Interviste

Bresh, Ventimila leghe dopo il mare

A pochi giorni dalle sue 4 date a Genova e dal concerto a Roma, abbiamo incontrato il cantautore fresco di pubblicazione della deluxe di "Mediterraneo"

Bresh, Ventimila leghe dopo il mare
Autore Greta Valicenti
  • IlGiugno 26, 2026

Ci sono artisti che partono per scoprire nuovi mondi e altri che, dopo averli navigati, sentono il bisogno di tornare alle proprie radici. Per Bresh, che da bambino in tutto ciò che era inesplorato e avventuroso costruiva i suoi mondi fantastici in grado di farlo volare con l’immaginazione, il viaggio sembra seguire entrambe le direzioni. Dopo aver portato la sua musica in primavera oltre i confini italiani – da Parigi a Londra passando per Barcellona, ritrovando nei club quell’energia viscerale e intima dei primi concerti – la rotta conduce inevitabilmente verso casa, a Genova. Le quattro date sold out al Porto Antico – previste per l’1, il 3, 4 e 5 luglio – rappresentano molto più di una serie di live: hanno infatti il sapore di un ritorno alle origini, in quel luogo da cui è iniziato tutto, come racconta Bresh in questa intervista.

Eppure il ritorno per Andrea non coincide con una conclusione, piuttosto sembra essere l’inizio di una nuova traversata da immaginare e intraprendere. Dopo l’abbraccio della sua città arriverà infatti anche Roma, con la data del 10 luglio all’Auditorium Parco della Musica: una cornice inedita per lui, che si prepara a salire sul palco di un anfiteatro per la prima volta, mosso da quella curiosità che sin da piccolo lo ha spinto a guardare sempre cosa c’è dopo il mare.

Bresh, foto di Andrea Bianchera

L’intervista a Bresh

In primavera ti sei esibito a Parigi, Londra e al Razzmatazz a Barcellona, che è un locale storico.
È stata una figata epica infatti, una delle date più belle che io ricordi. Mi sembrava di essere a Genova ai vecchi tempi, quando facevo i miei primi concerti, con tutte le persone vicine. Se si ha la possibilità di farlo, lo consiglio vivamente: mi sono divertito tantissimo.

Il pubblico era prevalentemente italiano?
Fondamentalmente sì, anche se c’era qualche dotto curioso straniero. C’erano molti fan venuti dall’Italia ma anche molti italiani fuorisede. La cosa più bella è stata interagire con loro anche dopo i soundcheck o i live. 

Adesso invece hai 4 date a casa tua.
Non vedo l’ora di essere a Genova. Faremo queste date al Porto Antico, un luogo per me molto importante perché è quello da dove è iniziato un po’ tutto. Cantare a casa è sempre bello, sono molto gasato. Sarà un’escalation di emozioni, con tante canzoni. Facendo rap più conscious la mia paura era quella di fare concerti un po’ malinconici, ora invece abbiamo una scaletta molto variegata, divertente ma anche introspettiva. Nella mia musica non ho mai nascosto le mie debolezze, perché sono ciò che poi mi rende forte.

Nei palazzetti hai portato una Genova onirica, utopistica, ma c’è qualcosa della città che cambieresti?
Le darei più spazio, la farei respirare di più e inietterei molta più gioventù perché trovo che sia una città un po’ poco a misura di giovani. Non ci sono molti spazi per fare eventi, e solo adesso lo stadio ha riaperto ai concerti. Genova è una città da cui è nata tantissima musica, ma non ha abbastanza strutture per soddisfare tutto quello che ha prodotto, ed è un peccato. 

Recentemente hai pubblicato la deluxe di Mediterraneo.
Nasce alla voglia di aggiungere delle tracce che non avevo messo nella versione originale. Volevo chiudere un cerchio e ho riscoperto anche il mio lato più rap, ad esempio con l’Intro. E poi c’è Relax che sembra una canzone della Disney e riprende un immaginario favolesco e onirico che mi piace molto. Non vedevo l’ora che uscissero perché erano tracce che avevo lì da un po’.

Questo lato ha sempre fatto parte di te sin da bambino?
Assolutamente sì. Ero un bambino con tanta immaginazione, fantasia e tanta voglia di scoprire; ero molto curioso, e la parola d’ordine per me era avventura. Mi è sempre piaciuto tutto ciò che era inesplorato, e i mondi che creavo nella mia mente e che guardavo nei cartoni erano una sorta di comfort zone mentre ero da solo e i miei erano a lavoro. 

Hai mai sentito, soprattutto agli inizi, di dover un po’ nascondere questa parte?
No. Non me ne sono veramente mai preoccupato, anche se quando ho iniziato il rap era molto più “mascolino”. Me ne sono sempre fregato, ho sempre messo le melodie nelle canzoni e ho sempre fatto i ritornelli. Per questo non mi sento cambiato o commercializzato rispetto a una volta. 

In cosa ti senti più cambiato rispetto agli inizi?
Credo che a cambiare siano state solo le mie abitudini materiali. Oggi quando vado al ristorante posso permettermi di non guardare più i prezzi del menù, mentre prima se prendevo anche solo una cosa in più, il budget finiva. Ho sempre lavorato senza chiedere niente a nessuno, e quella cosa mi è rimasta. Ciò che non è cambiato sono i miei modi nei confronti delle persone: mi rapporto sempre con umiltà, preferisco stare con i miei vecchi amici, anche a costo di risultare morboso (ride, ndr)! E non è cambiata la mia passione per le persone un po’ strambe.

Cioè?
Quando incontro una persona che mi dà la parvenza di essere fuori dalle righe è finita, potrei fermarmi a parlarci tutta la notte. Nel bar dove andavamo sempre da ragazzini c’era questo signore che era veramente un personaggio incredibile. Era un musicista fortissimo, intelligentissimo, con l’orecchio assoluto, aveva anche riarrangiato No problem con la sua pianola. Mi diceva sempre “tu con queste occhiaie sei proprio un dannato, mi sembri Mick Jagger”. Una vera street legend, mi ha dato veramente tanto e mi ha fatto capire che l’arte sta davvero nelle periferie. 

In Mediterraneo (Dopo il mare) hai inserito anche Serenamente, che era originariamente nel disco di Juli.
L’ho fatto perché percepivo che quella canzone fosse molto mia, che fosse proprio cucita addosso a me. Sentivo in modo molto profondo quello che avevo scritto, quindi ci tenevo fosse anche nel mio disco. Prima ancora di fare questo pezzo Juli mi aveva detto “facciamolo, poi tu usala come vuoi”, e l’ho preso in parola. Con lui poi ho un bellissimo rapporto, credo che sia uno dei professionisti più forti con cui abbiamo mai lavorato.

Nel pezzo dici “quello che non hai va preso serenamente”.
Quella è la frase che sento di più. Si riferisce a questa continua rincorsa al successo, alle cose materiali. Se succede, bene, altrimenti non devi per forza arrivare al numero uno, scalare la cima della montagna. 

Cosa puoi spoilerare delle date di Genova e Roma?
Sarà un gran bello show con tanta aggregazione, che per me è la cosa più importante. A Roma suonerò in una location davvero figa, un anfiteatro, cosa che non ho mai fatto e sono davvero curioso. Sarà un’emozionante e avventurosa montagna russa. 

Ma quindi, alla fine, che cosa c’è dopo il mare?
Bella domanda… Tanto lavoro, lavoro e ancora lavoro. Far volare la fantasia è bello, ma a un certo punto bisogna anche tornare alla realtà. Ecco, dopo aver fatto dischi avventurosi come Oro blu e Mediterraneo, sono pronto per tornare coi piedi per terra, e Dopo il mare non è una meta, ma l’inizio di questo nuovo viaggio.

Share: