Interviste

La normale vita di un “American Teen”: intervista a Khalid

È stato premiato agli MTV Video Music Awards come “Best New Artist” e con il singolo Location ha collezionato centinaia di milioni di click su Spotify e su YouTube: Khalid è il 19enne cantante americano che giovedì 12 ottobre ha aperto la prima data italiana di Lorde al Fabrique di Milano. Negli Stati Uniti il […]

Autore Federico Durante
  • Il13 Ottobre 2017
La normale vita di un “American Teen”: intervista a Khalid

È stato premiato agli MTV Video Music Awards come “Best New Artist” e con il singolo Location ha collezionato centinaia di milioni di click su Spotify e su YouTube: Khalid è il 19enne cantante americano che giovedì 12 ottobre ha aperto la prima data italiana di Lorde al Fabrique di Milano.

Negli Stati Uniti il suo album di debutto American Teen, pubblicato a marzo 2017, ha raggiunto la 9° posizione della Billboard 200. «L’album è la storia, dall’inizio alla fine, di un teenager medio americano durante una sua giornata tipica al liceo – racconta Khalid – In questo periodo storico gli adolescenti devono affrontare un sacco di difficoltà, sia che abbiano problemi reali o di relazioni, ma anche semplicemente se devono affrontare la realtà».

Nella tua title track, American Teen, canti “We don’t always say what we mean. It’s the lie of an American teen”. Di quale bugia parli?

Nel mio caso si tratta del fatto di non essere troppo sincero con i miei genitori, per esempio sgattaiolando fuori di casa per andare alle feste. Il fatto è che come teenager in generale non sappiamo ancora bene chi siamo, scopriamo noi stessi poco alla volta. Un giorno posso dire una cosa e due anni dopo esclamare “Ma io non lo penso affatto!”. Siamo in costante cambiamento. Queste sono le “bugie” di un teenager americano.

Nella stessa canzone dici anche “I’m proud to be American”. Che cosa ti rende orgoglioso?

Per me quella frase significa che sono orgoglioso di essere me stesso, di essere una persona formata dalle esperienze con cui sono cresciuto. Ero un military child (la madre lavora nell’esercito, ndr), sono afroamericano, avevo 17-18 anni ed ero molto orgoglioso di essere la persona che sono. Se non fossi stato Khalid non sarei stato in grado di fare ciò che amo. Per questo ne vado fiero.

Nelle tue canzoni parli della normale vita di un normale teenager americano, ma all’età di 19 anni hai collezionato premi internazionali e diverse centinaia di milioni di stream su Spotify: qual è la tua location nella vita in questo momento?

Anche se la mia vita sta cambiando e non sono più un teenager in senso stretto, porto tutti i miei amici con me ovunque io vada. Due dei miei migliori amici sono in tour con me in questo momento. Viaggiano per tutta l’Europa con me, visitando città che non avevano mai visto prima. Quando torno in America ho un po’ più di amici intorno a me: sono tutti amici che avevo prima di iniziare a fare musica. Il lavoro che faccio adesso è davvero impegnativo e a volte mi sento come se avessi 25 anni ma non è così. Voglio bene ai miei amici.

KHALID

La tua musica unisce elementi R&B a un approccio molto melodico: quali sono le tue influenze pop?

Le mie influenze sono per esempio Michael Jackson, Usher e Brandy, Aaliyah, Father John Misty, The Weeknd. Ce ne sono davvero tante ma queste sono le principali in questo momento.

Cosa ti piace di Lorde? Cosa pensi di avere in comune con lei?

Anche Lorde è una delle mie influenze. La adoro da quando ero al liceo tre o quattro anni fa per via del suo esprimere la giovinezza in termini di ribellione. Non aveva paura di uscire dal recinto ed essere se stessa, spingendo in là i limiti dell’essere teenager. Questo è qualcosa che ho provato a fare anch’io vedendo le sue performance. È molto espressiva sul palco per come si muove e per quello che prova. È quello che anche a me piacerebbe fare: mi ispira ogni sera. Vedere i suoi spettacoli mi permette di diventare un performer migliore.

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