I nuovi Santi Francesi: «Abbiamo alzato la manopola della pazzia al massimo»
L’ultimo singolo “Guerrilla” ha inaugurato una nuova fase per il duo: Alessandro e Mario vorrebbero mettere la rabbia da parte ma, nel frattempo, la sfogano nella loro musica
Foto di Agnese Carbone
Ribaltati. È una soddisfazione impareggiabile quando, con una singola parola, riesci a descrivere una situazione da tutti i punti di vista. I Santi Francesi sono ribaltati perché il loro nuovo singolo Guerrilla è una roba del tutto diversa da quanto hanno pubblicato finora. Sono ribaltati perché in studio hanno mescolato i ruoli e Alessandro si è ritrovato dietro alla batteria. Poi perché quando ci connettiamo su Zoom per l’intervista Mario esordisce sorridendo: «Passiamo dalle 10 alle 12 ore in studio quasi tutti i giorni ultimamente». Il merito dell’aggettivo va attribuito ai due artisti. Sono loro che, a fine chiacchierata, si descrivono con due termini: ribaltati, appunto, e banditi.
In quest’ultimo caso sono convinto che l’ispirazione sia derivata dalla discussione che avevamo avuto fino a qualche momento primo. Nell’ultima settimana si è parlato molto del loro ritorno sulle scene e di come, per sonorità e stile, il nuovo brano ricordi i Twenty One Pilots. Bandito era uno dei brani più importanti di Trench e della parabola del personaggio di Clancy sul quale la band statunitense ha costruito l’immaginario dei suoi dischi da Blurryface fino all’ultimo (di sempre?) Breach. Guerilla, personalmente, ha qualcosa che rimanda a Heavydirtysoul, soprattutto nell’incedere di batteria. Eppure, è il drop che apre al ritornello la chiave. «La vera reference sono gli AWOLNATION» rivela Alessandro. La band losangelina, tra l’altro, aveva aperto proprio il Bandito Tour dei TOP nel 2018.
In questo anno di “pausa” dalle scene, i Santi Francesi si sono presi del tempo per vivere e scrivere. Il loro ultimo EP, Potrebbe non avere peso, pubblicato poco dopo la loro partecipazione al Festival di Sanremo nel 2025, era un disco registrato alla vecchia maniera e che li riavvicinava al sound più rock dei loro primissimi lavori. Con Guerrilla l’approccio è rimasto lo stesso, raccontano, ma la voglia di sperimentare e provare nuove soluzioni è aumentata.
Merito anche del loro nuovo studio nel quale, oltre a scrivere i nuovi pezzi, si stanno anche preparando per il tour estivo. Le prossime date saranno un altro viaggio nel tempo. Un ritorno a quando sul palco si ritrovavano a suonare dei brani inediti e a scoprire in diretta la reazione del pubblico. Accadrà di nuovo nelle prossime settimane, promettono. In fin dei conti è il modo migliore per uscire dalla caverna creativa e traslare quel divertimento ritrovato nel fare musica, in qualcosa di ancora più forte ed emotivo.
L’intervista ai Santi Francesi
Cos’è successo in questo lasso di tempo dall’ultimo EP a Guerrilla?
Alessandro De Santis: Sono successe tante cose, soprattutto dal punto di vista musicale ed emotivo. Ci siamo ritrovati spesso a guardarci in faccia per delineare, forse per la prima volta, una direzione un po’ più precisa per la nostra carriera. Capire quali battaglie vogliamo combattere e quali no. Abbiamo scritto per tutto il tempo, a parte alcune pause che, sono fisiologiche perché se non vivi e non fai delle cose, finisci a scrivere del nulla. C’è bisogno proprio di spazio e di silenzio ogni tanto. Oggi è sempre più raro prendere una decisione del genere, ma fino a qualche anno fa era una cosa normale.
Mario Lorenzo Francese: Ci vuole tempo per costruire un qualcosa di cui poi ti senti soddisfatto. Forse abbiamo passato anni a fare le cose di getto senza pensarci troppo e invece questa volta ci siamo presi un periodo sufficiente per lasciare macerare le idee. Abbiamo anche ripreso in mano delle cose che avevamo scritto anni fa e le abbiamo rigirate.
Una vostra peculiarità è quella di “rinascere” e mutare a ogni progetto.
A:Quello che dici è vero, ma non è uno schema. Siamo proprio fatti così come persone, da sempre. Giorno dopo giorno accumuli una serie di conoscenze e consapevolezze che a un tratto ti fanno rivalutare quanto hai fatto in passato, al punto che arrivi a buttare tutto nel cesso e ricominciare da zero. Ancora oggi, a 28 anni, mi succede di guardarmi indietro e di pensare: “Perché pensavo questa cosa?”.
Quando mi avevate parlato dell’EP Potrebbe non avere peso, avevate sottolineato l’importanza di tornare a fare le cose come un tempo in studio. Anche ora state adottando lo stesso approccio?
A: Sì, secondo me quello che stiamo scrivendo è un’evoluzione musicale dell’ultimo EP, ma con la manopola della pazzia alzata al massimo. C’è sempre quel desiderio di voler tornare un po’ alle sensazioni di divertimento che donava il fare musica. Vogliamo provare delle emozioni forti, che siano belle o brutte.
M: Siamo in un momento in cui ci sentiamo protetti. Avere delle persone intorno che hanno fiducia in te e che ti spronano nella follia è molto importante per seguire il proprio istinto.
Guerrilla ha stupito un po’ tutti per le sonorità e lo stile. In molti sostengono che state prendendo una deriva alla Twenty One Pilots. Vi ritrovate nel paragone?
A: L’influenza dei Twenty One Pilots c’è e non è mai casuale. In realtà, se proprio vogliamo essere precisi, per quanto riguarda questo pezzo, per quel drop che è una sorta di cavalcata delle Valchirie, la reference sono gli AWOLNATION. Nello specifico il pezzo che apre e dà il titolo al loro album Here Comes the Runts. Quel brano ci ha ispirato tantissimo.
M: Il drop di Guerrilla l’avevamo in cantina da diverso tempo. Era una mia vecchia produzione che non avevamo mai utilizzato, ma questa volta il pezzo è venuto fuori in mezzora.
L’ultimo EP era un disco al tempo futuro, ora siete tornati rabbiosi. Cosa vi fa arrabbiare?
A: La lista è lunghissima (ride, n.d.r.). Sfogare la rabbia nella musica è la cosa migliore anche se, a un certo punto, sarebbe bello smettere di provare quel sentimento. Spero che vada via o quantomeno si trasformi in qualcos’altro con gli anni. Anche per questo ho inserito una citazione a Winnie The Pooh all’inizio del ritornello (Oh rabbia è una frase che l’orso Disney ripete spesso, n.d.r.). Purtroppo continuano a esserci un sacco di cose che ci fanno arrabbiare come delle bestie.
M: La rabbia però è venuta fuori più dalla strumentale. I suoni ci hanno fatto capire il senso stesso della canzone.
E le cose che vi fanno stare bene?
A: Se mi guardo intorno, sono pochissime le cose che non mi fanno ingrigire e venire voglia di allontanarmi dal mondo. O che mi istigano a continuare a scrivere canzoni senza ritirarmi in una grotta. Sono l’arte, in primis, l’amore, e soprattutto la scienza. Tutti coloro che ogni giorno cercano di capire cosa succede nel mondo per far sì che le nostre vite siano migliori.
In Guerrilla c’è anche una sorpresa alla batteria…
M: Abbiamo lavorato insieme a un nuovo batterista che si chiama Alessandro De Santis (ride, n.d.r.). Questo nuovo studio, per il quale ringraziamo Tommaso Colliva che ci supporta sempre, ci ha ispirato molto. Ale ha un suo modo di suonare la batteria che si sposa alla perfezione anche con il suo stile canoro. Per Guerrilla è andata così, poi vedremo per i prossimi pezzi.
Alessandro, suonerai la batteria anche in tour?
A: È difficile sia la traccia di batteria che la linea del cantato, quindi probabilmente no. Magari un domani succederà che tutti e due suoneremo delle cose strane sul palco, forse anche con un altro nome, vedremo.
M: Questo vale per spiegare che non esiste una versione giusta delle cose, ma quella più adatta. La sfida è andare oltre l’egoismo che c’è in ognuno di noi nello scrivere qualcosa, nel proporre delle idee e dei suoni. Alla fine, quando arriva quella scintilla che ci accende, si mette ogni cosa da parte e si segue il flusso.
Sfrutterete il tour per testare qualche nuovo pezzo e vedere la reazione del pubblico?
A: Molto probabile, anche se non sappiamo ancor bene quali. È tantissimo tempo che non facciamo una cosa del genere e quest’estate sarà l’occasione per tornare un po’ a provare quelle sensazioni del suonare una canzone nuova dal vivo davanti a qualcuno che l’ascolta per la prima volta e vedere cosa fa.
M: Sì, ci riporta ai nostri esordi, quando invece capitava spessissimo che suonassimo degli inediti durante i nostri concerti.
Prima parlavate di divertimento e di come lo avete riacquistato in questo ultimo anno. C’è qualcosa che oggi non rifareste come un tempo o di cui vi siete pentiti?
A: Pagare l’affitto a Milano (ride, n.d.r.). A parte gli scherzi, siamo molto assurdisti. Siamo dell’idea che se siamo dove siamo ora è per via delle scelte che abbiamo fatto in passato. Se abbiamo compreso come fare qualcosa è perché abbiamo fatto qualche cazzata. Poi magari tra un mese ci rendiamo conto di nuovo di non aver capito nulla…
Quale è l’aspetto più divertente?
A: Quando faccio un pezzo con Mario e poi lo ascolto in macchina mentre sto tornando a casa. Basta quello. Abbiamo scritto una canzone e sono contento. La reazione di chi la ascolta è qualcosa che viene dopo.
Come descrivereste oggi i Santi Francesi?
A: Ribaltati.
M: Banditi.

