Interviste

Per Offroad Kantapon è una questione di numeri: l’intervista

In occasione dello scorso JIB Dream di Roma, abbiamo incontrato il cantante e attore thailandese per farci svelare segreti e passioni

  • Il5 Luglio 2026
Per Offroad Kantapon è una questione di numeri: l’intervista

Ve lo dico subito, la prima cosa che ho scoperto dell’attore e cantante thailandese Offroad Kantapon è che è un nerd. E non avete idea di quanto. A un certo punto ha tirato fuori il telefono, mi ha mostrato un foglio di Excel e ha cominciato a spiegarmelo per filo e per segno. Le colonne, i grafici, come funzionava, con la stessa euforia di un bambino che ti fa vedere il suo giocattolo preferito. Quei numeri, per lui, erano una cosa bellissima. E non è una posa, Offroad si è laureato in Economia aziendale e va matto per la finanza, tanto che dice senza problemi di voler diventare miliardario.

Classe 2000, è arrivato secondo al talent LAZ iCON e ha debuttato nella boyband LAZ1, poi è passato alle serie, da Love in Translation a Century of Love fino a The Wicked Game, quasi sempre in coppia con Daou Pittaya. Ed è proprio con Daou che il 9 maggio è arrivato a Roma per la prima volta, per il JIB Dream, la loro unica tappa europea. E di quei giorni a Roma ci ha raccontato un po’ di tutto, dal cibo che lo ha conquistato alla figuraccia di cui ancora ride. 

L’intervista a Offroad Kantapon

Come è nata la voglia di recitare? 

È nato tutto dal fatto che sono cresciuto guardando film e serie fin da piccolo. Non avevo videogiochi, né computer o console per giocare con gli amici, avevo solo CD e DVD, così andavo a noleggiare film. Era la mia felicità più grande. Mi affascinava l’idea che un attore potesse vivere come un personaggio. Diventare qualcuno che nella vita reale non sarebbe mai stato. Ho iniziato ad amare la recitazione per questo. Mi permette di fare cose che nella vita reale non posso fare. 

C’è un consiglio che ti hanno dato e che segui ancora oggi sul set? 

Sì. Me lo ripeto sempre: «Un personaggio è un essere umano, non un robot». Ai tempi di Century of Love non avevo ancora capito cosa fosse recitare. Pensavo bastasse imparare le battute e dirle. Ma non basta. Un personaggio ha un’anima, ha emozioni, e devi farle passare anche con il corpo. 

Cosa capisce male di te chi ti incontra per la prima volta? 

All’inizio mi scambiano per un tipo rilassato, uno a cui scivola tutto addosso. In realtà sono un overthinker e sulle cose della mia vita faccio sul serio. 

Secondo i tuoi amici più stretti, qual è il tuo pregio migliore e qual è il difetto più fastidioso? 

Il pregio è che sono uno sincero e con gli amici ci metto tutto. Il difetto è che a volte sono troppo serio, quando attacco a parlare finisco per filosofeggiare su tutto. 

Che rapporto hai con i soldi? 

I numeri e la finanza mi piacciono parecchio, e fare i conti mi riesce naturale. Mi diverte capire come si diventa ricchi. Punto a diventare miliardario. Da bambino ho vissuto in povertà e per questo la gente mi trattava male. Non voglio ritrovarmi mai più in quella condizione. Prima eravamo benestanti e quando hai i soldi sei sempre circondato di gente. Poi la mia famiglia è entrata in crisi economica e si sono dileguati tutti. Hanno offeso mia madre e tutti noi, perfino dei parenti. È una cosa che mi ha ferito tantissimo. Per questo voglio mantenere la mia famiglia con i soldi che guadagno io e tenerla al sicuro. 

Se potessi creare un progetto tutto tuo, da zero, cosa faresti? 

Ho un grande sogno. Vorrei aprire una mia azienda, con una sua cultura. Un posto dove sono tutti contenti, non solo io, dove ci guadagnano i dipendenti, i clienti e anche i fornitori. Mi interessa il mondo del food, quindi mi piacerebbe lavorare lì. È un sogno grande e difficile, perché ci vuole tanto tempo. 

Qual è il tuo film preferito? 

The Wolf of Wall Street. È il motivo per cui ho iniziato a interessarmi di finanza, volevo capire come si fa a diventare ricchi. 

E il tuo libro preferito? 

Leggo libri di finanza. All’università compravo questi libroni e li leggevo ogni giorno, tornavo a casa dopo le lezioni e continuavo a leggere. 

Qual è l’app che ti consuma più batteria? 

Excel. Lo uso per raccogliere dati, seguire i miei investimenti e fare previsioni. 

Hai un portafortuna? Se sì, cos’è e che storia ha? 

È un pezzo del vestito di un monaco. Era il bisnonno del bisnonno di mia nonna, un monaco molto famoso e rispettato. Questo pezzo di stoffa è passato di generazione in generazione nella mia famiglia, è una specie di eredità, da mia nonna a mia madre e poi a me. Ha un grande significato per me. Mi fa sentire che ho attorno persone buone e sincere. La sincerità per me è una delle cose più preziose. Credo che questo portafortuna mi aiuti ad attirare persone vere, e se uno non lo è, prima o poi si allontana. 

Ti è mai successo qualcosa che ti ha fatto credere davvero al suo potere? 

Una volta ho rischiato un incidente. Ero in bicicletta e arrivava un camion a tutta velocità, mi avrebbe preso in pieno, e invece si è fermato. Per me è stata una cosa quasi soprannaturale. 

Quali sono le tre cose che porti sempre in viaggio? 

Gli auricolari, prima di tutto. Sono piuttosto introverso e quando sono in mezzo a tanta gente ho bisogno di crearmi un mio spazio. Con gli auricolari posso guardare una partita o qualcosa che mi tenga nella mia bolla. Poi il caricabatterie, perché uso il telefono tutto il giorno e se mi si scarica non combino niente. E il burrocacao. 

Cosa mangi quando ti serve energia in fretta durante il lavoro? 

Un wrap, perché è completo. Ha carboidrati, proteine e fibre. Ed è comodo da mangiare quando hai poco tempo. 

Hai un’abitudine che ti aiuta a reggere le giornate di riprese più lunghe? 

Mi piace bere il matcha puro. Solo matcha e acqua, senza zucchero. Mi tiene sveglio. Adoro anche il caffè, ma l’effetto passa in fretta, il matcha invece dura di più. 

Cucini? E qual è il tuo piatto forte? 

Sì, me la cavo bene con il cibo thailandese. Vengo dal sud della Thailandia, dove si mangia molto piccante. So fare il nam prik kapi, una salsa piccante a base di pasta di gamberi. L’odore è fortissimo, ma è buonissima, soprattutto con maiale fritto o frittata e riso. L’ho imparata guardando i miei genitori, che adorano cucinare. 

Qual è stata la cosa più buona che hai mangiato a Roma? 

Domanda difficilissima, perché in Italia ho mangiato un sacco di cose buone. Ma se devo sceglierne una, dico i fiori di zucca fritti ripieni di formaggio. Mi sono piaciuti tantissimo per la consistenza e per quanto erano succosi. Un piatto semplice, ma è quello che mi è rimasto più impresso di tutto il viaggio. 

Hai comprato qualcosa da portare a casa? 

In realtà no. Ho passato quasi tutto il tempo a girare la città e a riposarmi un po’. Se avessi potuto, avrei portato a casa gelato e pizza per tutti, ma temo sia impossibile.  

Qual è il posto che ti è piaciuto di più a Roma? 

Il Colosseo. La storia mi ha sempre affascinato, ed è anche un posto che avevo visto tante volte nei film. Vederlo dal vivo è stato speciale. È pieno di storie e di memorie del passato, e questo per me lo ha reso ancora più importante. 

C’è qualcosa per cui avresti voluto più tempo a Roma, non da turista ma da persona normale? 

Avrei voluto più tempo per visitare le chiese in Vaticano. Per arte e architettura è uno dei posti più belli del mondo. Mi sarebbe piaciuto fermarmi a guardare ogni dettaglio, perché resto a bocca aperta davanti alla cura e alla dedizione che ci sono volute per creare qualcosa di così bello. 

Qual è stata la cosa più divertente del viaggio a Roma? 

Questa è una storia abbastanza imbarazzante. Daou aveva lasciato un burrocacao e un correttore nella mia borsa, ma non sapevo quale fosse quale. Faceva freddo e avevo le labbra molto secche, così ho preso uno dei due stick e me lo sono passato sulle labbra senza pensarci. Era il correttore, non il burrocacao. Per fortuna non mi ha visto nessuno, altrimenti mi avrebbero preso in giro per un bel po’. 

Articolo di Ambra Schillirò 

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