Interviste

A Frega Festival c’è posto per tutti, per davvero

Arriva la seconda edizione del festival che ha fatto della piena accessibilità una mission, nella speranza di ispirare un cambiamento più generale. Ne abbiamo parlato con gli organizzatori

  • Il21 Luglio 2026
A Frega Festival c’è posto per tutti, per davvero

Foto di Matacito

Si dice spesso che quello del clubbing sia un mondo inclusivo, e storicamente è vero che community marginalizzate per motivi sociali, etnici o di orientamento sessuale hanno trovato sul dancefloor uno spazio d’espressione altrove precluso. Ma per le persone con disabilità club e festival sono, nella maggior parte dei casi, ancora semplicemente impraticabili: un’esclusione di fatto. Il tema dell’accessibilità di questi eventi diventa allora centrale, ed è per questo che Frega Festival ne ha fatto una vera e propria mission.

Il festival è nato da Frega Project, realtà fondata dai DJ Gabriele Capponi, Pre Silent e Mattia Koväl per promuovere l’inclusione di persone con disabilità nel mondo della musica elettronica, sotto l’insegna del loro concept di “Dance Floor Sensibile”.

Il fiore all’occhiello del progetto è Frega Festival: nato l’anno scorso, nel 2026 torna con la sua seconda edizione il 29 agosto presso l’iconico Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma, già location di altri eventi di qualità come LOST Festival. Oltre dodici ore non stop con una lineup di DJ con disabilità e non, fra cui spicca l’headliner Nina Kraviz.

Attenzione però a considerarlo una sorta di ghetto autoimposto: Frega Festival è uno spazio che vuole accogliere tutti. E che forse, in tema di accessibilità, può insegnare qualche best practice a livello nazionale. Ne abbiamo parlato con gli organizzatori.

Frega Festival 2026 - intervista - foto di KEYI Magazine - 2
Foto di KEYI Magazine

Ci fate un bilancio della prima edizione di Frega Festival? Cosa avete imparato da quell’esperienza e quali aspetti state affinando?

Pre Silent
: La prima edizione ci ha dato una conferma importante: è possibile costruire un festival di musica elettronica di alto livello senza rinunciare alla nostra identità sociale. Abbiamo capito che esiste una community pronta a sostenere un progetto che mette al centro la qualità artistica e, allo stesso tempo, l’accessibilità. Il risultato di cui andiamo più orgogliosi, però, non è stato il numero di partecipanti, ma aver visto persone con esperienze, esigenze e caratteristiche molto diverse vivere lo stesso spazio sentendosi finalmente rappresentate. Per noi questa è la vera idea di inclusione: non creare eventi separati, ma progettare luoghi in cui tutti possano condividere la stessa esperienza.

Quest’anno abbiamo potuto lavorare con maggiore anticipo e affinare molti aspetti. Abbiamo costruito una lineup che riflette pienamente il percorso di Frega Festival, migliorato la gestione degli spazi, ampliato l’offerta food e investito in un nuovo progetto luci insieme a Relight per rendere il percorso all’interno del labirinto ancora più immersivo.

Sul fronte dell’accessibilità abbiamo fatto un passo avanti. Abbiamo aumentato il numero di parcheggi riservati, con un’accoglienza affidata a personale e volontari appositamente formati, ampliato le aree dedicate, aumentato il numero di servizi igienici accessibili e creato resting spaces, spazi pensati per decomprimere o riposare quando necessario. Abbiamo introdotto navette gratuite, hotel convenzionati e servizi dedicati per facilitare la partecipazione di persone con esigenze specifiche, perché crediamo che l’accessibilità non inizi davanti al palco ma dal momento in cui una persona decide di partecipare.

Infine abbiamo scelto di eliminare il palco, portando gli artisti allo stesso livello del pubblico. Non è solo una scelta logistica o estetica ma il modo più concreto per raccontare la nostra idea di festival: abbattere le barriere e ricordare che la musica elettronica nasce come esperienza condivisa.

Frega Festival 2026 vanta una headliner d’eccezione, Nina Kraviz. Come l’avete coinvolta? In che modo ha “sposato” la vostra mission?

Mattia Koväl: È emozionante pensare che artisti di questo livello scelgano di sostenere un progetto come il nostro. La nostra priorità non è mai stata quella di avere un grande headliner fine a se stesso. Cerchiamo artisti che condividano la nostra visione e che abbiano una sensibilità verso il contesto in cui vengono invitati a suonare.

Il supporto di Nina è stato per noi importante perché va oltre la sua presenza in lineup: rappresenta un segnale forte, dal punto di vista sia culturale che sociale. Allo stesso modo, tutti gli artisti coinvolti hanno accolto la nostra visione fin dal primo momento. Alarico, Philippa Pacho, LPV e Rorschack hanno dimostrato grande disponibilità e sensibilità nei confronti del progetto.

Frega Festival 2026 - intervista - foto di KEYI Magazine - 4
Foto di KEYI Magazine

Spostando lo sguardo più in generale su Frega Project e Dance Floor Sensibile, in che modo si sta evolvendo il progetto?

Pre Silent: L’anno scorso Dance Floor Sensibile era soprattutto un manifesto. Oggi stiamo cercando di trasformarlo in un modello concreto e replicabile. Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a portare questa visione anche fuori dall’Italia, attraverso Noise Orchestra, il progetto che curo personalmente a Londra. Un percorso iniziato nel 2024, quando abbiamo presentato per la prima volta il manifesto all’interno del FOLD, uno dei club più iconici della scena europea. Da allora abbiamo continuato a confrontarci con artisti, promoter e club, dimostrando che accessibilità e cultura underground non sono due mondi separati, ma possono crescere insieme.

Quali sono le esperienze di musicoterapia che avete fatto nell’ultimo anno?

Gabriele Capponi: Negli ultimi mesi abbiamo inserito la musicoterapia all’interno di un percorso più ampio, affiancandola alle altre attività di Frega Project. Quello che ci interessa è utilizzare la musica come linguaggio, non soltanto come performance. Attraverso il ritmo, l’ascolto e la sperimentazione abbiamo visto ragazzi acquisire maggiore sicurezza, migliorare le proprie capacità relazionali e trovare uno spazio in cui esprimersi liberamente.

Il riscontro è stato così positivo che quest’anno abbiamo deciso di ampliare ulteriormente il progetto, coinvolgendo anche adolescenti provenienti da contesti di fragilità economica, familiare e sociale. Ci siamo resi conto che il bisogno di luoghi in cui sentirsi accolti e valorizzati va ben oltre il mondo della disabilità.

Questo percorso ci ha portato naturalmente a dialogare anche con il mondo delle neuroscienze. Da questa collaborazione nasce The Mind Performing, una performance sviluppata insieme alle neuroscienziate Ottavia Ollari e Laura Porta che presenteremo al Frega Festival. Per noi rappresenta un’evoluzione naturale del percorso che stiamo portando avanti: continuare a esplorare il rapporto tra musica e percezione, aprendo un dialogo tra arte, neuroscienze e accessibilità.

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Foto di KEYI Magazine

La vostra expertise in tema di accessibilità si traduce anche in consulenze che date ad altri festival e club?

Gabriele Capponi: Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a collaborare con alcune realtà che hanno scelto di mettersi in discussione sul tema dell’accessibilità. Uno degli esempi più recenti è la collaborazione con Closer Milano. I club che ospitano i loro eventi, Masada e Amelia, erano già in gran parte accessibili. Le criticità emerse sono state affrontate con grande disponibilità e spirito di collaborazione.

Il nostro lavoro non consiste nel distribuire patenti di accessibilità ma nell’accompagnare festival e club in un percorso di progettazione più consapevole. Ogni spazio ha caratteristiche diverse e ogni intervento richiede soluzioni specifiche. L’obiettivo non è raggiungere una perfezione irrealistica ma fare in modo che sempre più persone possano vivere la stessa esperienza nelle migliori condizioni possibili.

Che sviluppi futuri vi immaginate per Frega Festival?

Mattia Koväl: Ci piacerebbe che diventasse un punto di riferimento europeo per il modo in cui accoglie le persone, progetta gli spazi e mette in relazione mondi diversi. Parallelamente continueremo a investire nelle attività di Frega Project, perché il festival esiste anche per renderle possibili. Oggi è giusto che la scena si interroghi sulla rappresentanza nelle lineup. Ma raramente ci chiediamo quante persone con disabilità abbiano la possibilità di arrivare su quei palchi.

Ci piacerebbe contribuire alla crescita di una nuova generazione di artisti, con e senza disabilità, affinché possano essere riconosciuti per la loro sensibilità, la loro ricerca e la loro qualità artistica, contribuendo ad abbattere quei pregiudizi e quegli stereotipi che ancora oggi rischiano di limitarne le opportunità.

Vorremmo che l’accessibilità diventasse un elemento naturale della progettazione culturale, così come lo sono la qualità del suono, le luci o la sicurezza. Se Frega Festival riuscirà a contribuire, anche solo in parte, a questo cambiamento, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.

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