Gard: «Ogni traccia di “Lividi” è un pezzo di dolore sul mio corpo»
Abbiamo incontrato il cantautore genovese classe 2007, fra i protagonisti dell’ultima edizione di Amici, in occasione dell’uscita del suo primo EP
Cresciuto a pane, acqua e canzoni genovesi, da Tenco fino a De Andrè. Un retaggio che Gard porta anche all’interno del suo primissimo EP, Lividi, uscito il 22 maggio. Si tratta di una combinazione energica di testi dolci-amari, anima rock e melodie tendenti al pop. Fra i grandi protagonisti di Amici 25, il giovane cantautore classe 2007 sa già bene chi è e chi vuole diventare. Nel frattempo, cerca di ritagliarsi uno spazio nell’industria musicale rimanendo semplicemente se stesso.
Nostalgia, solitudine e dolore sono un motore per l’ex alunno di Anna Pettinelli, che descrive le tracce contenute all’interno del progetto come “lividi” sul suo corpo. All’inizio del programma di Maria De Filippi, Gabriele Gard era il ragazzo timido con tanti sogni e altrettanti capelli ricci. Man mano che andavano in onda i diversi appuntamenti del talent show, l’allievo ha dimostrato di saper tirare fuori la grinta, oltre che la voce.
Esibizione dopo esibizione, Gard ha dato prova anche della sua notevole estensione vocale, soprattutto nelle canzoni cantautorali, nelle varie sfide e negli inediti. Amante della musica suonata più che dei sample e dei campionamenti, adesso si prepara già alla dimensione live.
L’intervista a Gard
Il tuo percorso ad Amici è stato molto intenso. Come è andata?
Non avrei mai pensato di entrare. Mio papà mi aveva iscritto senza dirmelo e me l’ha confessato solo una sera a cena. Ho fatto i primi provini, sono andato due volte davanti a Maria De Filippi e poi mi è arrivata la telefonata per presentarmi a settembre alle audizioni. Ho pensato: “Male che vada mi faccio un’apparizione in TV”. Sono andato lì con Inferno. È andata bene, non me l’aspettavo per niente.
Devo davvero ringraziare tutti e non smetterò mai di farlo nemmeno nei confronti di Maria o della mia prof Anna Pettinelli per avermi dato questa possibilità. Per il genere che faccio io è stata una vetrina enorme.
A questo proposito, come descriveresti il tuo sound?
Direi che è un mix di diversi elementi. Nell’EP ci sono diverse influenze pop, acustiche, ma anche tech.
Cosa ti porti a casa da questo percorso dal punto di vista umano e artistico?
Artisticamente parlando, mi porto dietro più tecnica e studio approfondito della musica. Dal punto di vista umano, mi sono reso conto che riesco a tirare fuori la grinta quando serve e a fregarmene delle critiche che non sono costruttive.
C’è qualcosa che faresti in modo diverso?
No, altrimenti non sarei qua ora. Tant’è vero che se dovessi dire qualcosa al me stesso di settembre scorso gli direi: “Vai, fallo”.
Durante il programma comunque hai sperimentato molto, soprattutto sul cantautorato. Ci sono modelli a cui ti ispiri?
Come scrittura mi ispiro tantissimo a Fossati, lo adoro. Scrive in maniera molto cruda, diretta e nel modo più semplice possibile. Allo stesso tempo però i suoi testi sono pieni di immagini, e questa cosa mi fa impazzire. Come melodie o topline mi piacciono molto altri cantautori genovesi come Tenco, Lauzi, De André. Ancora oggi sono sempre attuali quando li ascolti.
Da genovese quanto ti ha influenzato questa scuola?
Influenza tantissimo ascoltare i cantautori genovesi. Io li ascoltavo da piccolo con il nonno. Lui mi ha aiutato e mi ha dato un sacco di input: ci sedevamo sul divano col computer e sentivamo insieme la musica. Tra i miei pezzi preferiti ci sono sicuramente La Costruzione di un Amore di Fossati e Creuza de mä di De Andrè.
Anche la scena genovese contemporanea si sta facendo sempre più strada: Olly, Tedua, Bresh sono solo alcuni nomi.
Ne sono contentissimo. Genova ha tante sfaccettature che gli artisti stanno facendo vedere. Non è solo una “città di anziani” come si dice, ma è un libro da leggere. Io spero di portare la parte un po’ più incazzata, un po’ più divertente e movimentata. Mi piace mischiare nelle mie canzoni la fragilità di un testo con l’aggressività della produzione.
Il tuo EP si intitola Lividi ma all’interno non c’è una traccia che dà il titolo al progetto.
L’abbiamo fatto apposta. Tutte le tracce per me sono dei lividi sulla mia pelle perché sono tratti di dolore. Sono diverse sfumature di sofferenza: dall’amore alla delusione della vita. Ogni livido rimane dentro di me, poi ho imparato a farci pace.
Gard, tu a che punto sei della guarigione del livido?
Sono a metà. Devo ancora maturare e imparare a far passare le cose più velocemente.
C’è anche un po’ un’anima rockettara nell’EP. Penso ad esempio a Lacrime di Fango.
Sì, quella deve rimanere sempre perché arriva dai locali, quelli dove vado ad ascoltare tantissime band straniere. Lacrime di Fango è un inno contro la vita che ti vuole male. Questa canzone è venuta fuori in un momento della mia vita in cui stavo particolarmente male ed è uscita in un paio d’ore. L’ho scritta il giorno prima di entrare ad Amici.
Quali sono state le sfide più difficili da affrontare?
Il battermi per rimanere me stesso. Secondo me la vera forza di un artista al giorno d’oggi è quella di non cambiare e di rimanere veri, se stessi. Per me la musica è libertà, leggerezza e quello che vuole rappresentare l’EP è la libertà di essere ciò che vuoi senza essere giudicato.
C’è un confine tra il Gabriele della vita privata e il Gard sul palcoscenico?
Io nella vita privata sono tranquillo, pacato. Sul palco tiro fuori il mio lato più divertente. Non ho mai messo maschere: quello che sono stato in TV lo sono anche fuori.
Già dai titoli, le tue canzoni creano un immaginario molto forte. Porti temi di introspezione, nostalgia, dolore. Mi viene in mente ad esempio Precipitando.
Precipitando è arrivata in un momento in cui avevo bisogno di cantare una roba un po’ più ballad. L’ha scritta un ragazzo che si chiama Due. Nonostante sia l’unico testo dell’EP che non ho scritto io, è un po’ come se lo avessi fatto perché non appena l’ho ascoltato me lo sono sentito addosso. Era perfetto, non ho voluto cambiare nulla.
E tu come vivi la nostalgia?
Ci vivo perennemente. Ogni tanto un po’ di tristezza, di solitudine. Fa parte della vita.
Al di là del tuo EP hai fatto un featuring in Catalina, il progetto di Caterina, anche lei allieva del programma. Che esperienza è stata?
È stato molto bello. Non appena sono uscito dal programma, Caterina mi ha mandato un file con il pezzo e mi ha chiesto se mi piacesse. Così ho scritto la seconda strofa e lo special. Anche qui l’ho scritta di getto, secondo le le cose spontanee che escono velocemente sono le migliori. Io ho un rispetto estremo per Caterina a livello sia artistico che personale.
Lividi è il tuo primo biglietto da visita fuori da Amici. Cosa speri che arrivi al pubblico?
Spero che arrivi la realtà, senza filtri. Mi reputo una persona senza maschere, senza personaggi.
E come prossimi passi?
Farò assolutamente tantissima musica, voglio scrivere tanto e pensare ai live che devono rigorosamente essere con la band. Sono molto emozionato.
