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Come nella colonna sonora de “L’Odissea” Ludwig Göransson ha ridato nuova vita agli strumenti del passato

Lira, aulos e bronzo: le musiche del compositore svedese per il kolossal di Christopher Nolan sono un tentativo (riuscito) di traghettare anche il tempo

  • Il28 Luglio 2026
Come nella colonna sonora de “L’Odissea” Ludwig Göransson ha ridato nuova vita agli strumenti del passato

Le colonne sonore possono “lavorare” in due modi. Possono creare un contrasto netto con il film, enfatizzare il loro essere una componente extra-diegetica e per questo risultare come un piano di lettura ulteriore dell’opera. L’alternativa, forse quella più comune, è l’esatto opposto. Creare un tappeto che favorisca ancora di più l’immedesimazione nel contesto del film o della serie. Ludwig Göransson ci ha abituato negli anni a entrambi gli approcci, non con il sodalizio con Christopher Nolan, ma anche collaborando con altri registi come Ryan Coogler. La colonna sonora de L’Odissea, kolossal già campione d’incassi in queste prime due settimane, a posteriori sembra un ulteriore avanzamento nella sua filosofia musicale. 

«Amo scrivere colonne sonore per i film perché tutto quello che faccio è sempre diverso» ha raccontato in una recente video intervista il compositore svedese. Nel caso dell’ultimo lavoro con Nolan, sebbene l’idea di radicalizzare l’utilizzo di certi strumenti e l’adozione di determinati suoni sia partita dal regista, è qualcosa che Ludwig, in maniera differente aveva già fatto. Paragone da prendere con le dovute pinze, dato il contesto, è Sinners. Nel film del 2025 (record di sedici candidature agli ultimi Oscar) la musica aveva un ruolo centrale. Göransson si è riappropriato delle proprie radici blues e rock – prima ancora di essere un direttore d’orchestra e un compositore, è un chitarrista – e ha accompagnato Coogler in Mississippi, durante la ricerca delle location per le riprese. Ha voluto visitare il club di Indianola dove si è esibito B. B King.  

Insomma, ha compiuto uno studio approfondito per poter scrivere delle musiche che contenessero il carattere quasi esoterico di certi luoghi della “musica del diavolo”. Ironia della sorte, il destino lo ha messo poi di fronte allo stesso “problema” con il nuovo film di Christopher Nolan con un’unica differenza: i riferimenti erano totalmente estranei e lontani nel tempo. 

I suoni del passato 

«Sapevo che per creare questo mondo, dovevo anche uscire dalla mia zona di comfort. Dovevo trovare suoni con cui non avevo mai lavorato prima» ha svelato Ludwig. Il processo è stato più che altro filologico sotto ogni punto di vista. I due strumenti fondamentali da cui è ripartita l’operazione di ricostruzione storica sono la lira e gli aulos. Ithaca, in questo senso è il pezzo che meglio testimonia questa cosa.  Se sulla prima il lavoro si è concentrato nel riuscire a recuperare dalle fonti storiche il modo corretto in cui venisse suonata la versione greca dello strumento, come spiegato dalla musicista Rosa Fragorapti che ha preso parte alle registrazioni, sui flauti è stato ancora più complesso. 

Strumento a fiato ad ancia doppia, come l’oboe, «per mille anni è stato lo strumento più popolare, la vera rock star dell’epoca». Come ha spiegato Callum Armstrong, un altro dei musicisti coinvolti nella colonna sonora, la missione più difficile è stata ricostruire e capire come funzionasse la parte superiore dello strumento. Proprio quella da cui entra il fiato di chi lo suona. La funzione degli aulos è indispensabile anche perché sono principalmente essi, ad eccezione di rari casi in cui quel ruolo è assunto dalla lira (vedi Chasing the Escaping Sun), che contribuiscono a creare la sottile linea melodica.  

Sebbene si possa avere l’illusione che in alcune sezioni ci siano degli archi, non è stata sfruttato nessuno strumento “tradizionale” che non fosse in qualche modo almeno plausibilmente esistente nell’era del bronzo. Proprio il bronzo è l’altro elemento caratteristico di una colonna sonora che gioca con i segnali e l’incedere del racconto. «Ho iniziato a sperimentare con molte altre cose, colpendo muri, ringhiere e qualsiasi tipo di oggetto si potesse trovare all’esterno, come rottami metallici o unità di condizionamento dell’aria» ha spiegato Göransson.  

I cori e il leitmotiv 

Odysseus è il brano che più di ogni altro identifica la colonna sonora de L’Odissea di Nolan. Sentire i musicisti che suonano gli aulos che riprendono fiato tra una battuta e l’altra contribuisce a rendere la musica materica. Un’autenticità che sembra si possa toccare. Hai quasi l’impressione di sentir scorrere le dita sulla canna di legno (o di osso, se non addirittura di avorio). Poi c’è il sapiente utilizzo delle voci. «Usarle è diventato per certi versi il modo in cui potevamo aggiungere qualcosa al ritmo sul lato più emotivo» ha spiegato Göransson. Mai troppo presenti, inserite al punto giusto per generare dei crescendo funzionali a trasmettere la drammaticità tipica dell’epos.  

Poi c’è il continuo di ritorno di certi motivi. Su tutti quello che collega il centro di Sirens al main theme di Odysseus. Nonostante sia un termine legato all’opera lirica di wagneriana memoria, è il frutto di un’evoluzione sul piano musicale di certi stratagemmi utilizzati dai cantori per ricordare a memoria i racconti epici. L’obiettivo è diverso, nel primo caso c’entra la memoria, nel secondo la riconoscibilità di un personaggio o il ripetersi di uno schema narrativo. Attraverso questa colonna sonora, Göransson è come se unificasse le due cose.  

E il presente? Se c’è un’abilità riconosciuta un po’ da chiunque a Ludwig è quella di saper spesso coniugare la contemporaneità con la storia del film. Nell’Odissea questo avviene solo attraverso piccoli dettagli. Per esempio, con la voce di Travis Scott, personaggio a metà strada tra realtà e finzione in Zeus’s Law. Oppure con la canzone dei titoli di coda. When I’m Home con James Blake e le strofe del rapper statunitense è l’unico momento in cui il passato e l’epica scivolano lentamente nel presente. Ascoltarla mentre la sala si accende e lo schermo si fa nero, segna un naturale e suggestivo ritorno alla realtà.  

È proprio per questo che la colonna sonora è l’unica componente del film che continua a mettere d’accordo quasi tutti. Anche chi non ha apprezzato l’adattamento di Christopher Nolan. Perché forse rappresenta al meglio cosa ci si dovrebbe aspettare da un’operazione del genere: prendere un classico e renderne moderni e contemporanei i suoi caratteri più identificativi.  

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