Tiziano Ferro, San Siro e la consapevolezza di essere grandi
I concerti a Milano sono sempre speciali per Tiziano che ha un legame profondo con la città. La prima di due date a San Siro non è stata da meno, tra hit, un ospite speciale e una rinnovata convinzione di meritarsi tutto
Foto di Andrea Bianchera
Ci sono artisti per i quali qualcosa di eccezionale rischia di diventare normalità. La scelta del verbo rischiare non è casuale, ma descrive alla perfezione un sentimento che accomuna alcuni dei grandi cantanti e cantautori del nostro Paese. Tiziano Ferro ha aperto la prima delle due date a Milano, a San Siro – nello stadio che ormai è metafora di uno step che sembra che chiunque debba raggiungere per sentirsi realizzato – con Sono un grande. Probabilmente il brano migliore del suo ultimo album. Quello dove fa i conti con un amore che si trascina per inerzia e con i dubbi sulla propria vita artistica e no. Qualcuno si sarebbe aspettato dei numeri più “importanti” dal disco – uscito da poco in versione deluxe – per quanto poi possano essere degli indicatori, ma in quel verso che chiude la titletrack c’è la risposta.
Non sappiamo se Tiziano Ferro si è accorto di “essere un grande” – il suo stupore nel vedere gli spalti gremiti e le sue dichiarazioni prima del tour sollevano qualche dubbio – ma la scaletta lo testimonia. I tre singoli dell’ultimo progetto all’inizio e poi via con tutto quello che il suo pubblico non vede l’ora di cantare e rivivere. Chi può permettersi di infilare Sere nere e Non me lo so spiegare nella prima metà dello show? Due pezzi così imponenti che per un attimo viene da chiedersi se non le abbia eseguite troppo presto. No, Ferro se lo può permettere.
In oltre due ore di concerto i brani che non inducono al canto l’intero stadio si contano sulle dita di una mano. Anzi, forse basta solo qualche dito. Anche solo pescando nel suo repertorio tra il 2003 e il 2007, le hit basterebbero a costruire un live di tutto rispetto. E stiamo tagliando fuori pezzi come La differenza tra me e te, il secondo in scaletta dopo i tre “nuovi”. Il primo è stato Accetto miracoli durante il quale Tiziano si è commosso.
«Per me Milano è stata una famiglia ed è diventata casa. La vita mi ha portato lontano, ma un giorno spero di poter tornare a vivere qui» ha detto nel corso della serata il cantante che da tempo vive negli Stati Uniti. Un rapporto con il Capoluogo lombardo che ha ribadito più volte, dedicando alla città anche Ed ero contentissimo. A un tratto ha anche fatto un riferimento al destino di San Siro: «Non so se saranno gli ultimi due concerti in questo stadio, forse sì».

Diventare grandi
Rendersi conto di essere in qualche modo speciali all’interno di un panorama musicale nazionale dove oggi è molto difficile “restare”, dovrebbe essere semplice. Nel caso di Tiziano Ferro basta vedere la reazione del pubblico alle canzoni del suo primo album Rosso relativo. La coreografia dei ballerini che richiamava l’estetica di inizio Duemila ha aperto la strada all’ultima versione di Xdono, per la prima volta eseguita dal vivo con Lazza. Un pezzo che ha segnato il pop italiano e che il rapper milanese ha arricchito con una strofa che rende molto di più live. Guardandosi intorno sugli spalti, c’è chi canta il ritornello perché l’ha vissuta in diretta ventitré anni fa e chi, molto più piccolo, la conosce comunque perché è parte dell’immaginario musicale nazionalpopolare.
E questo vale per il novanta percento della scaletta. Tiziano Ferro a San Siro, al di là del suo atteggiamento spesso quasi imbarazzato per l’affetto ricevuto dal pubblico, ha domato il palco senza sforzo. Qualche balletto coreografico, la scalinata “sanremese” del palco percorsa almeno un paio di volte e il resto l’hanno fatto le sue canzoni. Il più delle volte cantate da solo, circondato solo dai fasci di luce e con ai lati la band. Stupisce in questo senso il taglio scenografico dato a L’amore è una cosa semplice, cantata quasi al buio, così come L’ultima notte al mondo dedicata ai fan prima dell’esibizione. Anche questo è dimostrarsi grandi.

L’omaggio a Raffella Carrà e la fine
Il palco adottato per il tour negli stadi è grande e minimale allo stesso tempo. Una passerella centrale e due ali laterali nelle quali trovano spazio i musicisti. Il resto lo fanno i ballerini e il ledwall gigante sul quale più volte nel corso del live tornano immagini legate all’acqua. È bello leggerla in modo simbolico, come un messaggio di continua rinascita. Un po’ quello che avviene con le canzoni storiche che Tiziano ripropone e fa rivivere identiche, come nel caso di Stop! Dimentica, o riarrangiate in chiave più contemporanea come per Rosso relativo cantata sul finale in una sorta di remix molto più corposo ed elettronico.
A San Siro Tiziano Ferro ha fatto anche rivivere il mito di Raffaella Carrà. L’unica registrazione trasmessa sul ledwall in tutta la serata è proprio un video per rendere omaggio alla star scomparsa nel 2021. Prima di far ballare (e tremare) lo stadio e con E Raffaella è mia, il cantautore nato a Latina ha intonato, accompagnato dal solo pianoforte, A far l’amore comincia tu. Senza dubbio uno dei momenti più emozionanti di un live che è andato oltre il concetto di nostalgia. Perché non si può parlare di nostalgia nel caso di classici come Il regalo più grande e Ti scatterò una foto. Verso il termine dello show, c’è stato spazio anche per La fine, cantata indossando una t-shirt con scritto Who the Fuck is Tiziano Ferro.
La cover di Nesli ci riconduce al discorso iniziale che è un po’ la chiave per descrivere e comprendere il concerto di San Siro. Stravolgere tutti i piani ed essere migliore: un po’ quello che ha tentato di fare Tiziano negli ultimi anni. Buttandosi e sperimentando nuove strade, forse lasciandosi schiacciare troppo spesso dai successi precedenti e dal loro peso. Con questo tour negli stadi, e con questa scaletta, sembra aver abbracciato definitivamente il suo status. Giocando ancora di più con le coreografie, lasciandosi andare, permettendosi anche di rifiatare durante alcuni brani, ha dato corpo e voce a uno show per i fan e per se stesso. Se in ogni stadio c’è una storia, a San Siro e in quelli che verranno, c’è soprattutto quella di Tiziano Ferro che forse, con l’affetto e i canti del pubblico, si accorgerà una volta per tutte di essere un grande.

