Interviste

La cacciatrice pacifica: Anna Calvi racconta il nuovo album “Hunter”

“Hunter” di Anna Calvi è pura energia primordiale, quella di una donna che finalmente scopre se stessa, liberandosi dai vincoli troppo spesso imposti dalla società

Autore Eleonora Lischetti
  • Il31 Ottobre 2018
La cacciatrice pacifica: Anna Calvi racconta il nuovo album “Hunter”

Anna Calvi - Hunter - ph Maisie Cousins

Passionale, viscerale, intensa: questi i tre aggettivi che definiscono al meglio Anna Calvi. Per il suo terzo album, Hunter, che arriva dopo ben cinque anni di attesa, queste parole valgono più che mai. Prodotto da Nick Launay tra Londra e Los Angeles, Hunter è pura energia primordiale, quella di una donna che finalmente scopre se stessa, liberandosi dai vincoli troppo spesso imposti dalla società. Anna Calvi trova una nuova sé, una nuova libertà: ne abbiamo parlato direttamente con lei.

Anna Calvi - Hunter - credit_maisie_cousins

Iniziamo parlando del tuo nuovo album Hunter, uscito il 31 agosto per Domino Records. Chi è per te un cacciatore? E chi una preda?

Per me essere cacciatore non ha per forza un significato negativo. Voglio dire, non per forza se c’è un cacciatore ci deve essere una preda. Hunter è un album che racconta le vicende di una donna che prende gusto a capire se stessa e inizia ad esplorarsi, senza alcun senso di vergogna. Essere un cacciatore, o una cacciatrice, non è quindi per forza è legato al ferire qualcun altro o al divertirsi a sue spese.

Hai definito Hunter come un album che rompe le leggi della conformità di genere, un album che va oltre al gender: cosa significa per te tutto questo?

Penso e sento che la definizione classica, quella binaria, del modello di genere sia così restrittiva… sia per gli uomini che per le donne. Ho sempre voluto andare oltre questa definizione. Credo che il gender sia più una gamma di scelte, piuttosto che una scelta definita. E sono molto sicura che un sacco di persone sarebbero molto più felici se non fossero obbligate a fare finta di star bene nel loro sesso biologico.

Infatti un altro tema che troviamo nell’album è proprio la ricerca della libertà personale.

Penso che la libertà personale, soprattutto per le donne, sia di estrema importanza. Da sempre siamo messe alle strette in qualsiasi nostra scelta: che sia il nostro comportamento, il nostro aspetto fisico o la nostra sessualità. Il focus di questo disco è proprio sull’idea di rompere qualsiasi residuo di restrizione, di forzatura.

Hai iniziato a scrivere Hunter cinque anni fa: quali sono state le esperienze che hanno dato forma alle dieci tracce?

Ho scritto questo disco quando mi sono trasferita in Francia per stare col mio nuovo compagno. Era un momento bellissimo, in cui mi stavo innamorando… ed ero felice. È stato per me un periodo di vera e propria esplorazione della mia vita.

Forse è anche per questo che hai affermato che l’album è la personificazione del sentimento del lasciarsi andare.

Per me lasciarsi andare significa essere completamente persi. È quel momento in cui non stai pensando al tuo corpo, stai solo esistendo. Ma nella maniera più pura possibile.



Questo sentimento di libertà assoluta si vede anche nel tuo video Don’t Beat the Girl out of My Boy: qual è il messaggio, l’idea che volevi passare?

Volevo esprimere l’amore tra me e l’altra persona, gridare al mondo che avrei difeso il mio amore, anche a costo di perdere la vita. Volevo fosse un video crudo, emozionante. Mentre lo giravo mi sentivo fisicamente svuotata, ero esausta! Ma la connessione che si è sviluppata tra me e il ballerino che vedete nel video è stata davvero incredibile. Ho sentito che c’era una vera armonia tra noi!

Credi che ci sia una canzone particolarmente forte nell’album?

Non te lo vorrei dire, sai? Perché vorrei che ogni ascoltatore decidesse in autonomia qual è la traccia più giusta per quello che stanno vivendo in quel momento. Ogni traccia di Hunter per me è bellissima e fondamentale ai fini del disco. Raccontano ognuna una storia diversa e tutte mi riportano alla mente ricordi meravigliosi.

Com’è stato lavorare con Nick Launay, il tuo produttore?

Nick è davvero un produttore eccezionale: le sue orecchie sono incredibili, le sue idee sono sempre fantasiose. Fare un disco con lui è stata l’esperienza più bella che abbia mai avuto in questo campo!

Hunter, lo abbiamo capito, è un album decisamente femminista: com’è la tua esperienza in quanto artista donna? Ti sei mai sentita discriminata per questo?

Non ho mai vissuto nel corpo di un uomo… quindi non ti so fare una comparazione vera e propria. In generale credo che una donna debba sempre dare prova e dimostrare quello che sa fare. Con gli uomini accade il contrario: si dà per scontato che sia capace, fino a quando dà prova di non esserlo. Le donne troppo spesso sono giudicate più in base al loro aspetto fisico che per quello che effettivamente sanno fare, per i miglioramenti che possono portare al mondo. Questa è davvero una vergogna. Spero che tutto questo cambi presto.

Qual è il consiglio che ti senti di dare ad una ragazza che intraprende la carriera musicale?

Il mio consiglio sarebbe lo stesso sia per una ragazza che per un ragazzo. Buttati, prova e trova il modo più onesto e più semplice per esprimere i messaggi che vuoi mandare al mondo. Entra nelle cose che vivi e che suoni nella maniera più profonda che tu possa immaginare.

Dopo le date estive, tornerai a suonare in Italia a novembre, nelle date di Parma, Torino e Roma.

Sono davvero eccitata! Non vedo l’ora: sono mezza italiana e per me tornare da voi è sempre come essere a casa!

Sul palco sei davvero un uragano di potenza! Quali sono stati i tuoi modelli?

Amo Maria Callas, Édith Piaf e qualsiasi altra cantante che rischia il tutto per tutto con la sua voce. Amo e ammiro le persone che danno letteralmente tutto sul palco grazie al loro modo di cantare.

Qual è il concerto più toccante a cui ti è capitato di esibirti? E come spettatrice?

Ho suonato con un coro al Meltdown Festival, organizzato da David Byrne. Il coro era pazzesco da ascoltare, così tanto che mi sono messa a piangere dalla bellezza! Recentemente ho avuto la fortuna di sentire suonare Patti Smith: lei è davvero incredibile, è decisamente una delle mie più grandi inspirazioni.


Ascolta Hunter di Anna Calvi in streaming

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