Tutto quello che c’è da sapere su “Billie Jean” di Michael Jackson
Il brano è celebre sia per il video, il primo di un artista nero in heavy rotation su MTV, che per il leggendario moonwalk, eseguito per la prima volta nello show televisivo Motown 25
In questo momento, Michael Jackson è al numero uno al mondo sia per la canzone più ascoltata (Billie Jean) che per il film più visto (Michael, che ha superato i 700 milioni di dollari di incasso). Un risultato straordinario, a diciassette anni dalla sua precoce scomparsa, merito del successo del biopic diretto da Antoine Fuqua e interpretato magistralmente da Jaafar Jackson, talentuoso nipote del Re del Pop.
Questa settimana Billie Jean è arrivata al primo posto della classifica Billboard Global 200, diventando, a 43 anni dalla sua pubblicazione come singolo, la canzone più ascoltata al mondo. Billie Jean ha totalizzato 51,5 milioni di stream (in aumento del 7% rispetto alla settimana precedente) e 3mila copie vendute (in calo del 3%) dall’8 al 14 maggio. Jackson è al primo posto della Global 200, istituita a settembre 2020, per la prima volta.
Billie Jean ha infranto anche il record per la scalata più lunga alla vetta, arrivando al numero uno alla sua 144° settimana. La canzone ha superato End of Beginning di Djo, che aveva raggiunto la prima posizione alla sua 94° settimana a gennaio, grazie anche al successo della serie Netflix Stranger Things.
La genesi di Billie Jean di Michael Jackson
E pensare che Billie Jean, una delle canzoni che meglio esprimono la genialità di Michael Jackson, è stata il frutto di un’improvvisa ispirazione. «Stavo guidando la macchina e, dentro di me, ho sentito prima i bassi e poi gli accordi, la melodia, le parole, gli archi e il resto. Tutto è arrivato in quel momento, come un dono, nella mia mente», ha raccontato il Re del Pop a proposito della sua canzone più rappresentativa. «Quando ho scritto “Billie Jean is not my lover” non mi sono messo a pensarci troppo, è semplicemente scaturito dal nulla, mi è caduto tra le braccia tutto in una volta e mi è piaciuto talmente tanto che ho guidato veloce fino a casa, ho preparato il microfono e tutto il resto e sono andato in studio per iniziare immediatamente a lavorarci. Ecco com’è nato il pezzo».
Incredibilmente, a Quincy Jones la canzone, un perfetto mix di inquietudine e sensualità, non piaceva. Il produttore voleva chiamarla Not My Lover per evitare l’associazione con la campionessa di tennis Billie Jean King, inoltre considerava troppo lunga l’introduzione strumentale. «Era così lunga che potevi anche farti la barba prima che finisse», ha ricordato il grande produttore. «Gli dissi che bisognava arrivare più in fretta alla melodia, ma lui rispose che era proprio l’intro a fargli venire voglia di ballare».
Le parti del brano
Il giro di basso di Louis Johnson è uno dei più famosi di sempre. Un giro in Fa diesis minore ripetitivo, cupo e ossessivo, che crea un senso di urgenza immediata. Il batterista Leon “Ndugu” Chancler incise la traccia ritmica isolando la grancassa con un pannello di compensato e un materasso. Il risultato fu un suono secco, potente e pulito, di grandissimo impatto. Erano geniali anche gli arrangiamenti di tastiera, con tre sintetizzatori diversi che eseguivano lo stesso accordo a quattro note, conferendo al brano un’atmosfera notturna e misteriosa.
Jackson registrò la voce principale in una sola take, arricchita dai suoi celebri singhiozzi vocali, dai grugniti gutturali e dai falsetti acuti che trasmettevano all’ascoltatore l’ansia del protagonista della canzone. E poco importa se Billie Jean racconta una travagliata relazione di Jackson con una fan stalker, che sosteneva di essere stata messa incinta da lui. La soluzione migliore, sembra suggerire indirettamente il brano, è ballarci sopra.
I premi ricevuti
Michael ha spiegato che per Billie Jean non si è ispirato a una sola donna realmente conosciuta ma a un gruppo di stalker, tra le più assillanti incontrate negli anni dei Jackson 5. La frase “Remember to always think twice” è un ammonimento che la madre (fedele seguace dei Testimoni di Geova), dava sempre a Michael sui pericoli delle tentazioni mondane.
Il secondo singolo estratto da Thriller riscosse immediatamente un successo commerciale straordinario, rimanendo per sette settimane in cima alla Hot 100 di Billboard. Billie Jean ha vinto due Grammy Award nel 1984 come miglior interpretazione R&B vocale maschile e miglior canzone R&B, ottenendo anche altre due nomination come registrazione dell’anno e canzone dell’anno. Sempre nel 1984 vinse, inoltre, il premio come miglior canzone pop rock agli American Music Award.
Il video di Billie Jean di Michael Jackson
Il video della canzone, diretto da Steve Barron, era davvero rivoluzionario e innovativo per l’epoca. Non il classico montaggio di esibizioni dal vivo, ma il racconto di una storia, tra sogno e realtà. In esso Michael incarna un misterioso e affascinante Re Mida che rendeva migliore qualsiasi cosa sfiorasse, mentre un paparazzo lo inseguiva per incastrarlo. Il fascino di Jackson e i suoi straordinari passi di danza hanno reso il videoclip indimenticabile.
Billie Jean di Michael Jackson non è stato però il primo video in assoluto di un artista nero su MTV (come viene affermato nel biopic Michael), ma è stato il primo a entrare in “heavy rotation”, ovvero trasmesso regolarmente ad alta frequenza più volte al giorno. Prima di Jackson, altri artisti neri erano apparsi sul canale, ma con passaggi sporadici o in tarda notte. Prima del marzo 1983, il mese del debutto di Billie Jean, andarono in onda alcuni video di artisti neri, tra cui Pass the Dutchie dei Musical Youth e 96 Tears di Garland Jeffreys. Anche i video dei The Specimen e dei Jon Butcher Axis avevano come protagonisti alcuni artisti black.
La querelle con MTV
Nei suoi primi due anni di vita, MTV applicava una rigida linea editoriale improntata al genere Album-Oriented Rock (AOR). I dirigenti del canale, tra cui il co-fondatore Les Garland, si difendevano dalle accuse di razzismo sostenendo che la loro programmazione riflettesse solo una scelta di genere musicale, incentrata sul rock, non di razza. Tuttavia questa politica escludeva sistematicamente la musica pop, la dance e la black music. Artisti neri di enorme successo, come Rick James, venivano costantemente rifiutati dal canale. Un esperto di cultura pop dell’epoca arrivò a definire la prima MTV come “il miglior esempio di apartheid culturale negli Stati Uniti”.
Quando il team della CBS Records propose il video a MTV, la rete rispose con un netto rifiuto, offrendosi al massimo di trasmettere il singolo successivo, Beat It, solo perché conteneva un assolo di chitarra di Eddie Van Halen. A quel punto entrò in campo Walter Yetnikoff, il vulcanico e temutissimo presidente della CBS Records.
Gli ascolti record
Yetnikoff, che considerava intollerabile il rifiuto a un artista che stava dominando le classifiche mondiali, usò come potere di leva il catalogo degli artisti bianchi della CBS. Telefonò ai vertici di MTV lanciando un ultimatum furioso, che è rimasto nella leggenda della musica. Le sue parole furono: «Ritirerò ogni singolo video che abbiamo in catalogo. Non vi darò più nulla. E andrò dritto dai media a raccontare pubblicamente a tutti che siete una manica di razzisti, che non vogliono trasmettere la musica di un ragazzo nero».
Se la CBS avesse ritirato i propri video, MTV avrebbe perso istantaneamente colossi del rock come Bruce Springsteen, Billy Joel, Cyndi Lauper, Clash e Journey, rimanendo quasi senza contenuti per riempire il proprio palinsesto. I dirigenti di MTV cedettero immediatamente alla pressione e inserirono Billie Jean in “heavy rotation” il 10 marzo 1983.
Il video di Billie Jean registrò ascolti record, costringendo MTV ad aprirsi definitivamente alla black music e spianando la strada ad artisti come Prince, Whitney Houston e Janet Jackson. L’ironia della storia sta nel fatto che, all’inizio del 1983, MTV era vicina alla bancarotta, avendo accumulato perdite per circa 50 milioni di dollari. Fu proprio l’esplosione dei video di Michael Jackson (Billie Jean, Beat It e Thriller) ad attirare milioni di nuovi spettatori e inserzionisti, portando la rete a registrare il suo primo trimestre in attivo all’inizio del 1984. Michael Jackson non solo aveva abbattuto le barriere razziali, ma aveva letteralmente salvato l’emittente dal fallimento con i suoi innovativi “short movie”.
Il moonwalk
Un altro dei motivi per cui Billie Jean è una canzone così importante è il leggendario moonwalk. Il celebre passo di danza, in cui si fluttua all’indietro, non è solo la firma artistica di Michael Jackson, ma il corrispettivo del movimento del bacino per Elvis o del taglio di capelli per i Beatles.
Il moonwalk fu eseguito per la prima volta il 25 marzo 1983 al Pasadena Civic Center, teatro dello show televisivo Motown 25: Yesterday, Today, Forever per celebrare i venticinque anni dell’etichetta nata a Detroit. Lo speciale, mandato in onda dalla NBC il 16 maggio dello stesso anno, fu visto da 47 milioni di spettatori.
Michael non amava la televisione, ancora scottato dall’esperienza negativa con lo speciale The Jacksons sulla CBS. Un perfezionista come lui non sopportava l’idea di non poter ripetere un passo di danza davanti a milioni di persone, se non fosse venuto a regola d’arte. Sua madre provò invano a convincerlo.
Fu necessario l’intervento in prima persona di Berry Gordy, che andò a trovarlo in studio di registrazione. Gordy, per lui quasi un secondo padre, gli spiegò che Smokey Robinson si sarebbe esibito con i Miracles e Diana Ross si sarebbe riunita con le Supremes: era fondamentale che prendesse parte allo show anche lui insieme ai suoi fratelli. Michael accettò, a patto di poter cantare Billie Jean. Il patron della Motown non fu entusiasta di dare una vetrina così importante a una canzone della rivale Epic, ma non aveva altra scelta.
Il successo della trasmissione
Dopo le applaudite esibizioni di Marvin Gaye, Smokey Robinson e Mary Wells, fu la volta dei Jackson 5, che eseguirono un medley dei loro successi, entusiasmando il pubblico. Nulla, però, rispetto a quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Michael indossava una scintillante giacca di paillette nera presa direttamente dal guardaroba della madre, un guanto bianco ricoperto di strass, una camicia argentata con lustrini, pantaloni neri sopra la caviglia, calzini bianchi luccicanti e mocassini neri.
«Devo dire che quelli erano bei giorni», disse il cantante al microfono con aria fintamente distratta. «Adoro quelle canzoni. Sono stati momenti magici con i miei fratelli, compreso Jermaine. Erano belle canzoni, ma ancora di più mi piacciono… quelle nuove!». Michael si girò per indossare il Fedora nero e si mise in posa con la gamba sinistra piegata. Non appena partì la musica in playback, iniziò a salire e scendere con il bacino, a scalciare in aria e a eseguire la coreografia che aveva studiato in ogni minimo dettaglio.
Il momento della sorpresa arrivò quando, dopo aver cantato per la seconda volta il refrain, eseguì magistralmente il moonwalk. L’esibizione fu salutata da una standing ovation e da urla di entusiasmo, ma Michael non era soddisfatto perché, dopo la piroetta su se stesso, non era riuscito a rimanere fermo per alcuni secondi sulle punte.
Per fargli tornare il sorriso furono necessari i complimenti di un bambino nel backstage e soprattutto quelli di Fred Astaire, uno dei suoi idoli, che lo chiamò il giorno dopo per congratularsi. «Ti muovi in modo divino, li hai messi tutti con il culo per terra», gli disse il leggendario ballerino.
