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Per Bresh Genova è partenza e ritorno

Ieri sera il cantautore genovese è tornato a casa per la prima delle sue 4 date sold out al Porto Antico che raccoglieranno 20mila persone

  • Il2 Luglio 2026
Per Bresh Genova è partenza e ritorno

Bresh, foto di Stefano Seria

Se Ulisse torna a Itaca, Bresh (ri)parte dal Porto Antico di Genova per la prima delle quattro date nella sua città natale. E proprio in questa cornice, con la brezza del mare che si alza man mano che passano le ore, un galeone antico attraccato, il cielo che schiarisce dopo la pioggia e le navi da crociera che salpano dal porto, il cantautore genovese porta sul palco semplicemente se stesso. 

E non solo per il look confort con tuta, maglietta e cappellino. Ma soprattutto perché riesce a far scatenare i 5mila presenti nella location con brani (alcuni anche improvvisati) come Umore marea, Da Dio, Dai che fai e moltissimi altri ancora. Largo alla spontaneità, dunque, perché non mancano nemmeno successi degli anni tra il 2016 e il 2018 come Parà, No problem e Non ho eroi.

Genova protagonista

Veder suonare un artista nella propria città di provenienza trasmette nello spettatore una sensazione decisamente diversa: quella di un attaccamento viscerale alle proprie origini e al proprio percorso. E questo vale anche per il live di Bresh al Porto Antico di Genova, una location da dove si vedono scorci dei palazzi con l’intonaco staccato, persone che girano in costume da bagno e – ovviamente – la lanterna che guida i marinai di notte. La Superba – così come il mare – è da sempre una grande protagonista della poetica del cantante e pochi riescono a rendere immagini così vivide a partire dalle sensazioni che si provano toccando la superficie dell’acqua come fa Bresh. 

Disposte in giro per la location ci sono anche bandiere da pirata appese ai lampioni, così come vessilli della città stessa e diverse persone che indossano maglie del Genoa o sventolano in aria sciarpe della squadra calcistica del cuore. L’intro del concerto porta il pubblico tra le onde del mare di Itaca – o meglio del Mediterraneo – e, proprio come se fosse un canto delle sirene, gli spettatori rimangono con gli occhi fissi sul palco in attesa dell’entrata del loro beniamino. 

La band che abita il palcoscenico è molto corposa e si incastra nella maestosa scenografia che riproduce fedelmente un relitto con tanto di corde che si illuminano con giochi di luci studiati per ogni brano. Così, si perdono le differenze tra la nave del palco e quelle reali alle spalle delle impalcature. Non mancano fiati, percussioni, tastiere, coriste, bassi, batteria e chitarre. Oltre che ai fedeli compagni di viaggio di Bresh da una vita, ovvero Dibla e Shune

Bresh issa le vele al Porto Antico di Genova

Giocando in casa, canzoni in dialetto come Crêuza de mä (cover di Fabrizio De André) e Aia che tia, arricchiscono la setlist. Queste tracce hanno un altro sapore nella Genova di Bresh, tanto è vero che il pubblico – per la maggior parte ligure – conosce perfettamente il testo nonostante la provocazione dell’artista nel dire: «vediamo chi riesce a cantarla». Gli spettatori, infatti, sono una parte molto attiva dello show. I brani hanno un arrangiamento nuovo, più potente e grintoso – quasi più rockettaro per certi versi – e l’audio riempie la location in tutti i suoi punti.

A sorpresa poi si aggiungono alla scaletta brani come Hooligans, Gaston ed Erica insieme a Sayf, unico ospite della serata, e i due si esibiscono insieme sulle note di Parlar d’amore. Il live sembrerebbe terminare su Guasto d’amore – inno del Genoa – e la gente inizia ad avviarsi fuori dalla location. Ma proprio quando le casse sembravano spente, Bresh torna sul palco per un bis di Dai che fai. Impressionante vedere i presenti correre (letteralmente) di nuovo dentro alla venue per continuare a ballare su questa hit. «Sono vittima del vento di Kamala», canta Bresh nell’omonima canzone e, dopo il suo live al Porto Antico di Geova, forse, lo siamo stati un po’ tutti.

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