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Elodie creò il clubtape: alla scoperta del nuovo termine

Dopo la conferenza stampa di Elodie abbiamo scoperto un neologismo nel gergo musicale, ma funzionerà?

Autore Tommaso Toma
  • Il6 Ottobre 2023
Elodie creò il clubtape: alla scoperta del nuovo termine

Elodie dal vivo al Mediolanum Forum di Assago il 12 maggio 2023 (foto di Francesco Prandoni)

Oggi, venerdì 6 ottobre, Elodie pubblica il suo nuovo lavoro di inediti, Red Light: sette nuovi brani pensati per il dancefloor. Quello di Elodie non è un album, non un EP, ma un “clubtape”.

Nato dalla fusione del termine “mixtape”, tanto abusato oggi nel mondo hip hop, e dalla parola clubbing, questo nuovo prodotto discografico, è, come afferma Elodie, “pensato per far ballare chiunque in qualsiasi luogo, come se fosse in un club” e, come hanno affermato il management e casa discografica, “un prodotto da escludere dai conteggi per le classifiche”.

Le origini del mixtape

Ma andiamo per ordine. Il mixtape è stato una gloriosa arte DIY che prendeva forma dalle audiocassette (le predilette erano le C60, i più arditi esageravano con le C90). I mixtape sono ormai oggetti di modernariato o un must per gli hipster che li vanno a cercare anche negli scaffali musica dei vari Urban Outfitter.

Eppure quarant’anni fa rappresentarono una rivoluzione. Anche artistica ed estetica. Realizzare compilation e disegnare copertine fu un’attività che coinvolse milioni di ragazzi.

Poi a un certo punto i CD sono diventati il tramite per la realizzazione dei mixtape, e dopo Napster “mixtape” è il termine che si è tenuto stretto soprattutto chi fa parte della cultura hip hop, che sin dagli anni ’80 ha usato questo mezzo per veicolare tutto quello che non era troppo commerciale.

Tolta definitivamente la velleità di essere un prodotto “non commerciale o alternativo”, ecco che nel nuovo millennio, a partire dalla community di SoundCloud e non solo, il termine “mixtape” diventa metafora, un’emozione che racchiuderebbe un autentico senso di libertà, indipendenza, creatività.

Elodie, Red Light e il “clubtape”

Nel mondo del clubbing i mixtape nacquero negli anni ’80. Erano la testimonianza in cassetta della musica che il DJ aveva suonato nel tuo club preferito. Te la vendeva solitamente al prezzo di un “deca”, in pratica ti portavi a casa un’emozione. Potremmo definirlo uno dei primitivi instant record.

Il mixtape acquistato in discoteca era spesso anche veicolo di conoscenza. Se avevi la fortuna di avere anche la tracklist (a penna o fotocopiata), potevi scoprire band e artisti nuovi, e magari approfondire.

Nel corso degli anni ’90 a sostituire il mixtape sono state le compilation in CD (alcune memorabili, da collezione, come quelle del Fabric di Londra o dalle varie discoteche iconiche ibizenche). Poi anche questo formato e questo concept si è letteralmente sgretolato con la musica liquida, anche se alcune sacche di resistenza esistono su YouTube, Spotify e sempre su SoundCloud.

Con il “clubtape”, oggi Elodie e il suo team si sono inventati qualcosa di nuovo. O meglio, hanno rimescolato le carte del passato e presentato un ideale asso nella comunicazione musicale. Funzionerà?

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