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“Back to Black”: nel film su Amy Winehouse c’è più musica che storia

Abbiamo visto in anteprima il biopic sulla cantante scomparsa nel 2011. Notevole la performance attoriale di Marisa Abela, meno riuscita la narrazione complessiva

Autore Federico Durante
  • Il12 Aprile 2024
“Back to Black”: nel film su Amy Winehouse c’è più musica che storia

© Universal Pictures

Complice senz’altro il mito dell’artista morta giovane e l’ingresso nel “Club 27” ormai tredici anni fa, il film sulla vita di Amy Winehouse, Back to Black, è uno dei biopic più attesi della stagione. Il lungometraggio diretto da Sam Taylor-Johnson con protagonista Marisa Abela arriverà nei cinema italiani il 18 aprile, distribuito da Focus Features.

Il film

Il film Back to Black racconta la vicenda umana e artistica di Amy Winehouse (interpretata da Marisa Abela) dalle umili origini al successo globale, fino alla morte prematura a soli 27 anni.

Di famiglia ebrea del nord di Londra, una giovane Amy si trova nel mezzo della separazione di papà Mitch (Eddie Marsan) e mamma Janis (Juliet Cowan). Amy stinge un legame indissolubile con sua nonna Cynthia (Lesley Manville), che è tutto ciò che Amy desidera essere: affascinante, bellissima e con un passato selvaggio pieno di romanticismo e jazz.

Inizia a scrivere canzoni armata di chitarra acustica nella sua cameretta. Ottiene un seguito a livello locale e poi un contratto discografico, con la pubblicazione del suo album d’esordio Frank. Il disco ottiene un buon successo, arrivando alla tredicesima posizione della classifica britannica. Ma lei rimane con i piedi per terra, trascorrendo gran parte del suo tempo a giocare a biliardo al pub.

È lì che conosce Blake Fielder-Civil (Jack O’Connell). L’attrazione è immediata e, nonostante Blake abbia già una fidanzata, i due iniziano una storia d’amore fatta di tira e molla. Il consumo di droghe pensanti da parte di Amy comincia proprio dopo un allontanamento di lui. Lei rifiuta di andare in un centro di riabilitazione e vola a New York per realizzare il suo secondo album Back to Black. Intanto la nonna Cynthia muore di cancro ai polmoni.

Con Back to Black la carriera di Amy Winehouse esplode e lei diventa una star globale. Torna insieme a Blake e insieme fuggono a Miami, dove si sposano in segreto. Il suo status di icona fa sì che sia costantemente perseguitata dai paparazzi, che la seguono in ogni spostamento.

La relazione tra Amy e Blake diventa di nuovo tossica, e i due litigano violentemente per le strade di Londra. Blake finisce in prigione per aver aggredito il direttore di un pub. Mentre è in carcere, Blake sta lontano dalle droghe e, rendendosi conto della tossicità della relazione con Amy, chiede il divorzio. Lei accetta di andare in clinica, pronta a voltare pagina. Ma una ricaduta nella dipendenza la porterà via prematuramente nel 2011.

Le dichiarazioni della regista

«Volevo fare un film dalla prospettiva di Amy, attraverso i suoi occhi», ha spiegato la regista Sam Taylor-Johnson. «L’unico posto in cui risiede la sua verità è nei testi delle sue canzoni. Ho deciso di raccontare la sua storia attraverso le sue parole, tratte dai brani che ha scritto e che lasciano trapelare la sua anima. Cantava del suo amore, del suo dolore e della sua delusione infondendo profonde emozioni e spesso un umorismo tagliente».

E ancora: «Il battito del cuore di Amy, più forte ad ogni strazio e presente in ogni canzone, è un’esternazione devozionale della sua storia d’amore con Blake. Sì, questa è una storia d’amore raccontata con la sua voce, le sue parole e la sua prospettiva. Lei vede solo il bene, perché l’amore è cieco».

Back to Black - film biopic Amy Winehouse - locandina
La locandina del film Back to Black sulla vita di Amy Winehouse

Le musiche

Poiché il film Back to Black doveva essere raccontato utilizzando brani chiave di Amy Winehouse, fin dall’inizio si è avvalso della collaborazione di Universal Music e Sony Music, così come dell’assistenza del produttore Giles Martin e della presenza della band originale di Amy sono stati fondamentali.

Il bassista Davis e il cantante Ade Omotayo sono stati coinvolti come consulenti musicali e hanno registrato nuovamente tutti i brani utilizzati nel film presso gli iconici Abbey Road Studios di Martin, dove Amy fece la sua ultima registrazione con il suo idolo Tony Bennett.

Giles Martin ha lavorato a stretto contatto con Abela per ricreare il sound e le sfumature della vocalità di Amy Winehouse. «Amy aveva una voce insostituibile. Il compito di Marisa è stato quello di trasportare le canzoni, l’emozione e il sentimento di Amy in quel momento. So che avremo raggiunto i nostri obiettivi quando la gente stenterà a credere che sia Marisa a cantare». Back to Black è il secondo film a cui ha lavorato il produttore, Rocketman su Elton John.

Nel film sono ricreate diverse performance dal vivo, tra cui quella di Glastonbury 2008 e la sua apparizione da remoto ai Grammy dello stesso anno, quando vinse il premio “Record of the Year” per Rehab. La band che ha suonato ai Grammy è la stessa che ha suonato sul set del film, anche se i membri sono stati sostituiti da comparse più giovani per l’ovvia differenza di età rispetto ad allora.

Il sottofondo musicale del film è opera di Nick Cave e Warren Ellis. Racconta Martin: «Sam voleva un suono molto particolare per la musica di sottofondo, che riuscisse a spezzare il cuore senza essere triste, senza indulgere troppo alle lacrime».

Back to Black - film biopic Amy Winehouse - 3 - © 2024 Focus Features, LLC. All Rights Reserved
© 2024 Focus Features, LLC. All Rights Reserved

La recensione

Nel complesso Back to Black non regge il confronto – ammesso che fosse nelle intenzioni della produzione – con i grandi biopic musicali degli ultimi anni, a partire da Rocketman e Bohemian Rhapsody.

Il film si fa guardare con piacere, anche troppo: c’è molta leggerezza, quasi superficialità nella narrazione dei passaggi chiave della vita di Amy Winehouse da aspirante artista alla sua fine prematura.

Questo non vuol dire che manchino aspetti di assoluta qualità. A partire dall’eccezionale performance – attoriale e soprattutto vocale – di Marisa Abela, che interpreta Amy. Abela interpreta in modo convincente la personalità viscerale di Winehouse, capace di altissimi slanci passionali e profonde crisi di rabbia in egual misura, sfoggiando anche un impeccabile accento cockney che farebbe la gioia di un linguista (a proposito: si consigliano i sottotitoli per la visione in lingua originale – lo slang è spesso incomprensibile per chi non è nato nella Greater London).

Soprattutto, come fa notare anche Giles Martin, Marisa Abela si contraddistingue per una vocalità che lascia senza fiato. Poteva essere il punto debole del progetto, invece ne è il fiore all’occhiello. Le parti cantate e musicali di Back to Black sono l’elemento più godibile del film, praticamente all’altezza dell’originale.

Tuttavia un film del genere non si basa unicamente sulle canzoni, altrimenti sarebbe un musical (Dio ce ne scampi). Una buona narrazione della storia che si intende raccontare è un aspetto chiave per la riuscita di un biopic musicale. E purtroppo la qualità della sceneggiatura non è pari a quella del lavoro fatto sulla parte musicale.

Anche senza scendere nell’analisi delle scelte di regia in senso stretto, per essere un film che dura due ore piene, Back to Black riesce a raccontare sorprendentemente poco. Ripercorre sì i punti focali dell’ultima decina di anni della vita di Amy (la passione totalizzante per la musica jazz, il contratto discografico e il primo disco, la relazione tossica con Blake, l’abuso di droghe, il successo planetario), ma questi sembrano come “epifanie” slegate una dall’altra, senza forti nessi di causalità.

Nel film, Amy appare un personaggio in balia degli eventi, come se successi e cadute fossero fatti che le cascano addosso anziché essere determinati da circostanze e premesse precise. Il passaggio dai live nei piccoli pub al contratto con Island Records sembra la cosa più naturale, rapida e ovvia del mondo. La tossicodipendenza arriva da un momento all’altro come se si trattasse di un’influenza. E così via.

Insomma, Back to Black dimostra che una buona musica non basta a fare un buon biopic. Nemmeno se si tratta di una delle più grandi leggende del 21° secolo. O forse proprio per quello.

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