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Sónar: come un festival ha cambiato la storia di una città

È anche merito del festival catalano se oggi Barcellona è riconosciuta come un polo della musica elettronica mondiale e se il genere ha raggiunto una determinata rilevanza culturale in Europa. Com’è stato possibile?

  • Il2 Giugno 2026
Sónar: come un festival ha cambiato la storia di una città

Foto di Juan Sabatino

Oggi è normale parlare di musica elettronica come espressione di cultura d’avanguardia. È uno status che generi come la techno, l’house, l’ambient e l’elettronica più sperimentale hanno raggiunto grazie ad alcune sliding doors cruciali. Una di queste è stata senza dubbio la fondazione del Sónar, il festival di musica, innovazione e creatività che dal 1994 ha trasformato Barcellona in un hub globale dell’avanguardia elettronica, punto d’incontro tra cultura mainstream e club culture, nonché destinazione sempre più essenziale nell’immaginario degli appassionati di festival di tutto il mondo.

Dal 18 al 20 giugno andrà in scena la trentratreesima edizione del festival, che come da tradizione offrirà una delle migliori lineup del festival circuit globale, insieme a una serie enorme di talk, mostre e appuntamenti dedicati alla creatività a 360 gradi che coinvolgeranno tutta la città.

La scena elettronica europea a inizio anni ‘90

Eppure 33 anni fa nessuno si sarebbe sognato di ballare dentro un museo o di salire su un aereo per visitare una fiera di arti multimediali con la musica elettronica come protagonista assoluta.

Alle porte degli anni ’90, le varie scene elettroniche europee erano ancora frammentate e legate a identità geografiche confinate. Berlino, per esempio, stava sviluppando una scena techno dura e industriale, profondamente influenzata dall’atmosfera post caduta del Muro. Nel Regno Unito esplodevano acid house, rave culture e jungle, spesso all’interno di warehouse illegali o spazi occupati, mentre a Parigi iniziavano a emergere le sonorità raffinate del futuro French Touch.

Non si trattava solo di nuovi generi musicali in ascesa ma di veri e propri movimenti underground, ancora troppo giovani per assumere una rilevanza culturale di respiro internazionale ma abbastanza solidi da assumere connotati molto precisi e distinguibili.

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Foto di Anendfor

E la Spagna?

La Spagna occupava una posizione più ambigua. Nell’area di Valencia si era già sviluppata una scena legata alla Ruta del Bakalao, con discoteche gigantesche, party interminabili e sonorità hardcore. Tuttavia questa scena tendeva inizialmente ad essere associata all’eccesso e all’edonismo piuttosto che a una forma di innovazione artistica o culturalmente valorizzabile a livello istituzionale. La sostanza c’era, il riconoscimento no.

Parallelamente, Barcellona stava vivendo uno dei momenti più importanti della sua storia moderna. Le Olimpiadi del 1992 avevano trasformato radicalmente la città dal punto di vista sia urbanistico che simbolico. Attraverso enormi investimenti infrastrutturali e culturali, le istituzioni di Barcellona si erano poste l’obiettivo di aprire la città al turismo internazionale, ridefinendo la propria immagine come metropoli europea moderna, creativa e cosmopolita.

La Barcellona post-Olimpiadi sembrava avere tutte le carte in regola per diventare una capitale europea della musica: marittima, calda e soleggiata, fortemente multiculturale, già creativamente affermata in altri settori (come architettura e moda) e più economicamente accessibile di città come Londra o Parigi. Ma la città affrontava anche una riduzione dei finanziamenti pubblici dopo le forti spese delle Olimpiadi. In assenza di questi fondi, organizzazioni culturali di vario tipo iniziarono a testare nuove iniziative, anche se non tutte riuscirono a sopravvivere.

La nascita del Sónar

È in questo contesto che nel 1994 è nato il Sónar. I suoi giovani fondatori lo presentarono come un festival di “musica avanzata e arti multimediali”, una definizione non troppo specifica che potesse adattarsi in futuro a qualsiasi trend artistico su cui sarebbe stato rilevante porre un riflettore. L’obiettivo iniziale è stato tuttavia chiaro fin da subito: per la prima volta musica elettronica, arte digitale, design, tecnologia, software musicali e sperimentazione audiovisiva sarebbero stati riuniti all’interno dello stesso ecosistema creativo.

In un periodo in cui l’elettronica era ancora relegata ai club o ai rave underground, il Sónar propose alle persone di ballare all’interno di musei, centri culturali e spazi dedicati all’arte contemporanea, come il Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA) e il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB).

L’obiettivo dichiarato era proprio dimostrare come la musica elettronica, già massicciamente presente nei locali catalani, potesse esistere credibilmente in entrambi i momenti della giornata. Da una parte il Sónar By Day, a rappresentare la dimensione più sperimentale e culturale del festival, con installazioni audiovisive, conferenze, arte digitale e contaminazioni interdisciplinari; dall’altra il Sónar By Night, a mantenere il legame con il dancefloor, i grandi live e la dimensione collettiva della club culture. Una divisione rimasta coerente fino al 2026: quest’anno, per la prima volta, i due momenti del festival si svolgeranno nella stessa location, alla Fira Gran Via.

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Foto di Nerea Coll

La centralità dell’elettronica

Fin dall’inizio il festival ha mantenuto la centralità sulla musica elettronica – massima espressione d’avanguardia musicale negli anni ’90 – portando a Barcellona i primi DJ/producer di fama internazionale come Laurent Garnier e Sven Väth (presenti nella prima edizione del 1994), Richie Hawtin (nel 1996), Jeff Mills e i Daft Punk (nel 1997), mantenendo nell’arco degli anni successivi anche la capacità di intercettare i nuovi linguaggi e i protagonisti del mainstream (come nei casi di Kanye West con i De La Soul nel 2005 o la giovane Rosalía nel 2018), oltre a offrire piattaforme dedicate a tante altre correnti di musica sperimentale e alternativa.

La capacità di muoversi contemporaneamente tra underground e mainstream, evidenziando il valore artistico di entrambi sullo stesso piano, ha reso il Sónar un modello completamente nuovo nel panorama europeo, ovvero un bilanciamento unico tra avanguardia e accessibilità, tra ricerca artistica e cultura popolare.

L’equilibrio della lineup del Sónar continua ad essere unico anche nel 2026, con una varietà di offerta che farà felici gli appassionati di qualsiasi genere legato alla musica elettronica. Si passa da momenti sicuramente catalizzanti – come il live dei The Prodigy o il set dell’ormai star mondiale della techno Charlotte de Witte – a nuovi progetti al debutto come “AURA” di Amelie Lens o il progetto AI “R2” di Reiner Zonneveld, per esempio. C’è spazio per i nomi più freschi della scena – come la tech house di Chris Stussy o Sammy Virji o l’hard techno di Sara Landry – ma anche per storici mostri sacri come SBTRKT con la sua post-dubstep, Speedy J con il fortunato live sperimentale di STOOR, la drum’n’bass di Goldie b2b Doc Scott ft Medic MC, l’electroclash di Kittin e FJAAK e tantissimo altro.

Le espansioni del Sónar

Negli anni successivi il festival ha attratto progressivamente il proprio network, attirando artisti, professionisti e pubblico provenienti da tutto il mondo e contribuendo di riflesso a plasmare Barcellona come città ideale sia per “consumare” la musica che per contribuire a produrla, ridefinirla, discuterla, scoprirla nelle forme più avanguardistiche.

Ai due momenti diurni e notturni del festival si è aggiunta una serie di appuntamenti che nella Sónar Week proliferano grazie alla sua attrattiva, come il programma degli eventi di OFFSónar, il Sónar+D dedicato all’innovazione digitale (che nel 2026 avrà in Llotja de Mar la sua nuova casa nel centro di Barcellona), il Sónar Kids nato nel 2009 e il nuovissimo Sónar District, che nel 2026 al Parc del Fòrum estenderà la portata della musica elettronica ben oltre il perimetro del festival centrale.

Solo nel 2019 questa quota di partecipazione significava circa 80mila presenze aggiuntive oltre alle oltre 120mila già registrate dall’evento centrale. Questo processo ha permesso al Sónar di radicarsi profondamente nel tessuto culturale di Barcellona e, allo stesso tempo, di dislocarsi in nuove città come Istanbul, Bogotà, Lisbona, Buenos Aires, San Paolo, Tokyo (dove tornerà quest’anno) e tantissime altre. Grazie a questa doppia dimensione, locale e globale, il festival è riuscito a sviluppare una rete internazionale capace di generare valore sia per l’evento stesso sia per la città.

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Foto di Cecilia Diaz Betz

Un asset per la città

Sulla spinta del festival e dei primi club-instituzione della città (come il Nitsa e il Razzmatazz), già nei primi anni del Duemila Barcellona poteva godere dello status di hotspot europeo della musica elettronica ben al di fuori della nicchia interessata (è iconico nella storia lo spot del festival con Diego Armando Maradona, nel 2002).

La commistione tra musica e avanguardia digitale offerta da Sónar ha permesso a Barcellona di godere oggi di una riconosciutissima attrattiva globale per la tecnologia musicale: la regione può contare su un ecosistema composto da oltre cinquanta aziende locali attive nella distribuzione musicale, nell’intelligenza artificiale e nel monitoraggio delle royalty. Inoltre la crescente reputazione di Barcellona come polo tech e startup ha contribuito ad alimentare la scena elettronica locale, attirando sviluppatori, imprenditori e nomadi digitali provenienti da più di 130 paesi.

Allo stesso tempo, l’importanza assegnata dal festival al valorizzare il talento della scena locale ha permesso al movimento musicale catalano di avere un palcoscenico su cui trovare fiducia, contribuendo alla crescita di tutta la scena cittadina che ad oggi è forte dell’essere diventata un hub di massimo rispetto nella scena mondiale. Difficilmente un artista in ascesa può immaginare di pianificare un tour senza considerare la città di Barcellona.

L’amministrazione locale adottò il festival come iniziativa strategica già nel 1996, quando il Comune di Barcellona divenne il principale partner di Sónar. È di questo che parliamo quando parliamo di rilevanza culturale e sociale dei festival musicali e del traino che possono esercitare non solo nel muovere introiti annuali ben oltre le tre cifre in termini di milioni di euro per le casse della città ma anche per influenzare la percezione della stessa in modo radicale e profondo, con un effetto a catena inarrestabile e di ispirazione per tutti.

In conclusione

Il Sónar torna a Barcellona dal 18 al 20 giugno, per la sua trentatreesima edizione. Saremo lì per raccontarvela con tutti gli highlights che contribuiranno a trasformare ancora una volta la città catalana nel centro mondiale della musica elettronica e tutto ciò che le ruota intorno. Per il 2026 Sónar ha attraversato un profondo processo di trasformazione che ha coinvolto palchi, infrastrutture tecniche e light design, ed è quindi lecito aspettarsi un’edizione cruciale per il futuro di un festival che, anno dopo anno, continua a raccontare da un punto di vista unico il presente e il futuro di questa musica.

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Foto di Nerea Coll
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