Interviste

Clipse, The Untouchables

A pochi mesi dal loro primo concerto a Milano, il 26 agosto al Circolo Magnolia, abbiamo raggiunto Pusha T e Malice per farci raccontare una delle reunion più attese dell'hip

Clipse, The Untouchables
Autore Greta Valicenti
  • IlMaggio 29, 2026

Per questa intervista, i Clipse si collegano direttamente da Virginia Beach, la loro base. Malice è in viaggio, mentre Pusha T si sta godendo il giorno del suo 49esimo compleanno in famiglia. «Sai, oggi siamo due uomini con prospettive diverse, responsabilità familiari, e un modo differente di trasmettere un messaggio e di intendere la creazione della musica», mi dice Pusha quando gli chiedo in che modo Let God Sort Em Out – il loro nuovo, monumentale album uscito lo scorso anno e che ha segnato ufficialmente il ritorno artistico dei due fratelli – rifletta chi sono oggi i Clipse. Vincere in questo gioco è ancora il motivo principale per partecipare – «non siamo qui per esistere e basta», afferma Malice -, ma in questa battaglia, le due leggende del gangsta rap sembrano aver trovato una nuova pace: quella di chi sa di essere intoccabile.

Nonostante infatti siano passati 16 anni da Til The Casket Drops, il loro ultimo album come duo, e il mercato sia cambiato radicalmente, Pusha T e Malice – che dopo un radicale cambio di vita per abbracciare la fede si è riavvicinato al rap senza aver perso un briciolo del suo smalto – non hanno ceduto di un millimetro sulla loro integrità, e – insieme a Pharrell, che ne ha curato interamente la produzione – hanno restituito ai loro fan un progetto solido e maturo, ma allo stesso tempo elettrizzante e ispirato, mosso dalla consapevolezza di essere i migliori del gioco e dalla costante voglia di dimostrarlo. Del resto, come mi raccontano i Clipse durante la nostra intervista, «quando torniamo in studio tutti insieme torniamo ad avere 19 anni. Cerchiamo sempre quelle sensazioni, quelle emozioni che ci davano le canzoni di allora e che ci facevano sentire in un certo modo».

A pochi mesi dal loro primo concerto a Milano, previsto per il 26 agosto al Circolo Magnolia – che assicurano sarà «energico, d’impatto e provocatorio» – con Samara Cyn in apertura, abbiamo raggiunto Pusha T e Malice per parlare con loro di competizione, libertà di espressione nel rap e di come si è concretizzata una delle reunion più attese dell’hip hop globale.

L’intervista ai Clipse

Ad agosto sarete a Milano per la prima volta.
Pusha T: Proprio perché non siamo mai stati qui come Clipse siamo molto emozionati di esibirci a Milano. Penso che sarà incredibile e che ci divertiremo davvero tantissimo. Non vedo l’ora di vedere come reagiranno i fan di Milano ai Clipse, sto vedendo tantissimi messaggi di ragazzi italiani su Instagram ed è fantastico. Siamo davvero entusiasti, non vediamo l’ora. So che sarà davvero fantastico. L’Italia ha un’energia diversa da qualsiasi altro posto. 

Cosa vi piace di più?
Pusha T: L’architettura, il cibo, i paesaggi… Ogni volta che siamo stati in Italia, tutto sembrava così ricco di cultura e di storia. È difficile persino spiegarlo. 

Siete stati i primi rapper di sempre a esibirsi in Vaticano: che emozioni avete provato nel portare una canzone così importante per voi come The Birds Don’t Sing in un luogo del genere?
Malice: Considerando il contenuto e il significato del brano, penso non potesse esserci luogo più appropriato. Trovarci in un contesto così profondamente religioso, per un evento di portata globale, è stato davvero emozionante. E poi è stato molto coerente con chi erano i nostri genitori. Non credo avremmo mai potuto pianificare qualcosa del genere. Onorarli in questo modo è stato perfetto.

Dal 2019 avete pubblicato alcuni brani insieme, tra cui I Pray For You in It’s Almost Dry, ma cosa vi ha fatto capire che era il momento giusto per lavorare a un intero album dei Clipse?
Malice: Non credo ci siamo mai detti direttamente che fosse il momento di tornare insieme. Penso piuttosto che tutti i pezzi si siano incastrati perfettamente: lavorare su Jesus Is King o I Know Nigo è stato come seguire delle piccole briciole di pane che mi riportavano al rap dopo che mi ero allontanato perché avevo convinzioni molto forti riguardo alla direzione della mia vita. La musica si è dimostrata forte quanto lo era fino al 2009 con Til The Casket Drops e la risposta dei fan è stata incredibile. Dunque sentivamo di poterlo fare: tornare insieme, tornare a lavorare con Pharrell. Non abbiamo mai ceduto sulla nostra integrità e la vita e le esperienze ci hanno dato così tante lezioni che abbiamo sentito il bisogno di condividere tutto questo con i nostri fan.

Si smette mai di sentire il peso delle aspettative?
Malice: Quando setti l’asticella così in alto, è impossibile non sentirle. Il nostro catalogo come Clipse è molto forte, e i nostri fan avevano le stesse aspettative di grandezza. Chi ci conosce sa che tutto ciò che facciamo è meticoloso e mai lasciato al caso. Siamo molto seri riguardo al rap: non facciamo musica usa e getta. C’è sempre tanta cura, e penso che i fan siano stati abituati ad aspettarsi questo da noi, indipendentemente da quanto lungo sia stato il periodo di pausa.

Pusha T: Credo che questo dica molto anche dei nostri fan. Sono rimasti con noi durante tutta la nostra pausa, e aspettare così tanto tempo per poi esserci ancora, quando tutto era finalmente pronto… Voglio dire, i fan normalmente non fanno una cosa del genere. Noi sentiamo di aver soddisfatto le loro aspettative, e loro hanno soddisfatto le nostre semplicemente essendo lì e accogliendoci in quel modo.

E invece come vivete oggi la competizione?
Malice: Quella fame non se ne va mai. Io e Pusha lo diciamo sempre: non vogliamo stare nel gioco solo per esistere, vogliamo vincere, ed è questo che mantiene la grandezza e un alto livello artistico. Devi competere, evolverti, capire contro chi stai gareggiando e trovare il tuo modo di distinguerti in questa scena.

Pusha, in POV dici: “My reinvention, I know you’re thinking how it’s fair”. Quindi devo chiedertelo: qual è il segreto per reinventarsi continuamente dopo tutti questi anni?
(Ride, ndr) Non lo dirò mai! Non voglio che lo faccia anche qualcun altro. Posso solo dire questo: restate competitivi.

Prima avete nominato Pharrell: in un’intervista ha dichiarato che il filo conduttore della vostra nuova musica sia l’emozione, sia nella produzione che nei testi. Siete d’accordo?
Malice: Sì, assolutamente. Penso che ciò che abbiamo portato sul tavolo sia soprattutto la nostra crescita nella musica, continuando a spingerci sempre oltre. Pharrell nella produzione ha portato la stessa emozione di sempre, è stato un abbinamento perfetto. La cosa più bella è che l’ha fatto senza mai semplificare la musica. Credo che il punto forte di Let God Sort Em Out sia proprio questo: non la volontà di ricreare il passato, ma di raccontare chi siamo oggi.

E chi sono oggi i Clipse?
Pusha T: due uomini con prospettive diverse, responsabilità familiari, e un modo differente di trasmettere un messaggio e di intendere la creazione della musica. Nei primi album era tutto vero, ma molto più spensierato. Oggi l’intenzione è molto più presente.

Spiegatemi meglio.
Malice: Direi che questo album rappresenta fedelmente ciò che secondo noi il rap dovrebbe essere quando sei un vero artista, sincero con te stesso. Pusha è sempre rimasto presente e attuale, tutti hanno visto la sua crescita, ma tornare dopo 16 anni da dove i Clipse si erano fermati credo abbia chiuso definitivamente le porte all’ageismo. E penso che noi lo abbiamo fatto bene, semplicemente essendo autentici.

Malice, in un’intervista hai detto che Internet ha permesso a chiunque di definirsi rapper, aprendo la porta alla pigrizia. In questo senso Let God Sort Them Out è una forma di resistenza?
Malice: Non voglio oppormi a ciò che succede nell’hip hop o dire cosa dovrebbe o non dovrebbe essere. Sono semplicemente molto grato per ciò che siamo: quell’integrità, quella sincerità e quella verità ci rendono diversi da tutto il resto. E questa è una differenza di cui sono orgoglioso. 

Mentre lavoravate all’album avete mai avuto la sensazione di stare creando qualcosa di davvero importante per voi e per la vostra carriera?
Pusha T: Ho sempre avuto fiducia nella musica e nelle nostre capacità. Essendo chi siamo, sento che abbiamo sicuramente qualcosa da offrire. Qualcosa che non è superficiale o fuori moda, ma siamo semplicemente noi stessi.

Avete scoperto o riscoperto qualcosa l’uno dell’altro?
Malice: Niente che non sapessi già di mio fratello. Quello che continua a sorprendermi è che non sia mai diventato cinico lungo il percorso. Anzi, il suo entusiasmo attuale ha aiutato anche me a essere entusiasta. Non stavo tornando da un Pusha T scarico: c’erano ancora hype ed energia. Mi ricorda quando parlavamo di rap agli inizi, di chi pensavamo fosse forte, di chi ci faceva ridere, di chi non ci convinceva. La sua energia mi riporta alla freschezza dell’hip hop degli inizi. Ed è ancora lì. È stato un grande stimolo morale per tutto il processo.

E per te, Pusha?
Direi che non è successo nulla che non mi aspettassi. Già dal 2019, con i featuring fatti prima di Let God Sort Em Out, sapevo che sarebbe rientrato nel gioco con naturalezza e che il pubblico lo avrebbe accolto a braccia aperte. E gli elogi ricevuti, soprattutto a livello lirico, le classifiche dei migliori rapper, i discorsi sulle migliori strofe dell’anno… tutto era assolutamente meritato.

Com’è stato tornare a lavorare con Pharrell?
Pusha T: Incredibile. Glielo dicevo proprio l’altro giorno: quando torniamo in studio tutti insieme torniamo ad avere 19 anni. Affrontiamo tutto con quell’energia e quel livello di entusiasmo. Cerchiamo sempre quelle sensazioni, quelle emozioni che ci davano le canzoni di allora e che ci facevano sentire in un certo modo. Questa per noi è una cosa imprescindibile: la musica che facciamo deve farci sentire esattamente come ci facevano sentire i grandi che amavamo.

Il percorso per arrivare a Let God Sort Em Out non è stato semplice: avete deciso infatti di lasciare Def Jam e pubblicare il disco con Roc Nation perché l’etichetta vi aveva chiesto di rimuovere la strofa di Kendrick Lamar da Chains & Whips. Pensate che oggi nel rap sia ancora possibile dire tutto?
Malice: Io credo di sì, ma credo anche che abbiamo visto come, nel momento in cui dici ciò che vuoi, entrino in gioco le politiche dell’industria. Le grandi multinazionali e le etichette discografiche esercitano i propri interessi e dimostrano che non è solo un gioco dove ognuno pubblica la propria musica e vince il migliore. Ci sono molte cose dietro le quinte che intervengono. Quindi sì, puoi dire quello che vuoi, ma il modo in cui la musica viaggia e le persone che controllano quel percorso possono comunque intervenire. Ed è questo che non ci piace vedere.

Pusha T: Sostengo assolutamente la libertà di parola e di espressione, ma devi essere consapevole che pagherai sempre e comunque le conseguenze di ciò che scegli di dire, qualunque cosa sia.

Come descrivereste il vostro show in tre parole a qualcuno che non vi ha mai visti dal vivo?
Pusha T: Direi alta energia, storytelling e barre.

Malice: Concordo. Sarà energico, d’impatto e provocatorio.

Il giorno prima del vostro concerto anche Tyler, The Creator si esibirà a Milano. Possiamo aspettarci qualcosa?
Malice: Chi può dirlo… Nel caso resterà una sorpresa… 

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