Ceneri, scorrere secondo il proprio tempo
Classe 2000, la cantautrice friulana nella musica ha trovato il proprio spazio sicuro per esprimere le sue emozioni
Ceneri, foto di Dalila Slimani
GENb è il format editoriale di Billboard Italia pensato per dare agli artisti emergenti più interessanti lo spazio che meritano, attraverso una serie di cover digitali che raccontano a tutto tondo le next big thing della scena, selezionate direttamente dalla redazione. Nel 2026 AW LAB, adidas e GENb uniscono le forze per accompagnare nel loro percorso i nuovi talenti più promettenti. Un’alleanza naturale, che nasce da un linguaggio condiviso fatto di musica, cultura urbana e stile contemporaneo. La nuova protagonista è Ceneri.

Creative direction & production: Thala Belloni
Ass. produzione: Melissa Festa
Styling: Federica Belalba
Ass. stylist: Giulia Polo
MUA: Marzia Infantino
Classe 2000, Ceneri nella musica ha trovato il proprio spazio sicuro per esprimere le sue emozioni.
Del resto, l’arte l’ha sempre accompagnata sin da piccola, da quando ascoltava Avril Lavigne sognando di essere una rockstar mentre viveva nel silenzio della natura delle campagne friulane, il luogo in cui oggi – dopo il trasferimento a Milano – torna per respirare e rallentare da una città in cui «Le prime volte che venivo percepivo una fretta incredibile che non avevo mai provato prima, non avevo mai avuto l’ansia di vedere gli altri fare le cose più velocemente di te, di dover performare sempre». La sua musica, infatti, non corre veloce, ma si muove in modo quasi liquido, fluendo senza seguire i ritmi imposti dall’industria e dalla grande città, ma solo i propri.
L’intervista a Ceneri
Da bambina si ascoltava musica in casa tua?
La mia famiglia non è mai stata particolarmente cultrice della musica, quindi da piccola ascoltavo quello che si sentiva in casa, ma era molto random. Mi ricordo che mi piaceva un sacco Avril Lavigne, da bambina impazzivo per lei e per i Jonas Brothers. Poi una volta ho ascoltato I Love Rock ‘N Roll di Joan Jett ed è diventato il mio pezzo preferito: mi ha fatto dire “anche io voglio farlo”.

E crescendo i tuoi gusti come si sono evoluti?
Ho iniziato ad ascoltare di più la musica del passato, come i Beatles, Bob Dylan, Amy Winehouse: mi sono appassionata un sacco.
Ti ricordi il primo pezzo che hai scritto?
Sì,mi ricordo che era in inglese e l’ho cantata a questa piccola recita nel parchetto del comune, è stato molto divertente.
Quindi hai iniziato a scrivere prima in inglese.
Sì, perché prima mi vergognavo, quindi volevo un po’ nascondermi dietro un’altra lingua, come se fosse un segreto. Poi man mano ho preso sicurezza.
Tu sei cresciuta in provincia, mi racconti il legame che hai col tuo luogo d’origine?
Sono cresciuta in questo piccolo paese che si chiama Casarza della Delizia, un posto di circa 4mila abitanti nella campagna friulana dove non c’è praticamente niente, solo vigneti e tanta natura. La mia famiglia è sempre stata molto aperta e progressista, anche nell’arte, e i miei mi hanno sempre sostenuta nella musica e mi hanno spinta a intraprendere questo percorso. Sono andata via perché in provincia non ci sono le stesse opportunità di una grande città come Milano, ma quando torno a casa torno a respirare. Mi piace molto il silenzio della natura e quando sono in città mi manca la tranquillità della campagna.
Il fatto di non avere le stesse opportunità di una grande città è stato un limite o uno stimolo?
Assolutamente uno stimolo. Quasi tutte le persone che vivono in provincia devono scontrarsi con la noia e il fatto che spesso non ci siano i mezzi per realizzare i propri sogni: è frustrante, però ti aiuta anche molto a trovare tu stesso i tuoi mezzi e crearti la tua strada come meglio puoi.

E il passaggio a Milano com’è stato?
Molto soft. Ho vissuto a Padova per un po’, e per me è stato come un passaggio intermedio: ho deciso di venire a Milano dopo aver conosciuto già un po’ di persone e aver stabilizzato dei legami. Ho cercato di fare il passo in maniera più safe possibile, anche perché, da persona introversa quale sono, sentivo molto l’ansia del caos della città. Le prime volte che venivo qui percepivo una fretta incredibile che non avevo mai provato prima. Non avevo mai avuto l’ansia di vedere gli altri fare le cose più velocemente di te, di dover performare sempre.
Questa cosa ha rischiato di influenzare il tuo percorso?
Sicuramente sì. Quando fai arte tutto ciò che ti sta intorno ti influenza, e farlo in una maniera serena invece è fondamentale, senza guardare intorno e vedere che gli altri lo fanno in modo diverso da te.
Quando hai capito che la musica poteva diventare un lavoro oltre che una passione?
Dopo l’uscita di Forma liquida. In quel momento ho lasciato il mio lavoro da grafica, mi sono trasferita a Milano e mi sono detta “adesso facciamo musica seriamente, tutti i giorni, e vediamo come va”. Ho sempre sentito questa spinta, aspettavo solo il momento giusto per buttarmi e vivermela in modo tranquillo.
Chi è stata la prima persona a crederci?
Il musicoterapeuta che avevo incontrato al camp di songwriting. Mi ha spinto molto a continuare e mi ha seguito anche negli anni successivi; per me è stata una figura molto importante, perché è stata la prima persona esterna a dirmi che ero brava.
L’anno scorso sei stata in tour con Chiello: com’è stata quell’esperienza?
All’inizio ero un po’ in ansia perché per me erano dei palchi enormi, ma poi è stato molto divertente. Mi sono impegnata tantissimo, facevo un sacco di prove e lezioni di canto perché volevo essere super sicura. E poi abbiamo legato moltissimo, ci accomuna una malinconia di sottofondo che mi piace molto.

Il tuo ultimo singolo è Panico: com’è nato?
Ero in studio con Rocco, il mio produttore, e Wrongonyou, e tra le varie cose è venuta fuori questa demo chitarra e voce che avevo lì da anni. Mi piaceva molto, così l’abbiamo lavorata ed è venuta fuori la magia.
Qual è la cosa che vorresti che alle persone arrivasse della tua musica?
Quando ero piccola ho sempre ascoltato musica pensando che mi stesse aiutando a sentirmi meno sola in quello che stavo provando in adolescenza, quindi quando ho iniziato a scrivere canzoni l’ho fatto pensando proprio a questo. Accompagnare qualcuno nelle proprie emozioni, far sentire le persone capite.
So che stai lavorando al tuo nuovo album, cosa dobbiamo aspettarci?
Siamo in fase di scrittura. Tanta, tantissima scrittura. Voglio che venga fuori un bel disco, in cui si senta che ho messo tutta me stessa. Sarà un album molto folk, molto suonato: non vedo l’ora che tutta questa nuova musica esca.

