Fabri Fibra ci ha insegnato che non per tutti la famiglia è tutto, e va bene così
In Nuova Scena Dissing, Fabri Fibra, Guè, Geolier e Rose Villain si sono confrontati sul tema della famiglia come supporto ma anche ostacolo
Foto di Mattia Guolo
Come sarà capitato a molti, qualche giorno fa, scrollando sui social, mi sono imbattuta nello scambio tra Fabri Fibra e Geolier a Nuova Scena Dissing, il format che anticipa l’uscita della terza stagione del rap show di Netflix Italia. Seduti ai lati opposti del tavolo, il rapper di Senigallia e il collega partenopeo — affiancati rispettivamente da Guè e Rose Villain — si confrontano sul tema della famiglia. Le posizioni emergono subito con chiarezza: se per Geolier la famiglia di sangue è un dono di Dio, l’ex Club Dogo dichiara immediatamente di non crederci. Un’affermazione forte in un Paese in cui, almeno per una parte della popolazione e per lungo tempo, la famiglia è stata uno dei valori fondativi insieme a Dio e alla Patria.
Geolier: «La tua famiglia ti ha ostacolato? Sono problemi tuoi»
Il dibattito procede senza particolari attriti fino a quando, verso la fine del videopodcast, accade qualcosa che fa emergere una frattura più profonda che apre delle ferite ancora aperte. Parlando dell’importanza di celebrare i propri successi, Fabri Fibra spiega di non avere alcuna intenzione di festeggiare con chi lo ha sempre ostacolato. Geolier gli chiede allora se si riferisca alla sua famiglia e, ricevuta una risposta affermativa, replica con un gelido: «Sono problemi tuoi». Al di là della dinamica social, per cui più un contenuto è controverso e più genera attenzione, quell’uscita infelice apre a una riflessione più ampia. Quanto è difficile, per chi è cresciuto in un contesto di amore e sostegno, in cui la famiglia è un valore assoluto, comprendere che non tutti abbiano vissuto la stessa esperienza?
In un mondo che ci insegna fin da piccoli che la famiglia è il luogo sicuro a cui tutto si perdona, quello che ti amerà comunque e sempre, Fabri Fibra negli anni ci ha mostrato che non esiste un’unica esperienza possibile, che la vita non coincide sempre con i modelli morali e culturali che considerano i legami di sangue sacri e indissolubili, che attraversare determinate situazioni non è una colpa, ma una condizione che può capitare in sorte; e che, a volte, l’unico modo per salvarsi finché si è in tempo è emanciparsi – «prenderne atto e andare avanti», come lui stesso spiega a Geolier – anche quando questo significa ferire qualcuno o addirittura se stessi.
Fabri Fibra ci ricorda che anche i pensieri inconfessabili esistono
Soprattutto, però, Fibra ci ha insegnato che certi pensieri — per quanto considerati inconfessabili o riprovevoli — esistono. Per chi non ha trovato nella famiglia di sangue la forma più alta di amore, sentire Fibra dire di guardare gli altri e percepirli lontani chiedendosi se anche a casa loro volassero i divani (Applausi per Fibra), ricordare le violenze fisiche ma soprattutto mentali perpetrate da sua madre (Ringrazio), confessare di sognare morto il padre (Mio padre) e ammettere di essersi sentito odiato in casa propria (Nessun Aiuto), non significa confrontarsi con qualcosa di scabroso o incomprensibile. Significa, piuttosto, trovare finalmente una voce capace di dare forma a ciò che spesso resta indicibile. Perché ciò che a qualcuno può sembrare un’eccezione, per moltissimi altri è semplicemente la norma.
E forse è proprio questo il punto che sfugge quando si liquidano certe esperienze con un «sono problemi tuoi»: non tutti ricevono lo stesso amore e non tutte le famiglie sono un rifugio come ci ripetono sin da bambini. Riconoscerlo non significa sminuire chi ha avuto la fortuna di crescere in un ambiente sano e affettuoso, ma accettare che esistano storie diverse dalla propria, e che anche quelle meritino di essere ascoltate, accolte e raccontate. Esattamente come Fibra ha fatto e continua a fare come nessun altro.

