Ultimo realizza la sua favola nel concerto dei record a Tor Vergata
Ieri sera il cantautore romano ha richiamato 250mila persone nell’attesissimo “raduno degli ultimi”. Unico ospite l’amico Fabrizio Moro
Ultimo in concerto a Tor Vergata
Da giorni si sono versati litri di inchiostro e milioni di battute digitali per spiegare il segreto del successo di Ultimo, che ha richiamato ieri sera 250mila persone a Tor Vergata. Durante il concerto, il regista ha inquadrato per pochi secondi un ragazzo delle prime file che cantava a squarciagola, senza maglietta e con scritto sul petto “Noi siamo Ultimo”. Ecco, in quelle tre parole è racchiuso il segreto della serata di ieri: l’identificazione totale di un popolo con il suo beniamino.
Mentre oggi molti artisti vantano continuamente vittorie di dischi d’oro e di platino, Ultimo è riuscito a trasformare quei milioni di streaming in centinaia di migliaia di persone vere, fisiche, reali. Persone che ascoltano davvero la sua musica e per le quali quelle canzoni, che raccontano la precarietà di vita e di sentimenti di ogni giovane di oggi, non sono mero intrattenimento. Sono una parte importante della loro vita, una parte reale, tangibile, concreta.
Il popolo degli Ultimi
A giudicare dal numero di decibel con le quali venivano cantate in coro dai 250mila spettatori di Tor Vergata, quelle canzoni sono riuscite a toccare corde molto profonde del “popolo degli Ultimi”. Le sue canzoni affrontano temi come emarginazione e riscatto, fragilità interiore. Ma anche la malinconia per gli amori passati, la solitudine, l’importanza degli affetti più cari e la capacità di sognare un futuro migliore. Tutte tematiche con le quali i suoi fan possono relazionarsi e trarre forza dalle sue parole. Ultimo, pur senza scimmiottare nessuno, ha mostrato dal vivo la sensibilità e la fragilità di Tiziano Ferro, la capacità di cogliere il sentimento popolare di Renato Zero, il pathos di Antonello Venditti nelle ballad piano e voce e la capacità di dare voce a chi non ne ha di Vasco Rossi.
Dagli spalti era palpabile la sensazione del pubblico di essere un tutt’uno con il loro beniamino. Il pubblico infatti non percepisce Ultimo come un idolo lontano e irraggiungibile, ma come un amico e un fratello maggiore che ce l’ha fatta. E vuole che ce la facciamo anche noi a realizzare la nostra favola. Ultimo si è formato direttamente nell’osservatorio periferico del parco di San Basilio, sotto casa sua. Oggi quella piccola area verde è stata ribattezzata “parchetto di Ultimo” ed è diventata una meta di pellegrinaggio laico da parte dei suoi numerosi fan. Un quartiere difficile, dall’altra parte della città rispetto a Tor Vergata, dove a volte si imboccano strade devianti.
Niccolò, invece, ha avuto la forza di credere al suo sogno. Quello di comunicare attraverso la sua voce e il pianoforte, anche quando veniva osteggiato in famiglia e dalla sua cerchia di amici. “Non so da dove arrivino le canzoni, da che magico mondo riescano a farsi conoscere, o a volte anche solo farsi intravedere”, ha scritto ieri Ultimo sui social in una lettera aperta ai suoi fan. “Ho surfato su quest’onda anomala che chiamano successo, mi è arrivata incontro mentre credevo semplicemente di star facendo un bagno a riva tranquillo. In realtà ho sempre saputo che prima o poi avrei vissuto quello che vivo oggi. E non è presunzione. È sentire”.
L’arrivo di Ultimo in elicottero a Tor Vergata
Chissà che cosa avrà provato Ultimo mentre ieri sera, intorno alle 21, ha attraversato con l’elicottero l’immensa area di Tor Vergata (150mila metri quadrati), guardando dall’alto quelle 250mila storie che si sono intrecciate con la sua. Un numero ancora superiore ai 225mila spettatori del concerto-evento del 2017 al Modena Park di Vasco Rossi, che ieri, sui social, ha incoronato virtualmente Ultimo su Instagram. «Kom…plimenti a Ultimo e alla città di Roma! Sono davvero felice per Niccolò. Ogni record è fatto per essere battuto. Largo ai giovani… è giusto così! Ti voglio bene, Niccolò. …e poi ci troveremo come le star..», ha scritto il rocker di Zocca.
Un record assoluto per spettatori paganti in Italia (e secondo in totale al mondo), che ha richiesto uno sforzo organizzativo, logistico, tecnico e umano senza precedenti, con oltre 10mila lavoratori coinvolti. Secondo i primi calcoli, l’indotto relativo alla serata è di circa 90 milioni di euro. Poiché il 62% degli spettatori arrivava da fuori Roma, circa 155mila persone hanno speso una cifra complessiva che si aggira intorno ai 360 euro a testa di media. L’incasso del concerto, calcolato su una media di 65 euro a biglietti, è pari a 16 milioni di euro.
Lo show dei record è stato aperto da due dj set di Radio Subasio e di Radio Kiss Kiss. A seguire un momento ribattezzato “Fateme suonà”, che come da tradizione, ha lasciato campo libero ai fan desiderosi di intrattenere il pubblico con una performance al pianoforte. Alle 19.30 si è esibito l’unico ospite della serata, Fabrizio Moro. Il padrino artistico di Ultimo, con cui condivide lo stesso quartiere di provenienza. L’apertura di Moro ha chiuso il cerchio di una staffetta partita quel 26 maggio 2017, quando Niccolò Moriconi aveva suonato prima del collega al PalaLottomatica di Roma. Un gesto che ha confermato ancora una volta la stima e l’amicizia che scorre tra i due artisti.
Il palco
Le luci del tramonto hanno illuminato l’impressionante palco del concerto, con una struttura mastodontica da 140 metri per un totale di 60 di altezza. Con 18 maxischermi posizionati lungo tutta l’area dello show e 38 torri delay con audio e luci. Sopra il palco svetta un’enorme struttura metallica luminosa di 21 metri per 10 di altezza, raffigurante la firma di Ultimo, che sovrasta un gigantesco simbolo dell’infinito. Poco dopo le 21 arriva Ultimo a bordo di un elicottero e si gode il suo pubblico per alcuni minuti, prima di scendere in un’area verde immediatamente dietro al palco.
Il concerto inizia alle 21.20 con una intro dal sapore epico, mentre il regista indugia sulle espressioni di attesa dei fan nelle prime file. Sul maxischermo appare la scritta biblica “Beati gli ultimi perché saranno i primi”, quasi a sottolineare l’attesa messianica per l’evento. Ultimo esce da una botola al centro del palco, nel consueto look con canottiera e cappellino all’incontrario, con le braccia alzate al cielo per alcuni secondi. Un modo per abbracciare idealmente tutti i 250mila “ultimi” che sono accorsi a vederlo, sfidando temperature tropicali e lunghe code.
L’apertura del concerto è affidata non a caso a Pianeti, la title track del suo album di debutto del 2017. Il ritornello del brano, cantato a gola spiegata da tutto il pubblico, è emblematico del suo percorso artistico. “E ho perso voli, e ho perso treni/Ma il mondo l’ho trovato sotto ai piedi. E ho perso il tempo per le canzoni/Quando ti urlavo e tu non lo capivi”. Alla fine del brano, il cantante di San Basilio si inchina davanti ai suoi fan, che gridano ritmicamente “Ultimo! Ultimo!”, ricambiati dal suo “Roma, sei un capolavoro!”.
La tensione si scioglie nelle successive Il Capolavoro, Sono Pazzo Di Te, Lunedì e Ovunque Tu Sia, tutti brani uptempo tra pop-rock e influenze soul-blues. Dietro al cantautore romano c’è una band con i fiocchi. Spiccano Mylious Johnson alla batteria, Raffaele “Rufio” Littorio e Manuel Boni alle chitarre e Joel Ainoo alle tastiere. Tra la sezione fiati troviamo anche Andrea Innesto, detto ‘Cucchia’, storico sassofonista già ospite nei live di Vasco Rossi. “Questo non è solo un concerto, questa non è solo musica. Questo è il giorno che aspettavo, questa è la favola per sempre”, urla Ultimo nel tripudio generale.
Guardando i volti degli spettatori, l’età media dei suoi fan è decisamente più alta rispetto a quella della trap e del pop di largo consumo di oggi. Con una percentuale di ragazzi non troppo inferiore rispetto alle ragazze. Ultimo non è l’idolo adolescenziale del momento, pronto per essere sostituito tra sei mesi da un altro teen idol più giovane e avvenente. Niccolò Moriconi è un giovane cantautore che ha dalla sua la forza del repertorio. Le canzoni di Ultimo, pur nelle loro strutture armoniche e negli accordi abbastanza semplici, suonano fuori dal tempo, soprattutto nelle ballad voce e piano. Per questo, sono meno soggette alle mode passeggere e alla volubilità dei gusti del pubblico giovanile, spiegando quel fortissimo senso di comunanza che ha costruito album dopo album.
Ultimo a Tor Vergata, 41 brani in scaletta
La scaletta abbraccia tutta la sua carriera con ben 41 brani, con 30 canzoni eseguite per intero e due medley piano e voce. Pur avendo inciso soltanto sette album in studio, il senso di comunanza che si respirava ieri sera a Tor Vergata è lo stesso dei concerti di Vasco Rossi e di Renato Zero (che, però, hanno superato i 70 anni). Ancora più impressionante è il modo in cui tutte le canzoni di Ultimo vengono cantate dalla prima all’ultima parola dalla gigantesca arena di Tor Vergata. Un segno che Niccolò Moriconi è destinato a lasciare un segno importante nella storia della musica popolare della sua città (e non solo).
Uno dei momenti più emozionanti del concerto è stato il duetto con Fabrizio Moro, unico ospite dello show. I due cantautori hanno cantato L’eternità (Il mio quartiere), il loro successo del 2018. Al termine della canzone, Fabrizio e Niccolò si sono abbracciati a lungo, mentre il pubblico li ha sommersi di applausi. Ultimo, come di consueto, parla poco tra una canzone e l’altra, però si prende qualche minuto per introdurre un brano dal sapore particolare. “È la prima volta che canto questo brano perché certe canzoni, quando le canti, ti riportano esattamente al momento in cui le hai scritte. Questa l’ho scritta nel 2021, si chiama Solo”. La canzone, scritta durante il periodo del lockdown, è accompagnata dalle immagini di un mare in tempesta.
Poco prima del medley con la band, Ultimo ha mostrato sul maxischermo un video girato amatorialmente da casa sua nel 2017, in cui chiedeva, in una diretta Instagram, se qualcuno sarebbe venuto a vederlo in concerto. Nove anni dopo, ben 250mila persone hanno risposto al suo appello nel “raduno degli ultimi”. Il finale ha regalato i momenti più intensi della serata con Giusy, Piccola Stella e l’immancabile Sogni Appesi, il brano scelto per chiudere il concerto dei record. Una canzone quasi profetica nel testo: “Da quando ero bambino, solo un obiettivo/Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo”.
Pochi minuti dopo la mezzanotte Ultimo ha presentato uno ad uno i suoi musicisti e ha ringraziato tutti. “Oggi ho fatto pace con tutto, grazie, siamo nella storia!”. Alle sue spalle degli spettacolari fuochi d’artificio hanno illuminato per alcuni minuti il cielo di Tor Vergata. Non sappiamo, dopo un concerto di queste dimensioni, quale possa essere la successiva sfida professionale di Ultimo (che non ha annunciato nuovi tour per il 2027). Una cosa è certa: la favola di Ultimo si è realizzata e adesso c’è da scrivere una nuova storia.

