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Pogo rivoluzionario e unione: la prima notte italiana dei KNEECAP

Il trio hip hop del Nord dell’Irlanda ha reso il pubblico del Circolo Magnolia di Milano una parte attiva dello show: politici, schierati e maledettamente divertenti

  • Il16 Giugno 2026
Pogo rivoluzionario e unione: la prima notte italiana dei KNEECAP

Kneecap

Nei giorni precedenti, ma anche nel quarto d’ora di camminata dall’aeroporto di Linate al Circolo Magnolia, c’era un pensiero fisso che mi ronzava in testa. Un dubbio che assumeva a mano a mano i connotati di un cattivo presentimento. Come Milano, o più in generale il pubblico italiano, reagirà a un live dei KNEECAP? Non è un discorso di conoscenza o preparazione – scoprire gli artisti dal vivo, e magari innamorarsene pure, è una delle esperienze migliori in assoluto – quanto più il timore che venisse meno un po’ l’anima dei loro show nei quali gli spettatori hanno un ruolo chiave, quasi pari a quello delle canzoni. Il sospetto che la curiosità potesse in qualche modo rendere un loro concerto più piatto era – mea culpa – un sospetto latente poi rivelatosi sbagliato. 

Merito di Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí, merito della loro attitudine sul palco, dei loro brani e della voglia degli spettatori di essere partecipi di una “rivolta comunitaria”. Era la prima di quattro date nel nostro Paese per il trio del Nord dell’Irlanda e non era assolutamente scontato che ci fossero così tanti fan super esperti. D’altronde, la band ha raggiunto l’exploit mondiale con le vicende di cronaca/giudiziarie e con un film, prima ancora che con la musica. Perlomeno per quanto riguarda il mondo al di fuori dell’Irlanda e del Regno Unito. Tuttavia, mai farsi ingannare da pregiudizi o retropensieri. Anzi, meglio lasciarsi cullare dalle apparenze piuttosto. Come le innumerevoli t-shirt dei Fontaines D.C., anche quelle non proprio economiche con le fattezze di una maglia da calcio. Il gruppo per molti, compreso il sottoscritto, è stato il lasciapassare per il mondo dei KNEECAP.  

La “colpa” ovviamente è del featuring con Grian Chatten, Better Way To Live. Lanciato come singolo di lancio del loro primo album con Heavenly Records del 2024 FINE ART, è uno dei loro pezzi migliori. Ieri sera se lo sono giocati intelligentemente a inizio concerto, per scaldare i presenti e renderli subito ancora più coinvolti dopo Smugglers & Scholars e Carnival. Quest’ultimo è uno dei brani simbolo di FENIAN perché connesso ancora di più al loro presente e al loro impegno politico, oltre che per la produzione tribale di Dan Carey. Dal vivo ha il merito di far smuovere per la prima volta il pubblico. 

La lingua 

Uno dei caratteri distintivi dei KNEECAP, quello che forse li rende davvero hip hop, è il rapporto simbiotico che hanno con il gaelico irlandese. Come avviene nel K-pop – no, non sono impazzito, Mo Chara mi fece questo paragone nella prima intervista alla band due anni fa – l’utilizzo del linguaggio autoctono, proprio l’atto in sé, è importante quasi quanto il significato delle parole. La magia che avviene con il trio irlandese è il trasporto che quei termini incomprensibili, combinati all’inglese, generano in chi ascolta. E poi, se voleste imparare i fondamentali, c’è sempre Gael Phonics che, un po’ a sorpresa, è inserita nella setlist.  

La connessione, in fin dei conti, sono bravissimi a crearla Mo Chara, Móglaí Bap (qui la nostra intervista) e DJ Próvaí, come quando hanno spiegato il claim irlandese tiocfaidh ár lá (il nostro giorno arriverà) prima di far scatenare tutto il Magnolia con una delle loro primissime canzoni Get Your Brits Out. Uno degli aspetti più sorprendenti, che ha smentito in toto il mio retropensiero iniziale, è stato ascoltare tra il pubblico delle strofe cantate per intero. Il tutto ovviamente, tra un pogo e l’altro. Perché se anche ci sono volute quattro canzoni per il primo mosh pit, complice anche una scaletta in crescendo, poi non ci si è più fermati se non per riprendere fiato.  

Una performance politica 

Un concerto dei KNEECAP però non può essere ridotto al divertimento. Oppure al coinvolgimento che genera e che assomiglia, non solo per alcune strumentali, a quello di un rave party. La storia di un pezzo come Parful, in effetti, parla proprio di questo. Sì, ci sono dei veri e propri momenti in cui i due rapper rifiatano, lasciando il trono da protagonista a DJ Próvaí, durante i quali il pubblico è chiamato semplicemente a ballare. Un ballo che diventa una protesta contro le ingiustizie del mondo: colonialismo, occupazione, ovviamente la Palestina (sempre al centro dei loro pensieri e ledwall), autodeterminazione e libertà.

Il live di ieri sera la band l’ha dedicato a Violet Gibson che, nel 1926, partì da Dublino per tentare di uccidere Mussolini. FINE ART, FENIAN e LIARS TALE sono stati il trittico che dal vivo ha reso meglio il sentimento comune. Un desiderio di partecipazione e condivisione che si consuma tra ritmo, sudore e un dolce retrogusto di speranza che contrasta con la ruvidezza dei suoni.

Se di performance in senso stretto bisogna parlare, non c’è partita. Mo Chara, Móglaí BapPer Mo Chara e Móglaí Bap il rap non è uno strumento soltanto. Lo vivono e lo “praticano” benissimo. Un loro live è un live nel vero senso della parola. Non c’è traccia di playback o di basi che li aiutino nelle doppie. Una pratica sempre più diffusa nel mondo dei live hip hop (salvo pochi mostri sacri, tra cui Kendrick Lamar o Tyler, The Creator) e che sta rendendo sempre più evidente nel caso di alcuni artisti l’abisso tra lo studio e il palco. I KNEECAP non hanno questo problema, rappano tutto. L’energica e trascinante I bhFiacha Linne, ma anche Cold at the Top e An Ra avranno fatto ricredere anche i più scettici. In particolare coloro che li associavano solo a un fenomeno mediatico.

Peccato non avere avuto in scaletta i due pezzi più intimi e Cocaine Hill e soprattutto Irish Goodbye. Forse, quello personale, è l’unico loro lato che dal vivo emerge meno, a differenza di quello più schierato e cazzone. Il concerto si è chiuso con THE RECAP che, durante il loro primo tour mondiale, apriva il concerto e che ha preso l’ultimo posto in setlist di H.O.O.D, tuttora il loro cavallo di battaglia e pezzo di maggiore successo. La carica è la stessa ed è un segno che, a distanza di qualche anno, stanno dando seguito alle buone sensazioni. FENIAN è stata la risposta e il riassunto a un periodo travagliato e carico di aspettative. Il prossimo disco dovrà essere quello della conferma definitiva ma, per ora, chissenfrega. È tempo di prendere parte al loro pogo rivoluzionario.

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