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System of a Down dal vivo a Milano: non chiamateli più “nu metal”

Col loro ritorno in Italia, Serj Tankian e soci hanno fatto il pienone agli I-Days Milano Coca-Cola: sold out da 78.500 persone e 40% di pubblico dall’estero. Ecco com’è andata

  • Il7 Luglio 2026
System of a Down dal vivo a Milano: non chiamateli più “nu metal”

I System of a Down dal vivo agli I-Days di Milano il 6 luglio 2026

Anche se non si sono mai ufficialmente sciolti, da un paio di decenni l’attività in studio e dal vivo di Serj Tankian e soci è talmente intermittente che ogni ritorno ha il sapore della reunion. Il precedente tour europeo risaliva al 2017: allora ci fu una data al Firenze Rocks. Era poi previsto un live a Milano nel 2020 (sempre per gli I-Days, ma nell’ex area Expo), poi rimandata e infine cancellata a causa della pandemia. Dunque il concerto di ieri sera agli I-Days Milano Coca-Cola segnava il ritorno dei System of a Down in Italia dopo nove anni di assenza dal nostro paese: ovvio che si trattasse di una data particolarmente attesa.

Lo dimostrano i numeri: sold out da 78,500 persone, addirittura con il 40% di pubblico proveniente dall’estero. Ovvero: oltre 30mila persone sono giunte a Milano da altri paesi pur di non perdersi il concerto dei System of a Down. Un dato che ha dell’eccezionale e riconferma la capacità del capoluogo lombardo di proporsi come hub non solo italiano ma anche internazionale per i grandi concerti (ricordiamo anche il caso di Taylor Swift a San Siro, con i fan venuti letteralmente da mezzo mondo).

Arriviamo all’Ippodromo Snai La Maura in tempo per la fine del concerto dei Queens of the Stone Age (che peraltro abbiamo già visto l’anno scorso proprio agli I-Days), nella speranza di vedere Dave Grohl salire sul palco per gli ultimi pezzi in scaletta: Go With the Flow, No One Knows e la furiosa Song for the Dead, triade perfetta dal fondamentale album Songs for the Deaf del 2002, registrato proprio con l’ex Nirvana alla batteria. Alla fine del concerto dei Foo Fighters di domenica sera Grohl l’aveva lasciato intendere, dicendo che sarebbe tornato il giorno dopo per non perdersi il live dei QOTSA. Comunque è stato di parola: è stato effettivamente avvistato a bordo palco a godersi il live.

System of a Down - concerto I-Days Milano - 3
Serj Tankian

Il live dei System of a Down a Milano

La scaletta del live dei System of a Down a Milano è lunga: ventinove brani, di cui alcuni solo accennati; si finisce poco prima delle 23 dopo quasi due ore di concerto. L’inizio del concerto è volutamente dimesso, senza grossi effetti a sorpresa: il chitarrista Daron Malakian attacca con l’intro di Soldier Side (dall’album Hypnotize del 2005) mentre gli altri membri della band salgono sul palco e prendono posto, per poi partire a bomba (è il caso di dirlo) con l’ottima B.Y.O.B., acronimo che sta per “Bring Your Own Bomb”.

Paradossalmente le hit più attese – Chop Suey! e Toxicity – non restano fra i momenti più memorabili del concerto. La prima è presa troppo veloce, come se la band avesse fretta di finirla quanto prima. Così facendo le strofe diventano quasi impossibili per Serj e le parti lente (compresa la bellissima coda finale) perdono quella drammaticità che caratterizza l’originale. La seconda invece, poco prima del suo climax strumentale, è spezzata da una pausa più lunga del dovuto in cui Malakian si mette addirittura a parlare col pubblico. Effetto coitus interruptus, praticamente.

Molto meglio, invece, le hit “minori” Aerials, Lonely Day e la già citata B.Y.O.B., che mettono in risalto la potenza metal di cui i SOAD sono capaci, oltre che le finezze del songwriting targato Tankian-Malakian.

System of a Down - concerto I-Days Milano - 4
Daron Malakian

Quattro figure diverse

Dal vivo si apprezzano ancora meglio le profonde differenze artistiche e caratteriali dei quattro membri dei SOAD. Serj Tankian rivela capacità vocali ancora perfettamente intatte, anche con un’eccezionale varietà di approcci (non solo i caratteristici acuti cristallini, ma anche growl e spoken). Fa più il cantante e meno il frontman. Quello vero è Daron Malakian: è soprattutto lui a intrattenere il pubblico, un cavallo pazzo a volte un po’ cringe e nonsense. Proprio a proposito di cavalli dice: “I cavalli corrono guardando il culo di chi hanno davanti. Siamo in un ippodromo: stasera sono il vostro culo di cavallo”. Fate voi. Il fisico è afaticato dagli anni ma lo sguardo è quello spiritato degli esordi. La tecnica chitarristica, va detto, non è impeccabile, così come non lo era negli anni d’oro.

Shavo Odadjian si conferma un ottimo performer. Non è il bassista più dotato del mondo, né a livello tecnico né a livello compositivo, ma dal vivo fa nettamente la sua parte ed è quello che “riempie” meglio il palco, saltando da una parte all’altra, interagendo col pubblico e sfoggiando una quantità di pose e mossette che catturano l’attenzione del pubblico. Infine John Dolmayan è l’impassibile metronomo della band, capace di tenere la barra al centro anche nei momenti più caotici e nei pezzi più veloci.

System of a Down - concerto I-Days Milano - 2
Shavo Odadjian

Non chiamateli “nu metal”

Spesso si fa l’errore di considerare i SOAD un gruppo nu metal, per il semplice fatto di essere coevi a quel fenomeno musicale e di condividerne l’approccio “spurio” ed eclettico nei confronti della musica heavy più canonica. Nulla di più sbagliato. Il concerto a Milano conferma che i System of a Down sono un buon gruppo metal, punto e basta.

Lo dimostra la notevolissima tecnica vocale di Tankian, la potenza senza sconti di molte parti strumentali, l’abilità nel dosare pieni e vuoti, silenzi ed esplosioni elettriche. La loro originalità sta nell’aver incorporato nel metal “tradizionale” il salmodiare inconfondibilmente levantino delle loro origini armene, ma col nu metal propriamente detto non condividono né le influenze hip hop né quelle elettroniche.

Per una band così spesso associata a una dimensione fortemente politicizzata (anche grazie alle forme di attivismo di Tankian), il concerto ha ben poco contenuto politico. Anzi, quasi nulla a parte un generico sostegno di Malakian ai “bambini di Gaza, del Libano, e non dimenticate l’Artsakh. Vergogna, mr. Netanyahu”. Nota: l’Artsakh è il nome armeno del Nagorno-Karabakh, regione separatista dell’Azerbaijan abitata prevalentemente da armeni, da oltre trent’anni attraversata da ondate di conflitto su base etnica, nel 2023 “riconquistata” dalle truppe di Baku.

Tolte le défaillances, il concerto a Milano è bello perché tira fuori tutte le anime dei System of a Down: quella più politica, incarnata da Serj; quella più cupa, incarnata da Daron; quella puramente metallara e quella “identitaria”, legata all’ancestrale anima armena di tutti e quattro i membri.

System of a Down - concerto I-Days Milano - 5

La scaletta dei System of a Down a Milano

  1. Soldier Side – Intro
  2. B.Y.O.B.
  3. Suite-Pee
  4. Chic ‘N’ Stu
  5. Prison Song
  6. Violent Pornography
  7. Aerials
  8. I-E-A-I-A-I-O
  9. Darts
  10. Genocidal Humanoidz
  11. Needles
  12. Deer Dance
  13. Radio/Video
  14. Dreaming
  15. Hypnotize
  16. ATWA
  17. Bounce
  18. Suggestions
  19. Psycho
  20. Chop Suey!
  21. Lonely Day
  22. Lost in Hollywood
  23. Tentative
  24. Spiders
  25. Forest
  26. DAM
  27. War?
  28. Toxicity
  29. Sugar
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