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Il Sónar è cambiato, ma è anche rimasto se stesso

Il festival si è confermato come uno degli eventi musicali più rispettati del pianeta. Essere qui ogni anno continua ad essere una boccata d’aria fresca per gli appassionati di elettronica di tutto il mondo

  • Il23 Giugno 2026
Il Sónar è cambiato, ma è anche rimasto se stesso

Il live dei WhoMadeWho (foto di Nerea Coll)

Si è conclusa il 20 giugno l’edizione 2026 del Sónar, al termine di una settimana che ha trasformato ancora una volta Barcellona in un punto d’incontro internazionale per musica, innovazione, creatività e nuove tecnologie.

Tante erano le novità sul piatto che nei mesi scorsi facevano pensare a una possibile edizione “spartiacque”. Il 2026 ha segnato infatti il primo anno del festival senza la guida dei tre storici fondatori Enric Palau, Ricard Robles e Sergio Caballero, che hanno portato il Sónar da zero a cento per poi compiere un passo indietro nel pieno della delicata situazione relativa alla polemica per i finanziamenti ricevuti dal 2025 dal fondo KKR (coinvolto in investimenti controversi, tra cui tecnologie belliche).

È stato un anno anche di qualche cambiamento strutturale, come lo svolgimento del Sónar By Day e Sónar By Night per la prima volta nella stessa location (la Fira Gran Via a L’Hospitalet), l’aumento degli stage totali – diventati addirittura sei nel 2026 – e soprattutto una Sónar Week sempre più massiccia ed estesa, con il festival a gestire direttamente gli hotspot sparsi nella città. Per farla breve, con tanti cambiamenti in atto era evidente che l’obiettivo di Sónar fosse cambiare tutto, pur restando se stesso.

report Sónar 2026 - SBTRKT - foto di Fernando Schlaepfer
SBTRKT al Sónar 2026 (foto di Fernando Schlaepfer)

Il meglio del Sónar 2026

Il Sónar By Night alla Fira Gran Via ha sfiorato ogni sera il sold out. Tra i suoi sei palchi, da un punto di vista musicale sarebbe impossibile menzionare tutti gli highlights. Il venerdì notte ha visto distinguersi il variegatissimo live di SBTRKT al SónarVillage, l’hard techno di Reiner Zonneveld (con il suo nuovo progetto AI “R2”) e di Sara Landry, la tech house di Sammy Virji, il debutto del nuovo show audiovisivo “The Resistance” di Charlotte de Witte e l’acclamato nuovo format live STOOR firmato da Speedy J, che quest’anno ha intrecciato techno, electro, synthpop, ambient e tanto altro con diversi ospiti tra cui KiNK, FJAAK, Dasha Rush, Luke Slater, Mathew Jonson.

STOOR è stato l’indiscusso protagonista dello stage SónarCar, una scatola rossa dal contenitore oscuro, con divieto di foto e video. Sintetizzatori, drum machine e apparecchiature analogiche occupavano un’isola centrale attorno alla quale il pubblico poteva muoversi liberamente. Il tutto era immerso in un’atmosfera costruita attraverso un’illuminazione minimale che riportava alla mente l’estetica industriale e il fascino austero dei club berlinesi.

Sabato alle 23 lo show dei The Prodigy stava già infuocando il SónarClub, seguito da momenti salienti come l’acclamatissimo live dei WhoMadeWho, lo spettacolare set di Dom Dolla, la disco di Mousse T e il debutto dell’album AURA di Amelie Lens, che ha ribaltato la folla del SónarClub dopo le sonorità bass firmate Joy Orbison.

L’ultimo giorno di Sónar 2026 abbiamo deciso di rimanere fino all’ultimo disco, uscendo con il sole delle 7 di mattina dopo gli ultimi dischi di PETERBLUE (che ha chiuso il suo set con L’Amour Toujours di Gigi D’Agostino) e del b2b di Danielle con Ryan Elliott.

report Sónar 2026 - Reiner Zonneveld - foto di Nerea Coll
Reiner Zonneveld al Sónar 2026 (foto di Nerea Coll)

I numeri del Sónar 2026

Camminando da uno stage all’altro, sia di giorno che di notte, si attraverso ampi spazi, lunghi corridoi, zone interattive, autoscontro e installazioni artistiche che portano l’elettronica ad altri livelli sensoriali. Ad esempio, la mastodontica installazione immersiva ORGANYSMO di LedPulse occupava la zona centrale del festival permettendo ai visitatori di rilassarsi da sdraiati mentre uno spettacolo audiovisivo tridimensionale andava in scena sulla parete dell’installazione.

Passeggiando, ballando, mangiando qualcosa, si conversa con persone da tutto il globo. Per l’esattezza 150mila partecipanti (con il tutto esaurito dei ticket full weekend) per il solo festival centrale per più di cento esibizioni tra live e DJ set, a cui aggiungere 4mila partecipanti al Sónar+D – dedicato a conferenze, workshop e masterclass sulla produzione musicale nell’era dell’AI – con quasi duecento speaker provenienti da venti paesi differenti. Numeri che parlano chiaro, e parlano di un successo al pari della precedente edizione.

Gli eventi collaterali

Nell’arco di più di trent’anni, Sónar ha trasformato Barcellona in una delle capitali della musica elettronica. Per capire davvero cosa significa questa frase, è sufficiente essere qui dal 18 al 20 giugno e fare un giro in città. La programmazione di OFF Sónar – gli eventi spin-off che ruotano intorno al festival centrale – già dal giovedì sera porta qui alcune delle realtà musicali più potenti della scena mainstream della dance. Quando arriviamo a Barcellona nella serata di giovedì, sono già in corso al Poble Espanyol gli eventi di Keinemusik (con Adam Port), Lone Romantic by Maceo Plex e Baddest Behaviour di Mau P.

Il venerdì pomeriggio, dopo un passaggio al Sónar by Day, siamo tra i 20mila del Parc del Fòrum, dove il collettivo Solid Grooves ha scritto la storia dell’OFF Sónar con un evento mastodontico la cui lineup si è chiusa alle 23 con Franky Rizardo in uno stage e il b3b di PAWSA, Michael Bibi e Dennis Cruz nell’altro, mentre al Poble Espanyol va in scena il party “X” firmato Adriatique.

Spostandoci dal Sónar by Day agli eventi OFF, per poi tornare al Sónar by Night, è evidente come sia tutta la città a trasformarsi: ogni club, ogni chiringuito, ogni cocktail bar, ogni spazio culturale porta una traccia del festival. I taxi sono introvabili e centinaia di migliaia di appassionati da letteralmente tutto il mondo sfidano il caldo spagnolo popolando le vie della città, le location di riferimento, la metropolitana.

Gli appuntamenti di OFF Sónar 2026 sono proseguiti anche sabato con il Mochakk Calling, FUSE London, You&Me e il Metamorfosi di Joseph Capriati, e domenica con il gran finale di Elrow.

report Sónar 2026 - The Prodigy - foto di Fernando Schlaepfer
The Prodigy al Sónar 2026 (foto di Fernando Schlaepfer)

Il valore del Sónar

Al di là dei positivi quanto freddi dati, il senso e il valore del Sónar vivono in ciò che ti lascia addosso. Nell’ormai perfetta internazionalizzazione del circuito festival, tendiamo ad illuderci che la portata e il prestigio di una manifestazione musicale risieda principalmente nella lineup che offre. Facendo ciò si finisce però a spingere gli organizzatori a non correre rischi, a puntare sui nomi facili, a dare il proprio riflettore a ciò che già funziona con le stesse logiche con cui l’algoritmo delle piattaforme ci suggerisce chi già piace prima di chi piacerà.

È esattamente nella capacità di resistere ancora come una realtà che riflette il presente oltre l’algoritmo che si può ricavare il valore del Sónar. Non solo con una lineup che, tra Sónar by Day e del Sónar by Night, spazia dalle leggende di sempre ai nomi più recenti, ma anche scavando nella profondità del dibattito intorno ai nuovi scenari dell’elettronica dando uno spaccato preciso e puntuale della contemporaneità che deve interessare a chiunque sia appassionato di questo mondo, in continua e inarrestabile evoluzione.

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