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Tedua è rimasto fedele a se stesso

“Ryan Ted Mixtape” è il ritratto più veritiero del rapper genovese dove non trattiene nulla, né rabbia, né nostalgia e nemmeno l’amore

  • Il22 Maggio 2026
Tedua è rimasto fedele a se stesso

Tedua

Se con Chuniri abbiamo avuto una prima anticipazione e con Lettera a Tedua una prima conferma, Ryan Ted Mixtape è la dimostrazione che il rapper genovese è rimasto fedele a se stesso fino alla fine. Il percorso di Tedua nei panni di Dante si è chiuso con La Divina Commedia (Deluxe) e adesso l’artista torna a casa, alle origini e al rap, rifacendosi alle atmosfere Orange County California, l’album del 2017 che riprende l’estetica e il titolo della serie televisiva anni 2000..

Forse, però, nemmeno nel precedente progetto ha mai abbandonato davvero le sue radici artistiche e la sua cifra identitaria con la quale si specchia nel personaggio di Ryan Atwood, un ragazzo che nella serie tv viene dalla periferia californiana e trova una famiglia benestante che lo ospita e lo cresce come se fosse un figlio. Un tratto di storia che ripercorre anche alcune delle orme di Mario Molinari tra difficoltà, case in affido, e un trasferimento a Milano. “Sono quel ragazzo di Orange County/addosso ancora i drammi”, recita un verso di Bagagli (improvvisazione) ne La Divina Commedia.

Bentornato, Tedua

“Tedua deve tornare ai tempi di Orange County/quando ancora cantava con il cuore tra i palazzi”, dice il rapper genovese nel brano (o lettera) dedicato a se stesso. O meglio, rivolto nei confronti del suo alter-ego musicale. In un periodo in cui nella musica si percepisce solo una gran malinconia per l’era del 2016, il rapper di Cogoleto dimostra ai suoi ascoltatori che – anche questa volta – non si adegua alle mode. Il passato lo abbraccia, ma forse – in fondo – lo ha sempre portato un po’ dietro di sé nei vari progetti discografici e adesso è pronto a fare un ulteriore salto nel suo percorso evolutivo.

Ryan Ted ha tutte le carte in regola per poter sembrare una gigantesca operazione nostalgia ma, al contrario, Tedua si riappropria della sua individualità mettendo tra i versi delle tracce del Mixtape anche tutte le critiche che gli sono arrivate nei suoi ormai dieci anni di carriera. Più che altro, infatti, è un ibrido tra una esorcizzazione di giudizi accumulati nel tempo e un senso di gratitudine anche nei confronti di se stesso per essere arrivato fino a qui. “Dieci anni di carriera/dalle case in affido/Adesso tocca a me frà e riempirò San Siro”, dice il rapper sulle note di Chuniri che suona come una premonizione a un mese dal suo esordio nel tempio della musica e del calcio milanese.

Ed effettivamente anche le immagini del videoclip Lettera a Tedua ripercorrono i momenti salienti della carriera del rapper ligure dai palazzi di periferia, ai live nei club, fino alla sua consacrazione discografica passando anche per i concerti in giro per i palazzetti, l’Europa e l’Ippodromo di Milano, senza tralasciare gli amici di sempre come Ernia, Bresh e Rkomi. Un’apertura che introduce gli ascoltatori al nuovo viaggio.

Non mancano gli indizi in Ryan Ted Mixtape di Tedua

Tedua torna a vestire i panni di Ryan e nell’intro del mixtape – Rap Leggenda – il sound e i campionamenti permettono all’artista di entrare a gamba tesa sulla traccia con un atteggiamento grintoso quanto graffiante andando dritto al punto. Se pensavate di trovare qualche brano nello stile Red Light non è così, ma nonostante ciò non mancano i brani più introspettivi oltre che ad alcuni feat inaspettati. Resta il fatto che le 16 tracce contenute in Ryan Ted Mixtape non sono né morbide né accomodanti, anzi mostrano una sincerità fuori dagli schemi. Inoltre, molte delle produzioni curate da Shune rendono i brani incalzanti ed efficaci. 

Dall’altra parte il rapper non si astiene dal seminare qualche easter egg tra le barre dei pezzi. Inevitabili anche i richiami al mare e alla Drilliguria come in Felpa nera con Anna. Discorso simile vale anche per Hoola Hop feat Ernia in cui non mancano nemmeno i riferimenti a La legge del più forte, brano contenuto nell’album Mowgli del 2018. Altra citazione che non passa inosservata è quella contenuta in Giovane bello feat Sayf: un richiamo diretto a Ombrello per la pace, iconico pezzo in OC. Uno sguardo verso il passato e nella direzione del banger rap per abbracciare profondamente il futuro. Tra le collaborazioni inedite ci sono anche quelle con Nerissima Serpe e Latrelle.

C’è anche molto di più

Sulle note di uno stile prettamente hip hop, Tedua non perde il suo tocco di penna più introspettiva come con Volare o Veliero di carta. L’impronta resta urban ma con una consapevolezza e una maturità che non passano inosservate. La prima è forse una delle più intime con strofe che ricordano l’estetica dello stesso artwork del Mixtape dove si vede Tedua in versione fumettata che cade (o vola) sopra ai grattacieli di una grande città. “Ho imparato a cadere/non volevo avere addosso catene”, dice nel testo.

Ryan Ted Mixtape è una celebrazione di Tedua dei suoi primi dieci anni di carriera: con vecchi e nuovi amici ripercorre anche alcuni dei brani che hanno segnato la sua discografia con riferimenti più o meno espliciti nei testi o nel sound a precedenti uscite. Non si tratta di un progetto fatto per accontentare qualcuno e nemmeno di un ritorno a Orange County, ma della conferma che Tedua rende conto solo se stesso.

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