Jovanotti si conferma imperatore del groove al Circo Massimo
La prima delle due serate conclusive del Jova Summer Party 2026 è stata una grande festa in musica per i 50mila spettatori, con ospite Alfa in “Buon Vento”
Jovanotti
Nel brano Abbasso i lenti del lontano 1991, contenuto nell’album Una tribù che balla, Jovanotti cantava: «A settembre compio 25 anni/Nel 2000 sarò grande, avrò 34 anni/Certe volte mi domando come cacchio sarò!/E se avrò ancora la carica pazzesca che ho». A giudicare dal trascinante concerto al Circo Massimo di ieri sera (stasera si replica con la seconda data romana del Jova Summer Party), in cui Jovanotti ha cantato e ballato per quasi tre ore consecutive, la risposta non può che essere affermativa. Il Jova Summer Party 2026 non è una semplice tournée, ma il culmine simbolico di una parabola artistica che vede Lorenzo Cherubini approdare alla soglia dei sessant’anni (li compirà il 27 settembre) con la consapevolezza di un veterano e lo sguardo del fanciullino pascoliano.
Lorenzo è stato ed è ancora un dj, prima di dischi, oggi di emozioni. La trasversalità del pubblico dei suoi tour è il diretto riflesso della sua eclettismo musicale: dai brani più dance che pompano bassi e casse elettroniche tipicamente EDM alle romantiche ballad, dalle sonorità latinoamericane ai ritmi sincopati dell’hip hop e del reggaeton, dal funky alla James Brown fino all’electropop anni Ottanta. I suoi concerti, e in particolare questo Jova Summer Party, sono una grande festa collettiva in cui, per una sera, si mettono da parte le preoccupazioni quotidiane.
Al Circo Massimo tutto il mondo di Jovanotti
Appena si varca l’ingresso del Circo Massimo, fin dal pomeriggio, ci si immerge completamente nel mondo policromo, hippy, ecumenico e gioioso di Lorenzo, in cui le sigle dei cartoni animati si alternano con naturalezza a riflessioni filosofiche e sociali. La forza dei concerti di Jovanotti è soprattutto nel repertorio che, per quantità e qualità, ha davvero pochi rivali in Italia. Anche chi non è un suo fan di stretta osservanza non può rimanere indifferente di fronte a 50mila persone che cantano, ballano e si emozionano per quasi tre ore, senza mai un calo di tensione per tutto il concerto. In realtà, più che di concerto, sarebbe corretto parlare di concerti, visto che Lorenzo è salito con la sua band per due brevi set nel pomeriggio e ha duettato in un brano con quasi tutti gli artisti ospiti della giornata: Mobrici, Cor Veleno, Frankie Hi NRG, Benny Benassi.
Prima del live serale al Circo Massimo, Jovanotti ha incontrato brevemente la stampa per un saluto e per raccontare le sue emozioni prima di una data così importante: «Roma è la mia infanzia, è la mia adolescenza. La mia Roma è soprattutto quella degli anni Settanta e Ottanta, una città molto sicura nella quale io vagavo senza pericoli: per me la zona intorno San Pietro, dove lavorava il mio babbo, era una sorta di parco giochi. Da quando ho 20 anni sono tornato a Roma solo per brevi periodi, quindi oggi non posso dire di conoscerla bene».
I 60 anni e il docufilm Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti
All’inevitabile domanda su come si sente ad avere quasi 60 anni, Lorenzo ha detto: «I 60 anni? Non ci penso proprio. Non ho mai festeggiato perché di mestiere faccio le feste da quando ho 16 anni e quindi il mio compleanno l’ho sempre ignorato. Mi ricordavo solo di chiamare il mio babbo, perché il suo compleanno era il giorno dopo e quindi univamo i due compleanni. Forse era l’unica volta in cui si andava a mangiare fuori in famiglia». Jovanotti ha inoltre confessato di sentirsi più emotivamente legato alle ballad rispetto ai brani funky: «Sento che le canzoni romantiche sono quelle che hanno la vita più lunga, probabilmente perché è un sentimento che, grazie al cielo, continua ad avere un suo spazio. Se mi dai una chitarra e mi chiedi di cantarti una canzone tua, io ti canto Bella».
L’artista di Cortona ha confessato di avere «zero progetti futuri, ma mi piace questa sensazione. Non vuol dire che mi ritiro, anzi! Però al momento non ho nessuna idea, davvero, nessuna scadenza programmata».
A novembre uscirà nei cinema il docufilm Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti di Dario Zonta e Carlo Zoratti, ma Jova ha sottolineato di non aver partecipato direttamente al processo creativo: «Per la prima volta nella mia vita non ho avuto il controllo. Anzi, è proprio una richiesta che ho fatto ai due registi. Mi hanno seguito per sette anni e io gli ho detto: “Vorrei non vedervi mai. lo faccio tutto rivolto al futuro, quindi, se vogliamo fare un documentario sulla mia storia, fatelo voi. Io vi do tutto il materiale”. Siamo stati fortunati perché abbiamo ritrovato uno scatolone di Super 8 che aveva fatto mio padre e quindi abbiamo trovato tantissima roba».
L’inizio dello show
Il tempo di cambiarsi e Lorenzo è tornato poco dopo sul palco per il concerto serale vero e proprio delle ore 21. La metafora centrale dell’Arca di Loré, introdotta da un cortometraggio in AI proiettato su un immenso videowall da 538 metri quadrati, trasforma il concetto di catastrofe in un’opportunità di salvezza. In un’epoca ormai quasi anestetizzata alle tante tragedie che l’attraversano, l’immagine della barchetta di carta non è solo un richiamo all’infanzia, ma una dichiarazione di fragilità eletta a forza motrice: un’imbarcazione leggera, capace di navigare l’ignoto.
Nei concerti degli artisti con diversi lustri sulle spalle, spesso i nuovi brani sono vissuti dal pubblico quasi come una formalità necessaria per arrivare finalmente ai grandi classici del passato. Non è stato così per l’esibizione di ieri di Jovanotti al Circo Massimo, dove i nuovi brani degli album più recenti, come Shiva Jam, Lo scimpanzé, Oceanica e So solo che la vita, sono stati già metabolizzati e imparati a memoria dai fan, amalgamandosi alla perfezione con gli evergreen. Jovanotti ha fatto dell’eclettismo e dell’energia i topoi della sua carriera, un vitalismo che ha sempre attraversato e guidato la sua discografia per 40 anni.
Per questo i momenti di maggiore coinvolgimento del concerto di Jovanotti al Circo Massimo sono stati i brani funk-rap (Una tribù che balla / Oh, vita! / Muoviti muoviti / (Tanto)³/Gimme five), l’EDM de L’estate addosso e Ti porto via con me, la world music de L’ombelico del mondo e il soul/funky trascinante di Penso positivo. Seguiamo da anni Lorenzo dal vivo e mai come adesso la band è al centro del concerto dello show. Tutti gli strumenti vengono suonati dal vivo, senza preset, dando vita a un “wall of sound” di grande impatto, che tanto sarebbe piaciuto al controverso produttore Phil Spector.
Al Circo Massimo nuovi arrangiamenti
Il basso tridimensionale di Saturnino, da 36 anni al fianco di Lorenzo, ha trovato un perfetto complemento della sei corde virtuosa e ricca di sfumature di Adriano Viterbini, uno dei migliori chitarristi italiani, mentre i fiati (con le talentuose Sophia Tomelleri al sax e Camilla Rolando alla tromba) sono guidati sempre con gusto dal trombonista jazz Gianluca Petrella. L’ingegnere del suono è sempre il fidato Pino “Pinaxa” Pischetola, che riesce a creare un sound corposo e pulito anche in una struttura non semplice da gestire come il Circo Massimo.
Un altro aspetto che ci ha colpito, del concerto di ieri sera a Roma, sono i nuovi arrangiamenti di brani storici come L’ombelico del mondo in chiave salsa e Muoviti Muoviti, che viene interpolata con Gasolina e Soul Makossa. La metamorfosi, il non-finito è il segreto del suo repertorio live, che si rinnova a ogni esibizione grazie alle doti tecniche della sua straordinaria band. Le canzoni di Jovanotti non sono mai oggetti fissi e uguali a se stessi ma, come creature vive, nascono, si sviluppano e cambiano nel tempo, fino ad assumere sembianze del tutto nuove.
Sul palco del Circo Massimo con Jovanotti anche Alfa
Non poteva mancare, in un concerto così importante, un ospite speciale e Alfa è stato scelto da Lorenzo perché «in lui ho visto la mia stessa fame degli esordi». I due artisti hanno eseguito il loro successo Buon vento, il cui ritornello è stato cantato da tutti i 50mila spettatori del Circo Massimo, in un momento di grande intensità emotiva. Lorenzo ha voluto ricordare Emma Bonino, morta l’altro giorno a 78 anni, mostrando un suo filmato in cui parlava di libera responsabilità, accolto da un lungo applauso degli spettatori. Jovanotti si diverte per tutto il concerto a montare e smontare i suoi brani, facendoli dialogare con altri evergreen.
Estate addosso si trasforma in Italiano vero di Toto Cutugno, Baciami ancora scivola dolcemente in Sapore di sale di Gino Paoli. Lorenzo rende omaggio alla sua Roma cantando La società dei magnaccioni e introduce con uno stornello improvvisato Ragazzo fortunato, uno dei suoi brani più coinvolgenti e liberatori. Ricorda i suoi esordi come dj nella storica discoteca Veleno di Via Sardegna, a due passi dalla dolce vita di Via Veneto, cantando alla chitarra l’inno dei nottambuli Gente della notte, di cui sono memorabili i versi finali: «Mi chiamo Jovanotti e faccio il dj/Non vado mai a dormire prima delle 6».
Il finale con “A te”
Lo spettacolo si è concluso con un vero e proprio crescendo emotivo, con una dopo l’altra Ciao mamma, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Gli immortali, L’ombelico del mondo, Ragazzo Fortunato e, dulcis in fundo, la romantica A te, accompagnata da migliaia di torce dei telefonini. «Grazie di cuore, questa è una festa che ci legherà per sempre», ha dichiarato Lorenzo prima del bis. «Vi auguro le cose che si augurano agli amici del cuore: salute, lavoro, prosperità, buone compagnie, bei pensieri, allegria. Ma soprattutto vi auguro la pace, che non è mai una cosa statica, ma qualcosa che dobbiamo rinnovare sempre e che nutre la nostra speranza».
Nessuno, come Jovanotti, è in grado di far allentare i freni inibitori del pubblico per trascinarlo insieme in una danza scatenata, liberatoria e quasi ancestrale. La magia dei suoi concerti, veri e propri riti collettivi che richiamano persone di tutte le età, si è ripetuta anche ieri al Circo Massimo, dove Lorenzo si è confermato l’imperatore del groove e delle feste in musica. Gli spettatori sono usciti lentamente dall’antico circo romano madidi di sudore, ma con un grande sorriso stampato sul volto e l’impressione di essere stati, più che a un concerto, a una festa piena di amici.

