Interviste

Tony Effe, Quel bravo ragazzo

Il rapper è il protagonista del nostro nuovo numero, The Trap Issue, disponibile da ora in pre order

  • Il12 Giugno 2026
Tony Effe, Quel bravo ragazzo

Tony Effe, foto di Silvio Deiaco

L’intervista completa a Tony Effe è nel nostro nuovo numero cartaceo, The Trap Issue, dedicato al genere che più di ogni altro ha definito l’ultimo decennio, disponibile da ora in pre order.

A chiedere in giro, l’aggettivo che più spesso viene associato a Tony Effe è uno: iconico. Non solo per Icon, il suo album dei record del 2024. Nell’immaginario comune, il personaggio è ormai diventato più riconoscibile della persona. Tony Effe ha quasi preso il posto di Nicolò Rapisarda, al punto che il nome d’arte sembra oggi più reale di quello anagrafico. Anche sul set di questo servizio appare esattamente come ci si aspetta: controllato, tranquillo, sguardo sicuro e imbronciato. Un concentrato di romanità con una buona dose di sarcasmo. Ma chi è davvero l’uomo dietro uno dei personaggi più discussi e riconoscibili della musica italiana?

Con lui abbiamo provato a mettere da parte l’icona per parlare della persona: delle glorie e degli insulti, dal mitico 2016 a Sanremo, dagli esordi della Dark Polo Gang ai platini di Icon fino alla nascita di Priscilla. Per capire dove finisce Tony Effe e dove comincia Nicolò Rapisarda.

Tony Effe
Foto: Silvio Deiaco
Creative direction: Filippo Palazzo
Produzione: Thala Belloni
Ass. produzione: Melissa Festa
Light assistant: Tiziano Barbieri
Stylist: Riccardo Maria Chiacchio
Ass. stylist: Anna Basile
Grooming: Gaia Dellaquila

L’intervista a Tony Effe

Ora sei spesso in studio per registrare nuova musica: sei soddisfatto?
Non lo sono mai, ma ora sto lavorando davvero tanto, più del solito. Sono tanto con Drillionaire e Lax: la stessa squadra di Icon. Pensa che quando abbiamo registrato Miu Miu (triplo disco di platino, ndr) pensavo fosse una schifezza totale.

E Sesso e Samba con Gaia, quattro dischi di platino?
Uguale, mi succede per tutti questi pezzi un po’ mainstream. Poi finisco per convincermi che possono funzionare ma all’inizio sono molto limitato, mi impongo davvero un sacco di paletti. Non volevo nemmeno inserire Effe in Untouchable. E poi invece questo è diventato proprio il mio sound, non mi ritroverei più in quello che facevo prima. 

Quando uscivano i primi pezzi nel 2016 con la DPG provavi più soddisfazione?
Non parlerei di soddisfazione ma ora c’è più pressione, perché non c’erano aspettative, era tutto un gioco e un divertimento stare insieme. 

È vero che per i primi album non avevate firmato un contratto?
Certo, i primi erano in free download. Twins, invece, lo abbiamo pubblicato con la nostra Triplosette Entertainment e lo abbiamo dato solo in distribuzione ad Artist First. Dopo Twins abbiamo firmato con Universal per due album: uno è Trap Lovers e l’altro deve ancora uscire. 

Uscirà prima o poi?
Penso di sì, non lo so.

In effetti, sai che non capisco quale sia la reale difficoltà?
È difficile fare le cose insieme, già lo è farle da soli. Figurati quattro persone. Come in una coppia quando si scelgono altri percorsi poi non è facile ritrovarsi, ma si può fare tutto. Io e Side abbiamo già pubblicato Crack Musica 2, per dire. Poi anche con gli altri, Wayne e Pyrex, non ci sono problemi ma è solo una questione di carriere e di contratti.

Come hai vissuto l’uscita –  e soprattutto i commenti  – dopo Crack Musica 2?
L’intenzione era quella di fare un regalo ai fan. Lo abbiamo deciso e poi in 13 giorni lo abbiamo fatto. All’inizio doveva essere una ristampa: volevamo riaprire i pezzi vecchi e aggiungere i feat nuovi ma poi abbiamo pensato che fosse un oltraggio. Quindi abbiamo deciso di farlo uscire senza preannunci né marketing, proprio come ai vecchi tempi.

E ne sei stato soddisfatto?
Mi piace più del primo Crack Musica. Poi penso che quando c’è un sequel le persone non sono mai soddisfatte. Per esempio, ora sto guardando la terza serie di Euphoria e non mi piace più. Anche noi avremmo potuto continuare con lo stesso sound ma sarebbe stato troppo scontato e non avrebbe avuto senso. Io ho deciso di sperimentare dei generi diversi, un pezzo è pure rock. Non bisogna comportarsi per compiacere gli altri, se no lavori per loro.

Prima, durante lo shooting, hai chiesto di mettere Rather Be dei Clean Bandit, non è un pezzo che ci aspetterebbe da Tony Effe. 
Mi fa stare bene. Ascolto tanta musica diversa, anche dei primi anni 2000. Quando ero piccolo ascoltavo un sacco di radio  quando andavamo in giro in macchina e mi ricorda dei bei momenti.

Nel tuo libro dell’anno scorso, Non volevo ma lo sono, racconti bene le risse che potevano capitare a te e alla Dark nel 2016, ma secondo te da dove nasceva tutta quella rabbia?
Non saprei. Credo di avere un po’ di rabbia repressa che penso possa derivare dal fatto che non mi sentivo amato in maniera esplicita. Sia la psicologa che Giulia me l’hanno fatto notare. Mia madre non mi dice mai che mi vuole bene, ovvio che me ne voglia. Pure Giulia le dice spesso: ma diglielo no?

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