Per il concerto di Bruno Mars a Londra sono comparsi dei biglietti “audio only”
Il costo per ascoltare lo show senza vedere il palco è di quasi 60 sterline
Bruno Mars (foto di Daniel Ramos)
“No view – audio only”: è questa la dicitura che compariva su una categoria di biglietti per lo show di ieri sera Bruno Mars al Wembley Stadium di Londra. Il prezzo? Quasi 60 sterline, corrispondenti a circa 70 euro. A differenza dei precedenti posti “No view – only video”, dove gli spettatori potevano almeno seguire lo spettacolo sui maxi schermi dello stadio, questi biglietti non offrono alcuna visuale né del palco né degli schermi. Da ciò che si vede dia video pubblicati su TikTok, infatti, si tratta di posti estremamente laterali rispetto al palco, con vista sul parterre.
“La dicitura “nessuna visuale” è quasi fin troppo onesta. Mi sarei aspettato termini come “visuale ostruita”, “visuale limitata” o qualche altro eufemismo. Invece stanno dicendo le cose esattamente come stanno”, scrive un utente su Reddit. “A questo punto è meglio recuperare la scaletta di uno dei concerti precedenti, creare una playlist e ascoltarsi quella”, aggiunge qualcun altro, “personalmente non vedo alcun vantaggio nell’affrontare tutto ciò che comporta un concerto – code, viaggio e spese – per poi non vedere assolutamente nulla e, con ogni probabilità, ritrovarsi anche con un’esperienza audio tutt’altro che soddisfacente”. E ancora: “personalmente ho visto per la prima volta i biglietti audio only durante l’Eras Tour di Taylor Swift a Vancouver, nel 2024, ma costavano appena 20 dollari“.
I biglietti “audio only” fanno riflettere sullo stato attuale dei grandi spettacoli dal vivo
Insomma, se da una parte qualcuno ha apprezzato, per così dire, la trasparenza e l’onestà degli organizzatori – che hanno esplicitato la visibilità nulla anziché definirla “limitata” o “ridotta”, sostenendo che fosse a quel punto responsabilità del pubblico non acquistarle i biglietti audio only, dall’altra questa scelta non può non far riflettere sullo stato attuale dei grossi spettacoli dal vivo, tra prezzi che lievitano sempre di più e sbigliettamento selvaggio a scapito dell’esperienza dei consumatori.
Il tour di Bruno Mars, del resto, non è nuovo alle polemiche sul fronte del prezzo dei biglietti. Le date del cantante avevano già acceso la discussione nei mesi scorsi per via del ricorso al dynamic pricing, il meccanismo che permette ai grandi promoter di far salire il prezzo dei biglietti in tempo reale in base alla domanda. Se chi aveva assistito ai concerti di Bruno Mars nel 2017 spendeva in media tra gli 80 e i 90, nel 2026 una buona fetta di pubblico si è ritrovata a pagare cifre comprese tra i 180 e i 200 euro. Lo stesso era accaduto per l’Eras Tour di Taylor Swift e il tour di reunion degli Oasis. In quest’ultimo caso, a fronte di oltre 7 milioni di persone in coda per soli 1,2 milioni di biglietti disponibili, Ticketmaster aveva portato il prezzo medio a 358 sterline.
I dati di Pollstar
Inoltre, secondo i dati di Pollstar, il principale osservatorio internazionale sul mercato dei live, e riportati da GeoPop, nel 2001 il prezzo medio di un biglietto per un concerto era di 37 dollari, mentre nel 2025 ha superato i 90 dollari, con un aumento del 146%. Il rincaro è ancora più marcato se si guarda ai grandi show: partecipare a uno dei 100 concerti più seguiti al mondo è diventato un vero lusso, con il prezzo medio più che quintuplicato in meno di trent’anni, da 25,80 dollari nel 1996 a 135,90 dollari nel 2024, il livello più alto mai registrato. Non stupisce che il settore trainante sia proprio quello degli stadi: il prezzo medio del biglietto per i concerti negli stadi ha raggiunto i 216,13 dollari, in crescita del 29% rispetto al 2023. In Italia il quadro resta più contenuto ma segue la stessa direzione.
Il caso Bad Bunny
Prezzo e visibilità, però, non sono le uniche variabili che stanno ridefinendo l’esperienza live. Lo dimostra quanto accaduto il 18 luglio – giorno della seconda data di Bad Bunny – all’Ippodromo La Maura di Milano. A causa del violento maltempo, lo show è stato sospeso e Live Nation ha comunicato il rimborso integrale dei biglietti, comprese le prevendite. Questo però non è stato sufficiente a placare le polemiche verso una struttura enorme che da anni viene criticata per le uscite ritenute insufficienti, per i problemi di acustica e visibilità e per la viabilità resa ancora più difficoltosa dalla chiusura delle fermate della metropolitana più vicine. L’episodio ha riportato infatti al centro del dibattito un tema fondamentale: quanto le strutture italiane, spesso pensate per un altro tipo di pubblico e di capienza, sono davvero pronte ad ospitare i grandi concerti internazionali?
Insomma, a prezzi sempre più alti, talvolta, non corrisponde un’esperienza migliore: l’aumento dei prezzi, infatti, sembra rispondere quasi esclusivamente a una logica di domanda e offerta (quanto il pubblico è disposto a pagare pur di non perdersi lo show) più che a un reale miglioramento della qualità dell’esperienza offerta agli spettatori. Un paradosso che, mano a mano che il mercato dei grandi eventi dal vivo continua a crescere, rischia di diventare sempre più difficile da ignorare.

