Interviste

Geolier oltre San Siro: il fratello Gaetano racconta Golden Boys e il nuovo hub musicale di Napoli

Dopo il debutto allo Stadio di Milano, Palumbo racconta la crescita della società che sta dietro il successo del rapper e il progetto di un grande polo creativo nel Sud Italia

  • Il15 Giugno 2026
Geolier oltre San Siro: il fratello Gaetano racconta Golden Boys e il nuovo hub musicale di Napoli

Foto di Vittorio Cioffi

Qualche giorno dopo il primo importante concerto allo stadio San Siro di Milano di Geolier, abbiamo fatto il punto con chi ci lavora ogni giorno e lo conosce bene, anzi benissimo. Suo fratello, Gaetano Palumbo, che ha fondato Golden Boys. È proprio insieme a lui che Emanuele sta costruendo un progetto che va oltre la sua carriera musicale. Gaetano, il fratello maggiore — circa vent’anni più grande di Emanuele — aveva già maturato una significativa esperienza nel mondo dell’illuminazione quando ha iniziato a lavorare con lui e, soprattutto, aveva imparato «a scegliere il team che è la cosa più importante», come ci racconta.

Oggi Golden Boys continua a crescere: nel team figura anche Alessandro Quagliata, ex General Manager di ESSE, e presto verranno annunciati nuovi ingressi. Si apre anche a nuovi contesti come quello dei Capri Awards, nato l’anno scorso «in un’isola dalla bellezza indescrivibile dove c’erano più concorsi letterari», racconta Palumbo. «Noi abbiamo voluto portare gli artisti emergenti e così faremo anche quest’anno. Un concorso aperto ovviamente ai giovani di tutta Italia».

L’intervista a Gaetano Palumbo

Che cosa è davvero importante offrire agli artisti oggi?

Innanzitutto una visione chiara e costante nel tempo, oltre a un team dedicato. Un ragazzo giovane può essere travolto dalle emozioni più diverse, quindi è fondamentale fornirgli supporto anche dal punto di vista umano.

State diventando un punto di riferimento importante per Napoli. La città potrebbe crescere ancora di più sotto questo aspetto? Si dice sempre che Milano sia la città della musica, forse soprattutto per la presenza delle case discografiche.

Stiamo costruendo una struttura di 5 mila metri quadrati proprio con questa visione. Ci saranno studi di registrazione, sale prove, set fotografici e, naturalmente, gli uffici di Golden Boys. Diventerà un hub musicale a 360 gradi, con l’obiettivo di diventare un polo di riferimento per il Sud Italia, perché strutture di queste dimensioni, da Roma in giù, non ce ne sono.

Il Comune è coinvolto nell’operazione?

Per il momento no, anche se in futuro potrebbe nascere una collaborazione. È un progetto interamente firmato Golden Boys, che vogliamo realizzare per la nostra città e per restituire, almeno in parte, ciò che Napoli ha dato a noi.

Qual è la soddisfazione più grande che avete ottenuto in questi anni?

Essere partiti appena due o tre anni fa ed essere arrivati dove siamo oggi, costruendo un intero ecosistema attorno a un artista cresciuto in maniera esponenziale. Per noi è già un risultato enorme, soprattutto considerando che io non provenivo dal mondo della musica.

Oggi è ancora più complicato, no?

Decisamente. Sappiamo che il mercato è dopato. Ci sono artisti che arrivano al primo posto in classifica e poi precipitano nel giro di poco tempo. Come management devi esserci sempre, anche dal punto di vista psicologico.

Qual è il consiglio più importante che hai dato a Geolier?

Di rimanere se stesso, con i piedi per terra, senza farsi guidare dalle logiche economiche. Siamo stati fortunati perché i nostri genitori ci hanno trasmesso valori solidi e una linea da seguire, ed Emanuele non ha mai perso la testa. Da parte mia, credo di non averlo mai spinto verso qualcosa in cui non credeva davvero.

Come si fa a costruire un concerto unico allo stadio al giorno d’oggi?

Non è semplice: ormai devono essere eventi, non soltanto concerti. L’anno scorso avevamo investito molto sui droni e anche quest’anno sapevamo quanto fosse importante l’aspetto “spettacolare”. L’idea è che il pubblico torni a casa con qualcosa da raccontare: quest’anno, per esempio, il volo di Emanuele, le fiamme, tutte le emozioni vissute durante la serata. Si tratta comunque di uno spettacolo molto lungo. Noi cerchiamo di mantenerlo entro le due ore e mezza, perché altrimenti Emanuele andrebbe avanti ancora. Inoltre ci sono pochi ospiti. È uno show estremamente impegnativo dal punto di vista fisico: basterebbe ridurlo di mezz’ora per renderlo molto più semplice da gestire, ma lui tiene davvero a dare il massimo ai suoi fan dal vivo.

Quanto è importante il fatto che il concerto del 28 giugno allo stadio Maradona di Napoli verrà trasmesso in streaming globale su Amazon Music?

Ne siamo onorati. Amazon ha scelto artisti come Bad Bunny e Kendrick Lamar e quest’anno, in Italia, ha scelto Geolier. Inoltre si tratta dell’ultima data del tour negli stadi, quindi il valore simbolico è ancora più forte.

Bad Bunny e Geolier: hanno qualcosa che li unisce?

Entrambi sono riusciti a portare la propria storia e tradizione locale in un contesto più ampio, che sia nazionale o globale. Detto questo, non vogliamo certo metterli a confronto.

Quest’anno il Marra Block Party ha avuto un significato enorme per il quartiere Barona da cui proviene Marracash, Geolier potrebbe mai farlo a Secondigliano?

Già il listening party organizzato a Napoli per l’uscita di DIO LO SA ha avuto un significato importante per il suo quartiere. Sono sicuro che in futuro verrà realizzato qualcosa di simile, almeno dal punto di vista concettuale, perché Emanuele è profondamente legato ai luoghi da cui proviene e lo ha dimostrato in ogni modo possibile.

Share: