Duran Duran in Italia a luglio, Roger Taylor: «Siate liberi di amare»
Arena di Verona, Reggia di Caserta, Villa Manin: luoghi simbolo per una band che ha fatto della propria identità visiva una priorità (e quarant’anni dopo continua a celebrarla)
Roger Taylor (foto di Stephanie Pistel)
I Duran Duran tornano in Italia con tre concerti in alcune delle location più iconiche del nostro patrimonio architettonico. Suoneranno all’Arena di Verona il 7 luglio, alla Reggia di Caserta il 9 luglio e a Villa Manin di Codroipo l’11 luglio.
Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Roger Taylor, batterista della band sin dalla sua formazione nel 1978, che durante il press day italiano ha raccontato episodi del passato, commentato i nuovi imminenti concerti italiani, anticipato alcune prossime uscite discografiche, l’idea del biopic, nonché espresso vicinanza alla comunità LGBTQ+ in prossimità delle celebrazioni del Pride Month in tutto il mondo.
Roger Taylor e l’Italia
Uno dei luoghi simbolo dell’Italia, location che i fan chiedono ad ogni tour è sicuramente l’Arena: «Noi amiamo l’Arena di Verona, è stata la prima data scelta. Per l’Italia sarà uno show molto diverso dall’ultima volta. Torneranno in scaletta brani che mancavano da tempo. Suoneremo il nuovo singolo e anche i visual saranno completamente rinnovati».
L’idea di suonare in posti così insoliti ed esclusivi dimostra quanto i Duran Duran facciano ancora oggi scelte molto accurate: «Sono molto entusiasta all’idea di suonare nella Reggia di Caserta, anche perché ho molti ricordi di quella zona d’Italia. Mi sono sposato con la mia prima moglie a Napoli nel 1984. Lei e la sua famiglia erano di Caserta, quindi ho tanti familiari e amici che verranno ad assistere al concerto».
L’ipotetico biopic e il revival degli anni ‘80
I media hanno ancora molto a cuore l’idea che possa uscire un biopic sui Duran Duran e la risposta di Roger è stata chiara: «Sì, abbiamo trascorso molto tempo con sceneggiatori, produttori e registi, ma non abbiamo mai trovato la combinazione giusta per realizzare il film. L’ultima idea era di costruire l’intero progetto attorno agli esordi, alla scena del Rum Runner. Nella vita dei Duran Duran ci sono talmente tante storie e momenti incredibili».
Nuove generazioni si avvicinano ai Duran Duran. A volte sono i figli dei loro stessi fan, a volte sono persone che hanno introiettato gli anni ‘80 e la loro musica dai film e dalle serie TV, come Stranger Things: «È incredibile il ventaglio di età di chi ci segue ai nostri concerti oggi. Dopo il Covid, in America, guardando il pubblico presente ai nostri show ho notato un cambiamento netto nelle fasce di età. Penso che abbia molto a che fare con il modo in cui le persone hanno cominciato a fruire della musica attraverso Spotify e piattaforme dove non esiste nessun pregiudizio verso gli artisti. Quando ero giovane ti dicevano cosa dovevi ascoltare. Oggi le persone scelgono online. Trovo che sia un cambiamento positivo».

Dalla parte della comunità LGBTQ+
I Duran Duran sostengono The Ally Coalition, un’organizzazione che si batte per i giovani LGBTQ+. Con le celebrazioni del Pride alle porte, abbiamo chiesto a Roger cosa significhi per lui questo impegno e cosa direbbe a un giovane fan queer che sente di non essere ancora libero di amare: «Significa molto per me e per la band. Al Rum Runner, quando abbiamo cominciato, c’erano molte persone coinvolte in quella scena che stavano decisamente sperimentando con il proprio genere. Quando avevo 17 anni frequentavo persone come Boy George e Martin Degville, il cantante degli Sigue Sigue Sputnik. Sono cresciuto in quella scena, è sempre stata una parte fondamentale di chi sono, e in un certo senso mi ha liberato da qualsiasi pregiudizio. Il mio consiglio è di continuare a essere chi siete. Qualunque cosa le persone stiano cercando di legiferare, rimanete forti. Siate fedeli a voi stessi e liberi di amare».
I Duran Duran fra successo e crisi
Interessante il ricordo di Roger su quello che la band ha rappresentato per la musica: «Quando i Duran Duran si sono formati avevamo appena attraversato gli anni ‘70, eravamo passati attraverso il punk, e credo che agli inizi degli ‘80 la gente cercasse qualcosa di diverso. Noi abbiamo preso tutte quelle influenze del decennio precedente e le abbiamo trasformate in qualcosa di nuovo. Ed eravamo decisamente in anticipo sulle correnti della moda. I video erano ancora agli albori, avevamo musica che suonava nuova, avevamo l’immagine giusta. E poi musicalmente eravamo straordinari insieme. John e io arrivavamo dal funk e dalla disco. Nick era immerso nell’elettronica. Andy era un chitarrista rock. E Simon era poetico, con testi astratti, visionari, perfetti per quell’epoca».
Potremmo individuare la nascita della duranmania tra l’84 e l’85 in Italia. Ogni fan ricorda bene l’abbandono di Roger e Andy: «Sono andato via dalla band tra l’85 e l’86, è stato in quel periodo che tutto si è sgretolato, e non sono tornato fino al 2000. Ho perso l’intero decennio degli anni ‘90, in pratica. Penso di aver avuto semplicemente bisogno di spazio mentale. Erano stati anni di un’intensità estrema, e nessuno di noi aveva immaginato che le cose sarebbero esplose in modo così prorompente».
E ancora: «Avevamo poco più di vent’anni, e niente ci aveva preparato alla vita che ci era piombata addosso. La band non era più quella di prima: eravamo partiti come un gruppo unito e nel 1985, quando abbiamo suonato al Live Aid, eravamo tutti su pianeti completamente diversi. Andy e io siamo andati via nello stesso periodo, ma è stato bello vedere gli altri tre continuare a fare grande musica. E quando ci siamo riuniti nel 2000, è stato l’inizio di un capitolo completamente nuovo».

Le differenze fra i membri della band
Ogni membro dei Duran Duran ha la propria personalità ed è curioso sentir parlare Roger degli altri componenti della band: «Gli altri dicono sempre che io sono quello con i piedi per terra. Di solito ho l’ultima parola quando dobbiamo votare su qualcosa. Simon, invece, è un genio. Una persona di talento straordinario. Non è facile continuare a scrivere testi nel tempo, le parole nel dizionario sono quelle che sono, eppure Simon riesce sempre a trovare qualcosa di nuovo, come ha dimostrato ancora con Free to Love. Nick è il creatore. È in costante ricerca di una nuova direzione, un nuovo concetto creativo. Non si ferma mai. E poi c’è John: energia. Quell’uomo ha una quantità di energia che è semplicemente incredibile. Per Andy direi: un fuoriclasse».
La competizione con gli Spandau Ballet
La competizione con gli Spandau Ballet è una domanda che ricorre spesso. Durante il press day, Roger Taylor ha confessato come stessero realmente le cose all’epoca: «Devo essere onesto: sì, c’era una competizione enorme tra noi e gli Spandau Ballet. Abbiamo ottenuto entrambi un contratto discografico praticamente nello stesso periodo. Loro venivano da un club di Londra, il Blitz. Noi venivamo da un club di Birmingham, il Rum Runner. Le similitudini erano tante: entrambi influenzati dai Roxy Music, entrambi che cercavamo di incorporare groove da dancefloor nella nostra musica, entrambi vestiti in modo praticamente identico, perché venivamo entrambi dalla scena New Romantic. Una rivalità era inevitabile».
E ancora: «Ricordo che al Rum Runner ci arrivò una copia promozionale del loro primo singolo. E da lì cominciò la vera competizione. Ma poi, più avanti nella carriera, ci siamo incontrati e abbiamo scoperto di andare d’accordo. Siamo usciti a bere insieme, e da quella sera siamo diventati grandi amici».

Presente e futuro dei Duran Duran
Ancora sul tema del nuovo brano, Free to Love, che i Duran Duran suoneranno anche durante questo nuovo tour, Roger ha commentato alla nostra domanda: «Non ci sediamo mai intorno a un tavolo a dire “dobbiamo scrivere una canzone che piaccia a questo particolare segmento di pubblico”. Scriviamo semplicemente ciò che è giusto per noi in quel momento. Tendiamo a restare apolitici. Penso che i musicisti e le band in generale cerchino semplicemente di unire le persone in modo pacifico, e questo è il nostro messaggio principale: vogliamo che la gente si ritrovi insieme».
Infine, l’ultima nostra domanda, sul cinquantennale della band e la possibile idea sulla sua celebrazione: «Nel 2028 ricorrerà il cinquantennale dalla nostra formazione. Dicono che con il passare del tempo ogni decade sembri scorrere più veloce della precedente, e nel caso di una vita da membro dei Duran Duran è assolutamente così. Non sappiamo ancora cosa faremo tra un paio di anni, cerchiamo di stare nel presente, e quando arriverà quel momento, sono sicuro che faremo qualcosa di importante».
Conclude: «È semplicemente straordinario che band come noi, i Rolling Stones, gli U2 stiano ancora andando avanti dopo tutti questi decenni. Siamo molto fortunati a far parte di quel club. Ci metterei anche i Depeche Mode. Ma è solo un gruppo ristrettissimo di band che ce l’hanno fatta davvero, e sono profondamente grato che noi siamo tra questi».
Articolo di Luana Salvatore
