Ele A vuole essere tutto ciò che gli altri non vogliono sia
In “26”, il nuovo EP della rapper svizzera, la sua parte più vera e fragile deflagra senza protezioni
Ele A
La prima volta che Ele A mi ha parlato di 26, il suo nuovo EP uscito oggi, era un pomeriggio di maggio. Dopo esserci scambiate opinioni sui nostri tattoo – gattini e Mac Miller – Eleonora mi ha raccontato di quanto la stesse gasando Terrified., l’ultimo album di fakemink, e di come aver scoperto che il 26 giugno fosse proprio un venerdì le fosse sembrato una sorta di allineamento di qualche pianeta. “Mentre ero in tour ho fatto questo EP che si chiama 26 e esce il 26/6/2026, assurdo”. E premendo play su 26, viene quasi da sorridere pensando che l’unica cosa perfetta di un progetto che fa dell’imperfezione, dell’essere volutamente transitorio e istantaneo e dell’istinto i propri punti di forza sia proprio il caso, così ineccepibile da sembrare una formula matematica.
La sensazione ascoltando nelle cuffiette – rigorosamente col filo e comprate al negozio cinese sotto casa – questi 18 minuti, infatti, è che Ele A non sia mai stata così libera: dagli schemi, da ciò che la discografica vorrebbe con l’arrivo dei mesi più caldi, dalle aspettative che sulle spalle delle ragazze pesano sempre un po’ di più, da chi la vorrebbe vedere picchiare in modo tecnico e serrato sul boom bap per avvalorare la tesi che solo così puoi essere una rapper credibile, dallo sguardo degli altri e forse anche un po’ da se stessa.
In “26” la parte più vera di Ele A deflagra senza protezioni
Se già con Pixel la percezione era che Ele A stesse man mano lasciando andare un po’ di quella compostezza svizzera che impone riserbo e occupare il proprio spazio con discrezione, in 26 la sua parte più vera e fragile deflagra senza protezioni e senza paura di essere anche distruttiva come i beat plasmati da Disse e ispirati proprio a quella scena sotterranea con cui quella sera raccontava di essere in fissa non per moda, ma per urgenza.
Nelle sette tracce di 26, infatti, non ci sono l’adrenalina e gli eccessi del momento in cui si scende dal palco, quello in cui tutti ti fanno sentire una Star e in cui senti di poter conquistare il mondo, ma la vulnerabilità dei lunghi viaggi passati a scrivere e delle notti lontana da casa, quando le luci si spengono, quel mondo un po’ ti trema sotto i piedi e la mente porta a chiedersi se sia la nostalgia che la pervade a non averle ancora fatto scrivere un banger, quanto a volte sia difficile chiedere aiuto anche quando ci accorgiamo del nostro dolore e se, alla fine, ad essere triste sia il mondo o siamo proprio noi. Chissà se Eleonora ha trovato delle risposte, ma di sicuro una certezza 26 ce la dà: più qualcuno le dirà come deve essere, più Ele A non lo sarà mai. Per fortuna.

