I Brutalismus 3000 presentano “Harmony”: «Basta positività a tutti i costi, riportiamo un po’ di energia aggressiva»
Tête-à-tête con la coppia berlinese più hard della scena: tutto ciò che c’è da sapere sul loro nuovo album, sulla nightlife tedesca e su Tinder
I Brutalismus 3000
Milano, Navigli, trentacinque gradi. Per questa intervista esclusiva, raggiungiamo i Brutalismus 3000, band formata da Theo Zeitner e Victoria Vassiliki Daldas, nella lobby di un hotel sui Navigli, in una delle prime giornate davvero bollenti dell’estate milanese.
La prima ad arrivare è Victoria. Tracksuit chiara, passo deciso e un sorriso che contrasta con l’immaginario abrasivo del duo. I capelli neri le ricadono sulle spalle in onde morbide. Qualche minuto dopo compare Theo, schermato da un cappellino militare calato sugli occhi. Hanno entrambi un’energia sorprendentemente calda e rilassata – di chi sembra più pronto a sedersi al tavolo di un bar per bere due drink con gli amici che a promuovere uno degli album più attesi della loro carriera.
Il 26 giugno uscirà infatti Harmony, nuovo progetto del duo di Berlino, partner sia sul piano artistico che nella vita privata. Un disco che arriva dopo due anni di lavorazione, registrazioni sparse tra America ed Europa e che, sulla carta, avrebbe dovuto essere il loro lavoro più caotico e disarmonico di sempre, ma che durante il processo creativo si è trasformato esattamente nel contrario. Ce lo raccontano in questa conversazione a tutto campo, in cui ripercorrono le influenze letterarie e poetiche che hanno plasmato l’album, il significato delle collaborazioni con artisti e amici di lunga data, ma anche il loro rapporto con il clubbing contemporaneo e la storia personale che ha dato vita a uno dei progetti più originali della scena elettronica europea. Appoggio il telefono sul tavolo e premo REC. Loro sorridono.
L’intervista ai Brutalismus 3000: «All’inizio “Harmony” era un titolo ironico»
«Questo disco è stato completamente diverso da Ultrakunst», racconta Theo. «Con il primo album sapevamo esattamente chi eravamo. Facevamo musica da club, soprattutto in tedesco. Pubblicarlo era quasi una conseguenza naturale». Con Harmony, invece, le cose sono andate diversamente. Dopo anni passati in tour, il duo si è ritrovato davanti a una libertà creativa nuova. «Ci siamo chiesti cosa avremmo fatto se avessimo potuto realizzare davvero il progetto che avevamo sempre immaginato. Non tutto quello che volevamo è finito nel disco, ma quasi».
Curiosamente, il titolo è arrivato prima della musica. «All’inizio eravamo ossessionati dall’idea della tossicità positiva», continua Theo. «Quella retorica del “proteggi la tua energia”, “sono nella mia strada”, “allontana le persone tossiche”. Ci sembrava divertente fare un disco che si chiamasse Harmony e che fosse, in realtà, una specie di bomba tossica… let’s bring toxic energy back! L’idea era creare qualcosa di aggressivo, caotico, quasi insopportabile», ma qualcosa è cambiato durante il percorso.
«Più lavoravamo, più il processo diventava bello. C’erano momenti di leggerezza, di luce. Alla fine ci siamo accorti che stavamo davvero trovando una forma di armonia mentre facevamo il disco». Ed è così che quello che doveva essere un titolo ironico è diventato il concetto centrale dell’album.
Un disco globale
Rispetto ai lavori precedenti, Harmony è anche il loro album più internazionale. «Abbiamo registrato ovunque», racconta Vic. «Los Angeles, New York, Sud America, Berlino, Portogallo». Il cambiamento si riflette anche nella lingua. Se Ultrakunst era fortemente radicato nel tedesco e nello slovacco, Harmony è prevalentemente in inglese. «Viaggiando così tanto, soprattutto in Nord America, ci siamo confrontati con temi politici, sociali e culturali diversi. Tutto questo è entrato nel disco».
Quando chiedo quale sia il loro brano preferito del disco, le risposte arrivano immediate. Per Vic è Leonard Cohen. «È quasi più una poesia che una canzone. Abbiamo scritto un poema lunghissimo insieme, nella nostra cucina, e da lì è nata la traccia. Molti dei nostri testi nascono così. Scriviamo prima in forma poetica e solo dopo li trasformiamo in canzoni». Aggiunge anche una menzione speciale a Morning Is For The Happy, il brano che vede la partecipazione di Anya Taylor-Joy. «Ogni volta che lo ascolto mi vengono i brividi. È il cuore poetico dell’album, quasi il punto che divide il disco in due parti». Theo, invece, cita Gore Louvre. «È stata l’ultima canzone che abbiamo completato. C’è dentro un’energia rock’n’roll che non mi aspettavo. Sembra quasi infinita».
Le collaborazioni e le influenze dei Brutalismus 3000
Anche musicalmente, il progetto amplia ulteriormente il loro universo sonoro: hardstyle, gabber, techno, punk, new wave, nu metal e pop collidono continuamente senza mai perdere coesione. Tra le collaborazioni spiccano nomi interessanti: Boys Noize, Underworld e persino Anya Taylor-Joy. «Collaboriamo quasi sempre con persone che consideriamo amici», raccontano loro, aggiungendo quando, durante un weekend passato a Berlino, hanno mostrato ad Anya Taylor-Joy il testo di Morning Is For The Happy. «Le ho raccontato in che stato emotivo mi trovavo quando l’avevo scritto. Mi ha fermato quasi subito dicendo: “Non serve aggiungere altro, ho capito”», ricorda Theo.
Lo stesso vale per gli Underworld. «Sono stati degli idoli per noi per anni», racconta Theo. «Quando li abbiamo conosciuti ci aspettavamo una presentazione molto formale. Invece abbiamo legato immediatamente. Ci siamo ritrovati a passare tempo nel loro Pig Shed Studio e da lì è nata Friends At The Pigshed».
Quando si parla di influenze, emergono nomi apparentemente lontanissimi. «Leonard Cohen, sicuramente. Poi i Death Grips per l’aggressività, il flusso di coscienza, il modo di scrivere». E ancora gli Underworld, la Deutsche Amerikanische Freundschaft. Ma la vera sorpresa arriva quando spiegano da dove nasce gran parte della loro ispirazione. «Leggiamo moltissima poesia: scrivere una canzone può essere molto tecnico. La poesia invece è libertà totale».
Berlino, la nightlife e la fine di un’epoca
Parlando di Berlino, i loro occhi si illuminano. «Nonostante tutto, non esiste niente di simile». Pur uscendo meno rispetto al passato, continuano a considerare la città la capitale mondiale del clubbing. «Se vuoi fare festa dal lunedì al lunedì, probabilmente è ancora l’unico posto al mondo dove puoi farlo». Eppure qualcosa è cambiato, perché le nuove generazioni sembrano avere un rapporto diverso con la notte. «Ho sentito che bevono e fumano meno», scherza Theo. «Personalmente lo trovo piuttosto noioso». Poi si fa più serio. «Credo che la pandemia abbia lasciato un segno enorme. Molti sono più ansiosi, meno inclini alla socialità». Victoria concorda. «Noi stessi siamo diventati più ansiosi».
Nonostante tutto, vedono aspetti positivi nella Gen Z. «Sono migliori di noi millennials su tante questioni, soprattutto politiche. Molti nostri fan sono Gen Z, li amiamo».
E se Tinder non fosse mai esistito? L’esperienza dei Brutalismus 3000
Quando la conversazione si sposta sulla loro storia personale, entrambi ridono. Perché sì: i Brutalismus 3000 esistono grazie a Tinder. «È una cosa a cui penso ogni tanto», ammette Theo. «Bastava uno swipe dalla parte sbagliata e non ci saremmo mai incontrati». Prima di Victoria, infatti, aveva provato a fare musica per quasi dieci anni. «Non funzionava mai davvero. Quando l’ho incontrata ho capito immediatamente che questa era la musica che volevo fare». Se non fosse successo? «Probabilmente lavorerei ancora nella moda», confessa Vic.
Verso la fine dell’incontro torno alla domanda più importante: cosa rappresenta Harmony per i Brutalismus 3000 oggi? Per la prima volta entrambi si fermano qualche secondo prima di rispondere. «Sembra un nuovo inizio», dice Theo. Victoria annuisce. «È strano dirlo perché amiamo tutto quello che abbiamo fatto finora. Ma questo disco dà la sensazione del primo progetto. Della prima volta». Due anni di lavoro. Un rinvio di quasi un anno. Decine di città attraversate. «Non abbiamo mai lavorato così duramente a niente».
Harmony è il paradosso perfetto dei Brutalismus 3000: un progetto che non cerca la perfezione, ma la collisione; nato come provocazione e finito per diventare qualcosa di sorprendentemente sincero. Quando ci salutiamo nella lobby dell’hotel, fuori Milano continua a sciogliersi sotto il sole. Loro invece stanno per dirigersi al listening party del disco. E forse la frase che descrive meglio questo nuovo capitolo arriva proprio da Victoria, quasi alla fine della conversazione: “It feels like we’re starting as a band right now”. Non male per una band che, a ogni traguardo raggiunto, sembra trovare un nuovo punto di partenza.
Articolo di Ludovica Boi

