xikers: «Il nostro genere? Ci piacerebbe inventarlo»
La band K-pop di KQ Entertainment ha dato inizio alla nuova fase con il settimo EP “ROUTE ZERO : The Ora”. Azzerate le coordinate, si parte per un nuovo viaggio
Courtesy of KQ Entertainment
Fin dal loro debutto sono sempre stati in continuo movimento, sia fisico che artistico. Il loro nome, d’altronde, riassume benissimo questa peculiarità: la x che indica le coordinate e il termine hikers che sottintende il viaggio. La caratteristica principale degli xikers è sempre stata quella di non averne una in particolare. Il loro è un costante andirivieni stilistico che pesca da qualsiasi genere o produzione li attragga in quel momento. Per MINJAE, JUNMIN, SUMIN, JINSIK, HYUNWOO, JUNGHOON, SEEUN, YUJUN, HUNTER e YECHAN, come ci raccontano durante l’intervista, è proprio il concetto di genere a non funzionare. Se già con la serie HOUSE OF TRICKY a ogni EP ci si poteva aspettare qualsiasi cosa, ROUTE ZERO : The Ora azzera ogni cosa.
Chiusa la prima fase, il nuovo corso della band di KQ Entertainment, inizia con il settimo mini-album e cinque brani che uniscono hip hop, trap, elettronica e qualche tocco pop- rock, in particolare nella conclusiva Outside. Se l’estetica sfiora l’universo horror videoludico retro e un’immagine da rockstar, il vero senso del concept è racchiuso nell’energica titletrack OKay. Un singolo che non punta sui classici stilemi della hit K-pop, con una coreografia “spezzettata” tra i vari componenti e un ritornello senza cori ma con una sequenza di versi e ok ripetuti. Gli xikers tornano grintosi e rassicurano se stessi e i road𝓨s: è ok non essere ok. Con buona pace dei critici.
«Spero che i nostri fan si uniscano a noi per vedere dove ci porteranno i nostri passi. Sono convinto che sarà un viaggio divertente» spiega il leader della band MINJAE. È facile dedurre che siano già molto abituati alle loro scorribande stilistiche. Escursioni che sono coincise con una crescita sia a livello di scrittura che di produzione, accompagnata da un’esperienza accumulata dal vivo con un tour mondiale e l’apertura dei concerti dei loro fratelli maggiori ATEEZ. Il fatto di non avere un colore musicale ben definito può essere un’arma a doppio taglio. Nel caso degli xikers questo discorso non regge. La loro forza sta in una ricerca senza ritrovamento, in un itinerario senza una meta prefissata. Ogni volta è un nuovo territorio inesplorato.
L’intervista agli xikers
Siete giunti al settimo EP, come vi sentite all’alba di questa vostra nuova fase artistica?
HUNTER: Siamo emozionati, ma anche un po’ ansiosi, dato che ci stiamo avventurando in un terreno sconosciuto. Tuttavia, credo che la crescita derivi proprio dall’uscire dalla propria zona di comfort e dal mettersi alla prova con cose che all’inizio possono sembrare scomode, ma che alla fine aprono le porte a nuove conoscenze ed esperienze.
ROUTE ZERO: The ORA segna un nuovo inizio dopo TRICKY HOUSE. Qual è l’idea alla base di questo nuovo concept?
MINJAE: ROUTE ZERO significa ripartire da zero. Anziché seguire un percorso già tracciato, abbiamo azzerato tutte le nostre coordinate per tracciare un sentiero che sia solo nostro. Dall’esterno potrebbe non sembrare così, ma crediamo che sia molto più stimolante seguire una strada personale piuttosto che limitarsi a percorrere quella di qualcun altro.
Quanto è stato lungo il processo creativo di questo disco?
YUJUN: Credo che ci siano voluti circa quattro mesi perché tutto prendesse forma e fosse completato.
Cosa vi portate dietro e avete imparato dall’esperienza con i capitoli di TRICKY HOUSE?
HYUNWOO: Nel mio caso sento di imparare e crescere continuamente. In tutto questo percorso ho capito una cosa: non devo sentirmi troppo nervoso o preoccupato davanti ai road𝓨s. L’affetto che riceviamo non lo diamo mai per scontato. Grazie a quel sostegno costante e sincero, ho la netta sensazione che stiamo diventando, a poco a poco, una famiglia.
Come descrivereste la vostra nuova casa che abbiamo visto per la prima volta nel trailer dell’EP?
HYUNWOO: È difficile per noi entrare troppo nei dettagli, perché riteniamo che una parte di questo tema debba essere lasciata aperta affinché i fan possano interpretarla a modo loro. Per me la casa rappresenta sia il comfort che le possibilità. Tutti hanno bisogno di un posto dove riposarsi, ma penso anche che sia importante essere pronti a partire alla volta di qualcosa di nuovo, all’inseguimento dei propri sogni, quando arriva il momento.
Come funziona il processo creativo alla base della trama e dell’idea di fondo? Li sviluppate con largo anticipo, al punto da sapere già come si svolgerà la storia?
YECHAN: Di solito la trama viene definita prima ancora di iniziare le registrazioni e le riprese video. Ci assicuriamo, innanzitutto, che tutti comprendano appieno la storia e il messaggio, e poi costruiamo l’album attorno alla visione condivisa. Questo iter creativo ci permette di dare vita al concept in modo più coerente e mirato.
Che sensazione vi fa vedere la vostra versione animata?
JUNGHOON: Credo che il risultato sia stato ancora più carino di quanto mi aspettassi. Ho visto anche alcune interpretazioni dei personaggi in stile retrò realizzate dai nostri fan ed erano tutte adorabili. È stato davvero divertente vedere come le persone ci reinterpretano in quel tipo di stile.
Quale verso descrive meglio il vostro nuovo EP?
SEEUN: «Stay in your lane, just cut it. Since when did you care so much» tratto da OKay. Penso che riassuma molto bene l’album. Anche se le persone hanno le loro opinioni, credo sia importante fidarsi di sé stessi e rimanere fedeli a ciò che si è. Proprio per questo è una frase che mi colpisce particolarmente.
OKay, è uno dei vostri pezzi più catchy. Quanto ha inciso questo aspetto nella sua scelta come title track?
HUNTER: Sì, fin dal titolo. Okay è una parola che usiamo nella vita di tutti i giorni quasi senza pensarci. Anche da sola, ha già un che di iconico. È un termine che tutto il mondo usa costantemente, senza nemmeno fermarsi a definirne il significato esatto. Poi la canzone ha un ritornello davvero coinvolgente, specialmente nella parte in cui ci scambiamo delle improvvisazioni ripetendoci a vicenda «okay». Anche la melodia dell’intro è molto orecchiabile, quindi ci è sembrata la scelta perfetta per una title track.
Avete adottato un approccio particolare nella coreografia?
JUNMIN: Dato che volevamo generare un’atmosfera più da “mega crew” di ballerini, ci siamo concentrati meno sulla sincronizzazione di ogni movimento come gruppo e più su come ogni membro potesse distinguersi. Ognuno hai propri momenti e questo mantiene una forte energia costante per tutta la durata dell’esibizione.
Quale è stato invece il brano più complesso da registrare e produrre?
JUNGHOON: Credo che Graffiti sia stata la canzone sulla quale abbiamo passato più tempo. Non è stata facile da interpretare appieno, quindi nel mio caso mi sono dovuto ingegnare molto per trovare il tono adatto e la giusta espressività. Al contrario, Trophy è stato il brano più semplice.
Pensando alle vostre canzoni precedenti, come ICONIC, le chitarre hanno acquisito sempre più risalto. Il concept di ROUTE ZERO : The Ora iconograficamente lo è persino di più. Cosa vi affascina di questo genere?
SUMIN: Sono sempre stato attratto dall’energia grezza e intensa della chitarra elettrica. Ha un suono che cattura immediatamente l’attenzione, e penso che questo sia simile all’attitudine nostra band. Abbiamo un forte desiderio di farci notare e di mostrarci alla gente così come siamo. E la chitarra elettrica esprime perfettamente questo nostro lato.
A proposito di generi musicali, ce n’è uno che non avete ancora esplorato ma che vi piacerebbe sperimentare?
JINSIK: Sinceramente, invece di cimentarci in un genere che non abbiamo mai affrontato prima, penso che sarebbe divertente crearne uno tutto nostro. Se riuscissimo a proporre qualcosa che la gente non ha mai sentito prima, penso che sarebbe davvero fantastico perché ci renderebbe unici.
Dopo tre anni, come sono cambiate le dinamiche all’interno della band?
SEEUN: Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, ma durante la preparazione di questo album ho avuto la sensazione che ognuno acquisisse ancora più sicurezza nel proprio ruolo all’interno della band. Per questo motivo, penso che questo progetto rappresenti un passo avanti significativo nella nostra crescita come gruppo.
YECHAN: Arrivati a questo punto, siamo come una famiglia e l’atmosfera è sempre molto positiva. Anche quando abbiamo dei disaccordi, si risolvono rapidamente. Il che dimostra quanto siamo uniti e a nostro agio gli uni con gli altri.
Qual è la «Blue Flame» che vi guida nella vostra carriera di idol?
MINJAE: Per me, sono senza dubbio i road𝓨s. Sono loro la forza motrice che ci spinge costantemente a diventare artisti migliori e persone migliori. Il loro sostegno e il loro amore infiniti ci danno la forza di andare avanti, e anche quando ci sentiamo stanchi, ci aiutano a rimetterci in piedi. Ho anche sentito molti fan dire che un giorno vorrebbero vederci in luoghi ancora più grandi e che credono davvero che possiamo arrivarci. Questo significa molto per noi. Ci motiva a continuare a lavorare sodo affinché possiamo crescere ancora di più e dimostrare alla gente che gli xikers sono una band degna di tutto il supporto che riceve.
Nel 2025 il tour mondiale e poi avete aperto di nuovo i concerti degli ATEEZ. Com’è stata l’esperienza?
JINSIK: Ricordo che la prima volta che ci siamo esibiti come ospiti sul palco degli ATEEZ ero davvero nervoso. Questa volta, però, i componenti ci hanno incoraggiato molto prima dell’esibizione e credo che, con il passare degli anni, anche l’esperienza ci abbia aiutato ad acquisire maggiore sicurezza. Invece di preoccuparci, siamo riusciti a concentrarci sul goderci l’esibizione e sul dare il meglio di noi sul palco.
SUMIN: Nel corso del tour mondiale dello scorso anno io ho acquisito anche molta più sicurezza nel parlare in lingue diverse. Ho anche l’impressione che mi abbia aiutato a capire meglio i road𝓨s e mi abbia dato un’idea più chiara di ciò che li appassiona e di cosa li renda più felici.
A proposito di viaggi, c’è un posto dove non siete mai stati e che vi piacerebbe visitare?
JUNMIN: Sono una persona che ama moltissimo i paesaggi naturali, quindi mi piacerebbe tantissimo visitare l’Islanda un giorno. Vorrei ammirare quei paesaggi con i miei occhi e spero anche di trovare lì qualche nuova fonte di ispirazione.
Dove pensate che queste coordinate vi porteranno nel prossimo futuro?
YUJUN: Non so esattamente dove ci condurranno, ma non vedo l’ora di scoprirlo. Posso però dire che ovunque ci porteranno, continueremo a esprimere il nostro stile unico attraverso la musica e le performance.
