Venerus a Roma: quando la musica è abbraccio e cura
Il concerto all’Atlantico Live del cantautore milanese, che ha visto Gemitaiz come ospite in tre brani, ha confermato le sue qualità di performer tra pop psichedelico, urban e rap
Troppo spesso, ascoltando in streaming le nuove uscite discografiche del venerdì mattina, abbiamo l’impressione di aver sentito lo stesso brano più volte, con leggere variazioni sul tema e con ospiti diversi. Una sensazione corroborata dal fatto che, nel pop mainstream italiano, troviamo frequentemente gli stessi autori e gli stessi produttori.
Chi sfugge completamente a questo meccanismo del déjà vu è Venerus, milanese classe 1992. Un cantautore e un polistrumentista poliedrico, cosmopolita e raffinato, che è riuscito a guadagnarsi sul campo, grazie al folgorante album d’esordio Magica Musica del 2021, la libertà artistica di fare quello che vuole, infischiandosene dei trend oggi più in voga.
L’ennesima conferma del suo originale talento è l’ultimo lavoro Speriamo, pubblicato il 7 novembre 2025. Un disco più diretto e “pop” rispetto al precedente Il Segreto, pur mantenendo una forte identità artistica. L’album è un pastiche sonoro eterogeneo, che spazia tra pop psichedelico, elettronica, funk, jazz, R&B, hip hop e musica d’autore, con una forte impronta “arty”.
Il concerto di Venerus a Roma
In un’epoca in cui le canzoni sono troppo spesso create con gli stessi meccanismi industriali del fast food, i brani del nuovo album di Venerus sono piatti slow food cucinati con attenzione maniacale a ogni dettaglio. Il concerto di Venerus all’Atlantico Live di Roma di ieri sera (15 aprile), accompagnato dalla sua affiatatissima band, ha mostrato ancora una volta che, per il cantautore milanese, il live è – al tempo stesso – abbraccio e cura.
L’eterogeneo pubblico, con un’età prevalente tra i venti e i trent’anni, ha confermato la capacità di Venerus di saper parlare a più generazioni. Il palco, essenziale ed elegante, è parzialmente coperto da una tenda retata, su cui vengono proiettate immagini di abbracci e libertà. Un modo per creare una connessione emotiva tra il cantautore e il pubblico.
Le canzoni in scaletta
Il concerto di Venerus a Roma si apre con un monologo costruito intorno ad alcune domande esistenziali che funge da filo conduttore per l’intero show. Introduce un’intima versione voce e pianoforte di Impossibile (una delle canzoni più pop ed emozionanti di Speriamo).
La Moto è un brano cantautorale “storto”, ironico e spiazzante nel testo, pienamente nello stile Venerus. Si torna indietro di qualche anno con Dreamliner, uno dei primi singoli pubblicati dall’artista. Un pezzo electro pop rallentato e sensuale, dove la voce malinconica di Venerus si muove su un loop drum’n’bass evocativo.
Grande entusiasmo suscita nel pubblico Love Anthem No.1, una delle numerose gemme prodotte dall’accoppiata Venerus-Mace, tra hip hop e “Benson style”. Un inno alla spensieratezza, che esprime la sensazione di quando ti trovi bene con una persona e non ti importa più nulla del resto.
I ritmi urban spezzati di Namastè introducono la parte più rap del concerto di Venerus a Roma con l’ingresso di Gemitaiz. Il rapper snocciola barre con la consueta attitude nei fortunati brani Un Giorno Triste e Buyo (ennesima produzione magistrale di Mace).
I ritmi rallentano nella delicata Fantasia, un brano dal sapore folk che suona quasi come il manifesto programmatico della sua poetica. “Ho costruito il mio castello sopra lе nuvole / Ora non voglio aprire gli occhi, non voglio smettere / Ed ho sentito la mia voce cantare qualsiasi melodia / Ma nessuna è così dolce come la fantasia”, recita il testo.
Molto apprezzata l’intensa Senza Fiato, in cui l’artista milanese duetta con la talentuosa corista Raffaella Nicolazzo. Quest’ultima canta la parte di Joan Thiele nella versione in studio. Cool (che nell’album Speriamo vanta i featuring di Side Baby, Mahmood e Jake La Furia) è un pezzo lento, avvolgente ed evocativo. Contiene un richiamo all’attualità: “Questo è per chi è sempre a due centimetri da terra / Per chi, ‘Questa, di sicuro, non è la mia guerra’ / Io ci credo che la musica salverà il mondo / Se non finisce tutto quanto in un secondo”. Altro flashback con il cupo dittico Fulmini / Il Fu Venerus del 2019. Si torna poi al presente con l’accattivante Pensieri Parte 2 (Bellusco Blues), un pezzo cadenzato tra rap e Chicago blues.
Uno dei momenti migliori del concerto è La Chiave, tra le vette artistiche di Speriamo, che riflette la forza collettiva della band. In particolare, nell’ultimo ritornello, l’ingresso di tutto il gruppo (formato dal chitarrista/produttore Danny Bronzini, Danilo Mazzone alle tastiere, Andrea Colicchia al basso, Davide Savarese alla batteria e dal “dubmaster” Filippo Cimatti, con Raffaella Nicolazzo ai cori) restituisce l’energia pura della prima demo del brano, registrata nel loft bohémien dell’artista alla Bovisa.
Sola e Il Tuo Cane ci permettono di apprezzare tutto l’amore di Andrea per la musica suonata degli anni ’60 e ’70 dell’album Il Segreto. Quasi un inno alla libertà creativa, senza confini di genere. La sezione al pianoforte (Luci, Istruzioni, Ogni Pensiero Vola e Quello Che Resta) è uno dei momenti più intensi e coinvolgenti del concerto all’Atlantico Live.
Mentre Venerus suona al piano, proiezioni di corpi e presenze danzano attorno a lui, creando un effetto di straniamento molto suggestivo. Alla fine della splendida Sei Acqua, caratterizzata da una lunga coda strumentale beatlesiana, il cantautore si avvicina al pubblico per fare un breve discorso: «Io sono molto grato di avere amici a cui voglio tanto bene, sia qui sopra il palco che nel mondo della musica. Quelli che viviamo sono tempi molto difficili, per non dire che fanno proprio cagare. Quello che realmente importa è ascoltare le proprie sensazioni e fotterci di quello che ci dicono e che non ci rispecchia».
E ancora: «Dobbiamo fare tutto il possibile per stare vicino alle persone che ci fanno star bene, anche perché, da adesso in poi, sarà sempre più difficile. Non c’è più tempo farci trattare di merda e imporci cose che non ci piacciono. Questo discorso si applica anche alla musica, che è piena di gente che se ne approfitta di noi artisti. Se c’è una persona di questo mondo che per me c’è sempre, senza mai scuse, questa è Davide».
Entra di nuovo sul palco Gemitaiz, accolto dall’applauso fragoroso del pubblico romano, che abbraccia Venerus, per poi duettare con lui in Senza di Me. Ci avviamo verso la fine del concerto e la sensuale IoxTe spicca per la sua capacità di cambiare atmosfera all’interno del live: le note delicate da ballad si trasformano improvvisamente in sonorità elettroniche psichedeliche.
Finale tutto in crescendo, con la cassa dritta delle coinvolgenti Stazione Bovisa e Sesso, che trasformano l’Atlantico Live in una grande discoteca anni ‘90. Il finale dello show, all’insegna del singalong e delle luci dei cellulari, è affidato all’emozionante Tra le Tue Braccia, che nella versione in studio è cantata insieme a Cosmo.
In conclusione
Restano fuori dalla scaletta di Venerus a Roma due “classici” della sua produzione, come la deliziosa Felini e la hit Appartamento: peccato. Venerus, in due ore di show, ha lasciato molto spazio all’improvvisazione, grazie anche alla sua eccellente band: spesso la musica dal vivo regala le emozioni più forti quando è libera di prendere pieghe inaspettate.
Le canzoni vengono spesso destrutturate sul palco, diventando organismi vivi che respirano insieme al pubblico. Il concerto di Venerus è un invito a non consumare l’arte come un prodotto usa e getta, ma a fruirla come un viaggio condiviso, verso la riscoperta di sé e dell’altro.
