci, anche solo per la durata di una serata, da ciò che la nostra maschera rappresenta nella quotidianità.

Confessions II rappresenta proprio questo immaginario e ci ricorda l’essenza all’origine della figura di Madonna: la libertà di espressione attraverso il dancefloor. Come già detto, si tratta della continuazione del suo celeberrimo Confessions On A Dance Floor del 2005, un disco che all’epoca aveva creato uno spartiacque, contribuendo a riportare in primo piano l’estetica della disco music nel pop mainstream attraverso un uso esplicito di riferimenti e campionamenti, come nella super hit Hung Up, che riprendeva l’iconico sample di Gimme! Gimme! Gimme! degli ABBA. Un progetto che aveva riportato Madonna sulla pista da ballo dopo anni di sperimentazione con album più introspettivi come Ray of Light e American Life.

Con “Confession II” Madonna torna alle origini

Oggi Madonna torna alle sue origini, lasciandosi alle spalle alcuni album pubblicati negli ultimi quindici anni con produzioni talvolta discutibili e che sembravano rincorrere più i trend del momento che riecheggiare la voce dell’artista donna più imponente della storia del pop. E lo fa con un disco di grande qualità, sorretto da una narrativa centrale credibilissima. Infatti, nella terza traccia dell’album, One Step Away, Madonna sussurra il manifesto del progetto: “Molti pensano che la musica dance sia superficiale
Ma si sbagliano di grosso
La pista da ballo non è solo un luogo.
È una soglia.
Uno spazio rituale dove il movimento
sostituisce il linguaggio”.

Ed è proprio questo il punto di tutto. Uno statement che va oltre il progetto specifico e che legittima – come se ce ne fosse ancora bisogno dopo cinquant’anni di storia – un genere che molti continuano a considerare superficiale, ma che in realtà da decenni rappresenta un collante negli ambienti di più libera espressione: i club. E se Madonna ci riporta in pista vent’anni dopo l’iconico Confessions On A Dance Floor, un motivo ci sarà.

Da una parte c’è una dichiarazione d’intenti: l’artista non si separerà mai dalla propria natura trasgressiva. Non esiste Madonna senza trasgressione, sensualità e libertà espressiva. E, per chi oggi continua a criticarne il personaggio o l’età, ben vengano figure storiche del pop che riescono ancora ad alimentare lo stesso fuoco degli esordi.

Dall’altra parte, forse nel 2026 più che mai, abbiamo bisogno di sfogare le tensioni accumulate in un periodo storico in cui le trame sociali si fanno sempre più complesse, i conflitti non cessano e il bisogno di evadere dalla rigidità è sempre più forte. Confessions II di Madonna dà voce a questa necessità: ci invita a liberarci da ciò che ci affligge esteriormente e a danzare, dall’interno verso l’esterno. A ritrovare sulla pista la nostra espressione, la nostra leggerezza e quel collante tra l’io e la comunità, dopo anni di polarizzazione. Insomma, torniamo a confessarci sulla pista da ballo, oggi come vent’anni fa, per ricordare a noi stessi e agli altri quanto la leggerezza, oggi, sia non solo necessaria, ma doverosa.

Una produzione varia e notevole

Al di là del concetto alla base dell’album, la produzione è qualitativamente varia e notevole. Un mix di sedici tracce, pensato per essere ascoltato in continuità, che esplora diversi generi – anche inaspettati per la natura del disco – dall’house e dalle texture sintetiche vicine alla trance dei primi Duemila di One Step Away, alla dance di Bring Your Love, fino all’EDM di Bizzarre con Martin Garrix e alle downtempo più introspettive Fragile e The Test, che ci riportano alle sonorità meditative della pietra miliare della Ciccone, Ray Of Light.

Confessions II è forse un album più sicuro del primo Confessions e crea anche una sorta di frattura rispetto all’universo visivo presentato nel 2005. Non è un vero e proprio revival, quanto piuttosto un’interpretazione moderna di quello stesso spirito. Lo abbiamo visto anche con Confessions II: The Film, che propone visual molto più contemporanei, meno legati all’estetica dance degli anni Settanta e Ottanta rispetto a Hung Up o Sorry. Anche le sonorità si mescolano, offrendo una varietà di generi forse ancora più ampia rispetto al primo progetto.

Per essere chiari, qui non ritroviamo tracce sperimentali come l’eccelsa Isaac di Confessions On A Dance Floor. Tuttavia, leggendo tra le righe dei testi e delle produzioni, forse l’obiettivo di Madonna è proprio questo. Non riproporre una variante di ciò che è già stato, ma evolverlo, cercando di evangelizzare il genere anche tra le nuove generazioni. Come dimostra la collaborazione con Sabrina Carpenter in Bring Your Love. E, ascoltando il disco tutto d’un fiato, ci si rende conto che il paragone tra i due album non ha davvero senso. Sono due progetti complementari, che riportano Madonna a essere semplicemente Madonna.

Confessions II non cerca di riscrivere il passato né di superare il suo predecessore. Piuttosto, dimostra che quella visione della pista da ballo come spazio di libertà ha ancora qualcosa da dire. Vent’anni dopo, Madonna torna dove tutto era ripartito, ma lo fa senza nostalgia: usa il linguaggio della dance per parlare al presente. E, in un momento storico che sembra chiederci continuamente di scegliere da che parte stare, ricordarci che esiste ancora un luogo in cui si può semplicemente ballare insieme è forse il gesto più politico che potesse fare.

Alcune tracce significative di “Confessions II” di Madonna

I Feel So Free
La prima traccia estratta dal disco, quella che ha aperto il sipario su tutto ciò che i fan si aspettavano, dalle tematiche alla produzione. “Thanks for coming
Sometimes I like to just hide in the shadows
Create a new persona
A different identity
I can be whoever I wanna be” Qui ritroviamo le sonorità di Future Lovers, presente nel primo Confessions. Synth elettronici, modulazioni vocali di matrice trance, una linea melodica semplice ma immediata e una voce maschile fuori campo che richiama la vecchia scuola.

One Step Away
One Step Away si apre con il manifesto di Confessions. Una traccia di pura dance, con vocals caldi e avvolgenti. Tra le più acclamate del disco, è un vero e proprio revival del primo Confessions.

Bring Your Love
Il primo singolo di Confessions II, che sta performando molto bene in radio, soprattutto in Italia, vede la collaborazione di Sabrina Carpenter, che accompagna Madonna verso sonorità puramente dance che l’artista non aveva ancora esplorato nella propria carriera. Una traccia leggera e ben prodotta, in cui le due voci si mescolano perfettamente, restituendo quasi l’impressione di un passaggio di testimone.

Danceteria
Danceteria è probabilmente il brano che guarda maggiormente alla storia musicale di Madonna, in particolare attraverso una linea melodica vicina a hit come Into The Groove e Vogue, con produzioni a cavallo tra i suoi primi dischi, arricchite da elementi più funky, celebrativi dei club newyorkesi degli anni ‘80. Qui ritroviamo la vera essenza di Madonna e, a oggi, sembra essere una delle tracce preferite dai fan.

Read My Lips
Questo brano strizza l’occhio alla latin dance, anche se sembra più in continuità con Madame X del 2019 che con Confessions. Leggera, ma non brillante.

Bizzarre
Topline super pop, fresca, da festival. Il testo è nostalgico e ci riporta alla storia d’amore tra Madonna e Sean Penn negli anni Ottanta, con il “ragazzo dagli occhi blu di Hollywood” alla guida di una Shelby Cobra. E chissà che l’amore non possa essere davvero così bizzarro, anche a quarant’anni dalla fine di una storia. La produzione è curata da Martin Garrix ed è molto in linea con quanto il produttore e DJ ha già fatto in passato, senza assumersi particolari rischi. Funziona tutto molto bene. Peccato solo per il drop dopo il ritornello, che richiama un po’ troppo l’EDM festivaliera della prima metà degli anni Dieci e non suona come una vera evoluzione.

School
Una delle tracce prodotte da Stuart Price più riuscite di Confessions II. Fa da transizione tra la prima parte del disco e la seconda, più introspettiva e sperimentale. Qui prevale il parlato sul cantato, mentre la linea melodica è quasi assente. Una continuità perfetta con l’eurodance di Confessions On A Dance Floor.

Fragile
La traccia con il testo più intimo e toccante dell’album, un omaggio al defunto fratello Christopher. Sembra letteralmente provenire da Ray Of Light, l’album più introspettivo della cantante. Una produzione leggera ma profonda, quasi eterea, che suggerisce come, un giorno, forse, non scompariremo davvero, ma torneremo a essere energia.

The Test
La prima collaborazione tra Madonna e sua figlia, Lola Leon. Una confessione onesta di una madre che non ha mai potuto sottrarre la figlia ai riflettori. La downtempo più dolce del disco, che suggerisce ancora una volta come il dancefloor sia animato tanto dalla spensieratezza quanto dalla fragilità.

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