Concerti eccezionali tra mare e pineta: questo è La Prima Estate Festival
Da Nick Cave ai Gorillaz, da Richard Ashcroft a Jack White: nomi pazzeschi uniti a un’atmosfera rilassata. Un appuntamento che registra 65mila presenze totali
Gorillaz, foto di Fabio Paleari
In Italia, la scelta di unire i festival musicali a luoghi mozzafiato è sicuramente vincente. Ce ne sono veramente per tutti i gusti: sui laghi in cima alle montagne, sulle isole in mezzo al mare, di fianco a reperti archeologici puri o di archeologia industriale. La Versilia, come tutti sanno, da 4 anni a questa parte ne ha uno che ha una line-up davvero senza paragoni: La Prima Estate Festival. Questa quinta edizione ha registrato oltre 65mila presenze in totale: 18mila il primo weekend e 47mila il secondo, con una percentuale del 10 per cento dall’estero.
Da Nick Cave ai Gorillaz a La Prima Estate festival
Certo, poi dipende dai gusti, perché chi preferisce la musica techno o l’hip hop italiano deve raggiungere altre mete. Però di fronte a un cartellone dove compaiono, concentrati in 2 weekend, i nomi di Jack White, Richard Ashcroft, Nick Cave e i Gorillaz c’è ben poco da dire. E, ovviamente anche qui, con tutto il beneficio del luogo. Il mare non si vede al Parco Bussola Domani di Lido di Camaiore ma si sente, si respira. Sullo sfondo della scenografia naturale, dove un tempo si esibirono anche Frank Zappa e Mina, ci sono i pini marittimi e le Alpi Apuane. C’è la classica brezza di mare serale che rende accettabile le temperature di questo fine giugno torrido in tutta Italia. Per arrivarci, se si percorre il lungomare, ci sono le fila di stabilimenti balneari con le loro insegne dal sapore decisamente vintage.

“La Prima Estate. Più che un festival. Una vacanza”: in effetti è davvero così. Ma senza dimenticare il concetto di festival. Perché il calendario è costruito con senso. E poi prima dei concerti ci sono anche i momenti di chiacchiera e approfondimento curati da Massimo Coppola con il suo format Hangover.
La Prima Estate Festival, per stare bene ascoltando grande musica
“La Prima Estate sta davvero prendendo il posto del mitico Arezzo Wave”, scrivono in un commento su Instagram a un nostro post. Considerando l’amore da cui era circondato l’Arezzo Wave è un gran complimento, considerando i tempi lontani e anche un’organizzazione molto punk concessa allora. Quella de La Prima Estate Festival, dopo l’anno scorso con la defezione dell’ultimo di Grace Jones e quella annunciata di Kings of Leon che avevano portato un po’ di malumori, pare essere filata liscia senza problemi. Per chi acquista l’ingresso Garden (a circa 40 euro in più rispetto al prezzo del biglietto), ci sono un sacco di agevolazioni: il potere star davanti al palco (in una zona frontale ci può comunque andare chi ha il biglietto standard arrivando presto) senza calca, andare in bar e bagni riservati.
Ma ciò che conta davvero, appunto, è la ricerca degli artisti coinvolti. Che non si concentra solo su gli headliner e i grandi nomi che funzionano oggi. Noi abbiamo assistito a due serate, quella di venerdì 26 con Nick Cave e The Bad Seeds e quella di venerdì 27 con i Gorillaz.

Il secondo weekend de La Prima Estate
Il live di Nick Cave e i potenti The Bad Seeds è preceduto da quello di due altri personaggi con la P maiuscola, gli Sleaford Mods. Duo di Nottingham, nato in questa formazione nel 2012, dall’attitude decisamente punk e dal flow serratissimo. Decisamente sboccati e anti-sistema, si sanno conquistare alla perfezione il pubblico de La Prima Estate festival che balla, come il musicista Andrew Fearn, sulle basi elettroniche sincopate.

Prima di loro c’era stata Sara Parigi, selezionata grazie al concorso Next Stage insieme al Detune Milano, il talentuoso irlandese Dove Ellis e una delle cantanti islandesi più famose al mondo, Emiliana Torrini. È proprio con Emiliana e con il suo compagno, con i quali facciamo il viaggio di ritorno in van, che cerco di riassumere il live pazzesco di Nick Cave. “Incredibile”, “cinematografico, da Tarantino a David Linch”, “una coltellata al petto”. Comunque sempre, senza calare mai un secondo, “glamourous”, aggiunge lei. Che non è l’unica artista a essere rimasta particolarmente colpita dall’esibizione. Anche Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista è frastornata dalle emozioni di questi concerti.
Il concerto di Nick Cave, potente e intenso
Tornando a Nick Cave occorre fare una doverosa premessa: non lo avevo mai visto live. E dopo il concerto de La Prima Estate mi chiedo come sia possibile. Almeno due volte per contrattempi, ma è una cosa abbastanza inaccettabile per chi fa questo mestiere. Anche perché chiunque l’abbia visto mi ha sempre detto che è un concerto incredibile. Ma io non lo avevo capito così bene, finché non me lo sono trovata davanti. Tanto più che chi invece l’ha visto almeno altre sei volte, conferma che su quel palco era particolarmente a suo agio.
Cave è probabilmente l’artista che più vive con visceralità il concetto di musica. E riesce davvero a trascinare dentro questo gorgo di emozioni, dalle più dolorose alle più eccitanti, tutti gli spettatori.
Ad aiutare questa unione perfetta tra lui e il suo pubblico, venerdì sera, ci sono stati diversi elementi. Il primo sicuramente è stato il palco, da dove l’artista australiano riesce a scendere in mezzo al pubblico, a buttarcisi in mezzo, anzi. Per cercare un contatto con gli occhi ravvicinato. Ma anche fisico, per farsi toccare o per lanciare ai fan le magliette dove si è asciugato il sudore della fronte.
Fondamentale per lui quel filo che lo lega ai suoi spettatori. Da anni porta avanti The Red Hand Files, la newsletter dove risponde a domande molto intime e personali che chiunque può fargli e infatti ai lati del palco sugli schermi un qr code rimanda lì.

Nick Cave e il rapporto con il pubblico
Cave entra in scena già dal primo istante con un’energia travolgente, che lascia tutti storditi. Get Ready For Love, non è solo il titolo del primo pezzo, ma un’esortazione per tutti. A scandire il ritmo profondo è Colin Greenwood, bassista dei Radiohead, insieme alla band per tutto questo tour europeo. Con lui ci sono gli storici compagni dei Bad Seeds, dove si distingue sempre Warren Ellis, per aspetto e temperamento. Ma sono tutti eccezionali ed elegantissimi, “glamorous” come li ha definiti la Torrini. Pronti ad accompagnare lo spettatore in questo viaggio di oltre due ore e mezzo dove si balla ma soprattutto ci si commuove profondamente. Senza staccare gli occhi dall’artista che più di ogni altro viene descritto come il vate o il sacerdote. Anche Nick Cave è commosso verso la fine del live. Vuoi per il caldo, vuoi per l’affetto del pubblico continua a dire “Oh fucking Italy”, ma con profondo affetto paterno.
Il live dei Gorillaz è un viaggio nel mondo
Prima del live dei Gorillaz sul palco salgono Bhadmari (sempre per il concorso con Detune Milano), Don West, Nation of Language e i Wolf Alice. La scenografia della band di Albarn e del fumettista Jamie Hellwett richiede più tempo per essere ultimata perché vengono montati degli schermi aggiuntivi. Del resto le avventure di Noodle (la cantante e chitarrista dei Gorillaz, alter ego di Damon Albarn) devono essere seguite al meglio e da tutti. Sono 25 anni che il gruppo è diventato famoso grazie a Clint Eastwood, il pezzo iconico della band che naturalmente chiude e suggella il concerto. 25 anni che continua ad essere influente nonostante fosse nato come il side project di Albarn rispetto ai Blur. Ma questa sera alla Prima Estate non ci sono soltanto le persone che erano già nate da un pezzo nel 2001 per poterlo apprezzare. C’erano anche ragazzini e tantissimi bambini con le cuffione per attenuare i suoni.

Il modo di salire e stare sul palco di Albarn è completamente diverso da quello di Cave. Lo è sempre stato. Per quanto possa essere coinvolto avrà sempre un’aria ironica distaccata, ma questo non significa che non ci metta tutto se stesso. Anche se dopo poche tracce dall’inizio saluta Lucca, suscitando un po’ di risate sottotraccia. E dopo poco decide proprio di chiedere scusa, raccontando un episodio capitatogli al Saturday Nigh Live quando il conduttore lo presentò a Paul Simon col nome sbagliato.
I Gorillaz e i loro ospiti
Il concerto parte con The Mountain, il pezzo che dà il titolo all’ultimo album: un viaggio in India, sia fisico che musicale, per affrontare il dolore della perdita del padre. E sul palco si sentono tutti i riferimenti ai mondi musicali amati da Albarn, dai suoni, agli ospiti alle immagini. Compare anche in diversi video quella di Asha Bhosle, amata cantante indiana che, prima di morire, aveva collaborato in The Shadowy Light. Oppure quella di Omar Souleiman che ha collaborato in Damascus, un altro omaggio alla Siria. Ottime le tracce con Mos Def che ora si fa chiamare Yasiin Bey, Stylo e Damascus appunto. Un meraviglioso tuffo nel passato On Melancholy Hill, Rhinestone Eyes, Feel Good Inc.
Alla fine, quando Damon Albarn intona le due note iniziali e subito riconoscibili di Clint Eastwood con la melodica e canta il classico “Uh uh uh” la gente si contiene a fatica. Quando canta le parole iniziali del testo I ain’t happy, ci tiene a sottolinearlo con il dito che fa segno di no. Chissà se a dire che c’è poco di cui essere allegri oggi, o solo perché quello era il significato del testo.
Le particolarità de La Prima Estate
Questo è l’assaggio di La Prima Estate che abbiamo visto. Un festival, giunto alla quinta edizione, che ha caratteristiche forti (e che lo distinguono sia a livello nazionale che internazionale), molto legate all’essere in Italia. Perché la Prima Estate festival non diventi un Primavera. Che ad avere tanti palchi e tantissimi artisti ci pensano già a Barcellona, e va bene così. Rimanga un gioiello dove tutti gli artisti possono avere lo spazio che meritano.

