Charli xcx: ispirata, dunque viva
“Music, Fashion, Film” non è un album rock nè un disco con un immaginario definito come “Brat”. Charli si libera di gabbie e si basa solo su una regola: l’ispirazione
No One Lasts Forever, nemmeno Brat. È il mantra che ripete John Carpenter nella traccia conclusiva di Music, Fashion, Film e che completa la parabola artistica di Charli xcx di questi ultimi tre anni. Il regista statunitense, unico featuring del disco, nel breve monologo che accompagna il film diretto dalla cantautrice inglese proiettato nei cinema di tutto il mondo per far ascoltare in anteprima il nuovo album, ci ricorda per l’ennesima volta come la caducità sia una cosa che riguarda l’uomo, ma non la sua arte. Ogni opera vive di vita propria non appena l’artista smette di metterci mano e la dà in pasto al proprio pubblico. La stessa cosa che ha fatto Charli xcx nella primavera del 2024. Brat però è diventato qualcosa di più. Un album che ha colorato di quel caratteristico verde, non solo la sua musica, ma anche la sua persona.
Proprio Persona, oltre che il titolo di uno degli undici brani del disco, è uno dei termini più utilizzati da Charli nelle ultime interviste. E dopo un primo ascolto, la prima impressione è che l’artista si sia voluta riappropriare del suo io. Una libertà che, sembra paradossale, le era stata tolta proprio dal suo disco più dissoluto, sia in termini stilistici che personali. Per riacquistarla ha traslato quell’istinto brat sul piano dell’ispirazione, lasciandosi trascinare da tutto ciò che l’ha sempre affascinata e definita: la musica, la moda e il cinema.
C’è un brano specifico con cui Charli xcx allarga le sbarre della gabbia (dorata) ed è Wink Wink. «People can change» e «I’m not a bad girl anymore» canta mentre basso, chitarra, batteria e sintetizzatori si completano a vicenda nel crescendo del ritornello. Ed è per brani come questo, o anche Camera o I’m Afraid, che Music, Fashion, Film assume un significato che non può prescindere dal suo predecessore verde. I due dischi si alimentano e arricchiscono a vicenda.

Rock a la PC Music
Dire però che Music, Fashion, Film non sarebbe potuto esistere senza Brat forse è un po’ eccessivo: se a livello di testi e tematiche è di fatto una risposta, sul piano musicale è più un aggiornamento delle origini di Charli xcx. La scelta di tornare a lavorare con gli amici stretti A.G. Cook (a lui è dedicata Magic Metal Montana) e Finn Keane porta con sé un’inevitabile eredità sonora che rimanda direttamente alla PC Music. Lo si è percepito fin dal primo assaggio Rock Music e quella voce distorta ed elettrizzata nel ritornello. «Questo album è un’ode al processo creativo. […] Alla gioia di divertirsi nello scavare nelle profondità della creatività con i miei migliori amici» ha spiegato la cantante.
L’espressione originale «digging within the depths of creativity» rende esattamente lo scenario nel quale è nato il disco. Charli si è lasciata andare completamente, senza più preoccuparsi di mantenere gli standard e le “sembianze” di un personaggio che ormai il pubblico associa alla sua figura. L’unica traccia di Brat la si nota nei pezzi che strizzano maggiormente l’occhio al mondo della moda come Card Declined, seppur dominata dalla chitarra distorta. Ambientata tra i negozi di Parigi, racconta di come lo shopping sia una delle numerose maschere.
Un tema quest’ultimo che cambia aspetto, ma rimane sullo sfondo, nella già citata I’m Afraid, probabilmente il pezzo più personale mai scritto dalla cantante. È anche il brano più rock, inteso nel senso più classico del termine e del genere: con una band che suona alle spalle e lei frontwoman come si vede nel film. Il sound sfocia quasi nel grunge e farà felice chi aveva preso alla lettera le dichiarazioni dell’artista inglese. Music, Fashion, Film non però è un album rock, pur prendendone liberamente spunto.

Art is the only way
C’è poi il discorso dell’arte che è quello che riassume tutto il senso del nuovo disco. Non è tanto la sperimentazione sonora, quella era molto più evidente e interessante nella colonna sonora di Wuthering Heights. Anzi, nel pop-rock di 2007 Charli sembra fare pace con la se stessa degli anni Dieci. E lo fa parlando però del presente e di come oggi, per essere una popstar e costruirsi una “persona”, bastino cinquanta secondi su TikTok e un algoritmo che ti indirizzi nella maniera giusta.
Sembra raccontare la contemporaneità in modo apocalittico pure SS26. La ballad, tra un alternative rock anni ‘90 e un pop anni ‘10, offre un quadro pessimistico sullo stato dell’arte: «Nothing’s gonna save us, not music, fashion or film». Un singolo che può essere letto non solo come una critica alla commercializzazione della musica, ma anche come una richiesta di leggerezza. Perché quando ha scritto Brat, Charli non aveva la più pallida idea che quell’aggettivo addosso a Kamala Harris l’avrebbe anche codificato in termini politici. Ma, con buona pace dell’artista britannica, vale il discorso di Carpenter. Puoi anche essere ligio all’arte per l’arte, ma una volta che diventa patrimonio di tutti, non sei più tu a controllarne il tragitto.
Questo, in realtà, Charli xcx dimostra di averlo accettato a pieno in Camera, un altro dei momenti più maturi di Music, Fashion, Film. Mettersi davanti a una cinepresa o a un microfono è come essere difronte alla canna di una pistola. Puoi essere chi vuoi e contemporaneamente sei anche la tua versione più vulnerabile e interpretabile. «I’m always cravin’ an experience that feels dangerous /And maybe this is it, maybe it’s what I need / ‘Cause it’s the only way to feel like I’m not actually me» canta sul finale.
Charli xcx non ha distrutto Brat, l’ha archiviato come fa un regista con il film precedente o uno stilista con la collezione della stagione passata. Perché l’alternativa era ritrovarsi come Vincent Cassel che torna a (s)vestire i panni di Vinz. L’effetto di quella smorfia e di quella pistola mimata è pura nostalgia svuotata del suo significato più profondo. Per cui, se anche Music, Fashion, Film non avrà lo stesso impatto del predecessore o la stessa capacità di dare vita a un immaginario, è pur sempre figlio di ispirazione e non di un desiderio opportunistico di indossare di nuovo una maschera. Ispirata, dunque viva.

