Interviste

Dare you to be Dunk Natachai: l’intervista

Abbiamo incontrato la star di “The Heart Killers” e “Dare You to Death” per farci raccontare i segreti dietro la sua carriera, la sua passione per il cibo e molto altro ancora

  • Il17 Giugno 2026
Dare you to be Dunk Natachai: l’intervista

Una skincare routine maniacale, una fame che mette alla prova la pazienza degli amici e un obiettivo che insegue da anni: convincere suo padre che può diventare il leader della famiglia. Prima di tutto questo, però, Dunk Natachai voleva fare l’ingegnere. Poi alla KMUTL di Bangkok gli hanno chiesto di salire in testa alla banda come drum major: le foto sono diventate virali, GMMTV ha chiamato e lui ha risposto: «Sì, certo, perché no?». Oggi è uno dei volti di punta della scuderia, protagonista di Star in My Mind, The Heart Killers e Dare You to Death. I fan italiani li ha già incontrati dal vivo l’anno scorso al suo primo fan meeting a Roma, e quest’anno, il 30 agosto, torna per il JIB Dream Fanmeet 7, con il primo round già esaurito e un secondo aggiunto, come nel 2025.

L’intervista a Dunk Natachai

Quando hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua strada? 

È successo all’università. Prima non era un mio sogno, non avevo mai pensato di diventare attore, perché venivo dall’ingegneria, dallo studio, ero stato anche studente in scambio. Poi sono entrato alla KMUTL, una delle università più conosciute in Thailandia proprio per l’ingegneria, e diverse persone dello staff mi hanno chiesto di fare il drum major. Le foto hanno cominciato a girare parecchio, la gente mi ha notato e GMMTV mi ha contattato. Era una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita. Quando Star in My Mind ha funzionato ho capito che forse era davvero una cosa per me, perché amo interpretare personalità e personaggi diversi. Tutto è iniziato nel 2021 ed è lì che mi sono innamorato della recitazione. 

C’è una promessa che ti sei fatto sul lavoro e che mantieni ancora oggi? 

È una cosa che mi accompagna sempre. Il mio motto è andare avanti giorno per giorno, superarne uno alla volta. Il mio grande obiettivo resta rendere felice la mia famiglia e diventarne il leader. Mio padre è piuttosto severo, è lui il capo di casa, e quel titolo non me lo ha ancora dato. È una cosa che vorrei davvero da lui. Io gli dico “ti dimostrerò che posso farcela” e lui risponde “vedremo”. Il nostro rapporto è un po’ così. Negli ultimi due anni, però, mi ha dato molta fiducia, quindi credo di essere sulla buona strada. 

Quando un ruolo è molto lontano da te, qual è la prima cosa che fai per renderlo credibile? 

La prima cosa è chiedere al regista qual è il background del personaggio, che cosa ha vissuto, com’è fatto. Poi cerco un riferimento, un film a cui agganciarlo. Per Kamin, per esempio, può funzionare qualcosa come Peaky Blinders. A volte, per lo stile, guardo anche i cartoni animati. Vedo film, faccio molti workshop e seguo tante lezioni di recitazione pensate per quel personaggio. Credo poi che anche cambiare fisicamente conti molto. Per Style, in The Heart Killers, ero magrissimo, curavo perfino il punto vita, oltre ai capelli e alle espressioni. Per Kamin, invece, ho messo su parecchia massa. 

Ti serve tempo per lasciare andare un personaggio dopo averlo interpretato? 

Non se ne va subito, mi resta dentro a lungo. Credo serva circa un mese per tornare davvero me stesso. Non lo vivo come una cosa negativa, anzi. Con personaggi come Style e Kamin riesco a vedere il punto di vista di ciascuno e a portarmelo nella vita reale. Il modo in cui Kamin affronta i casi difficili, per esempio, somiglia a come io posso affrontare un lavoro complicato. 

Qual è la parte di questo lavoro che ti piace di più? 

Senza dubbio incontrare le persone, i fan, lo staff, i colleghi. Qui sono tutti molto gentili e c’è un grande sostegno. Io vivo anche di supporto emotivo, le persone mi sostengono e io voglio ricambiare, restituire tutto quell’affetto. 

Che cosa non manca mai nella tua borsa da viaggio? 

Il mio set per la skincare. La protezione solare e i toner pad, ovunque vada. Anche l’ultima volta, in Italia per il fan meeting, mi sono portato dietro tutto il set. Per me è importante, perché ogni giorno maltrattiamo la pelle con il trucco e la detersione, quindi in qualche modo va nutrita. Serve ad avere sempre un aspetto fresco, per i fan ma anche per noi stessi. 

Quale passaggio della skincare non salti mai, anche quando sei stanco? 

Ieri sera, per dire, abbiamo tenuto il trucco per dodici ore. La prima cosa è struccarsi e pulire bene il viso, prima con i balm, poi con le foam. Dopo la doccia uso sieri, creme, vitamina C, tutto quello che serve alla pelle. Al mattino è fondamentale la protezione solare. Non importa se sei in ritardo, quella è indispensabile. 

Che cosa direbbero i tuoi amici più stretti del tuo pregio migliore e della tua abitudine più fastidiosa? 

Come pregio, molti direbbero che sono amichevole, easygoing e tranquillo. Sono disponibile a fare un po’ di tutto, finché non danneggia qualcuno, e direi che è uno dei miei lati migliori. Come difetto, mi ripetono spesso che mangio troppo. Ovunque vada con gli amici mi fermo sempre a prendere qualcosa, quasi ogni ora. Devo sempre avere qualcosa sotto i denti. Loro mi guardano e fanno “dai, ancora?”, e si chiedono come faccia a mangiare così tanto. 

Come passi una giornata libera, da mattina a sera, quando puoi davvero riposarti? 

Prima amavo andare a letto tardissimo e svegliarmi a mezzogiorno. Ora no. Se il giorno dopo so di essere libero, vado a dormire presto e mi sveglio tra le sette e le otto. So che è difficile da credere, ma adesso mi piace, perché ultimamente mi sono appassionato molto al fitness e al benessere. Mi sveglio e mi godo una mattina lenta, le adoro. Prendo il caffè, vado in palestra e, se ho tempo, faccio anche un bagno nel ghiaccio, corro, e chiudo tutto entro le dieci. Così ho il resto della giornata per me, posso vedere gli amici, uscire, mangiare, pranzare, cenare. Quando riesco a fare tutta l’attività fisica al mattino, mi sembra di aver già vinto la giornata. 

La sera che cosa fai? Vai al cinema o preferisci altro? 

No, al cinema no. La sera guardo serie e film e mi godo un buon pasto. Una cosa semplice. Il cibo è centrale nella mia vita. Cucino e mangio. I piatti magari non li lavo, quello lo fa mia madre. 

Qual è il piatto migliore che sai cucinare e qual è il tuo preferito da preparare? 

Sceglierei il pad kra pao. Se dovessi indicare un solo cibo thailandese, sarebbe sicuramente quello. È semplice e si può mangiare ogni giorno senza stancarsi mai. È saporito e mi piace prepararlo. 

E se parliamo di dolci? 

Direi il bing. Non sono sicuro che abbia un nome in inglese. Mi piace prepararlo, è un dolce a tre o quattro strati, abbastanza complicato. L’ho fatto anche in un video su Instagram. In Thailandia è un dessert. La versione classica ha un ripieno di fagioli bianchi e il tuorlo dell’uovo salato. Io però provo gusti diversi, cerco di pensare fuori dagli schemi. A volte metto cocco, mandorle e caramello, altre volte il mochi. 

Guardi anche le tue serie? 

Sì, certo. Le guardo per vedere com’è venuto fuori il personaggio e per riflettere sulla mia recitazione. Di solito le seguo quando vanno in onda. Se ho tempo, guardo sempre gli episodi in diretta. Dipende anche se gli altri sono liberi o no; quando non lo sono, ognuno se le guarda per conto suo. 

I tuoi genitori le guardano con te? 

Le guardano da soli. Solo una volta mia madre ne ha vista una con me, credo l’episodio tre di The Heart Killers. L’ha guardato e a un certo punto ha detto “no, di nuovo, ti prego”, non riusciva a reggerlo e si copriva gli occhi. 

Qual è il tuo film preferito e perché? 

Mi piacciono tanti film, ma il mio preferito di sempre è Diary of a Wimpy Kid. Adoravo i fumetti, ne ho letti sette o otto e, quando usciva un volume nuovo, volevo essere il primo a comprarlo. Ho cominciato in terza elementare, intorno ai dieci anni. C’era un’attività di lettura a scuola, ho preso il libro e ho sentito che potevo stare con me stesso e con la mia immaginazione. 

Se avessi un anno libero, dove andresti e che cosa faresti? 

Andrei in tantissimi posti, non uno solo. Però partirei da casa, sarebbe il mio punto di partenza. Avendo dodici mesi, passerei i primi due a casa. Poi viaggerei prima nei posti vicini, magari Corea, Cina, per esplorare le città. Poi volerei in Europa, magari in Inghilterra, per vedere un po’ di mondo. Uno dei miei obiettivi è proprio fare il giro del mondo e collezionare Paesi, è una delle cose sulla mia bucket list. 

Quando viaggi, c’è qualcosa che vuoi sempre fare? 

Sì, i luoghi simbolo, tipo fare immersioni oppure sciare in Svizzera. E poi c’è la mia passione, il cibo. Devo provare tutto. Quando assaggio qualcosa non mi fermo a “è buono”, cerco di chiedere allo chef quali sono gli ingredienti e da dove vengono. Ovviamente non mi dicono tutto, ma almeno me ne faccio un’idea. In Thailandia, per esempio, il basilico può arrivare dal nord o da altre zone, per dire. Mi interessa sapere da dove viene quello che mangio. 

Articolo di Ambra Schillirò 

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