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Billie Eilish e James Cameron vanno oltre la terza dimensione e il classico film concerto

Un’opera che mette in risalto la tecnica e riesce a raccontare molto più di un live. “Billie Eilish – Hit Me Hard and Soft: The Tour” arriva in sala il 7 maggio

  • Il4 Maggio 2026
Billie Eilish e James Cameron vanno oltre la terza dimensione e il classico film concerto

Foto di Henry Hwu

Sono sufficienti i primi quindici minuti per rendersi conto che, biglietto, popcorn e bibita, sì: ne è valsa la pena. Billie Eilish – Hit Me Hard and Soft: The Tour è un film concerto classico nella sua struttura, ma reso speciale dalla tecnica e dal 3D.  James Cameron è una garanzia quando si tratta di occhialetti. Dopo la sfida monumentale di farli indossare al pubblico in sala per oltre tre ore per i suoi Avatar, il lungometraggio musicale potrebbe sembrare un gioco da ragazzi. Al contrario, complice anche il carattere ultra-minimale dello show che la cantautrice statunitense ha portato in giro per il mondo, il rischio di realizzare un’opera standard e prevedibile era alto. Proprio il fatto che non ci fossero coriandoli o fuochi d’artificio da far “uscire” dallo schermo ha stimolato ancor di più la creatività del regista.

Ma torniamo al già citato primo quarto d’ora. Dopo la sequenza velocizzata che mostra l’allestimento del palco – una piattaforma al centro del parterre che si illumina con una “fossa” per la band e nient’altro – si passa immediatamente all’ingresso di Billie Eilish. Viene mostrata mentre fa il classico saluto portafortuna nel backstage e poi salire nella gabbia che, come un ascensore, salirà e scenderà più volte durante il concerto. CHIHIRO, la canzone che ha aperto tutte le date del tour, viene fatta ascoltare per intero e consente allo spettatore di abituarsi ai movimenti di camera, agli zoom sulla cantante e agli improvvisi primi piani sul pubblico. La prospettiva dagli spalti è una trovata che con il 3D risulta immersiva. Merito anche del grande lavoro compiuto sul montaggio sonoro. Con i cambi di volume e di focus, si ha proprio l’impressione che ci si stia muovendo da una parte all’altra del palazzetto.

Tuttavia, il bello arriva quando c’è il primo flashback ed entra nel racconto per la prima volta lo stesso James Cameron. Da qui subentra una sorta di seconda linea narrativa del film che è quella che racconta il making of del film stesso. Si sottolinea come Billie Eilish abbia curato ogni dettaglio scenografico del suo show e contemporaneamente la si vede dialogare con il regista su come mostrare al meglio il suo ingresso a inizio concerto. Ed ecco che viene riproposta l’intro del live con delle soggettive. Vengono mostrati i tentativi e i ragionamenti compiuti durante le prove generali per far sì che la sera stessa ogni ripresa e ogni transizione avvenissero al posto e al momento giusto. Si entra nel mondo del meta-film concerto.

La camera

Billie Eilish – Hit Me Hard and Soft: The Tour è un film codiretto e non poteva essere altrimenti. Il ruolo della popstar è fondamentale perché solo lei, unica padrona del palco ed elemento in movimento, poteva sapere come raccontarlo. La mancanza totale di scenografia, ballerini ed effetti speciali, anziché un limite diventa un modo per giocare con i movimenti e le riprese. Therefore I Am è uno dei primi momenti in cui le corse e i salti della cantante si trasformano nel gancio per la terza linea narrativa del film concerto: il racconto del rapporto con i fan. Quello instaurato durante il concerto e quello mostrato nelle sezioni ambientate nelle ore precedenti.

Con THE DINER e bad guy il livello sale incredibilmente. Billie Eilish ha a disposizione una camera a mano ed è lei la padrona della situazione. Riprende se stessa, corre tenendo l’obiettivo puntato sugli spalti e poi inquadra alcuni dei volti che vede davanti a sé mentre canta. Sul finale, quando appoggia la camera per terra e si china avvicinando il viso, rompendo in parte anche la quarta parete, non si comprende più se si stia assistendo a un docufilm su un concerto o si sia di colpo finiti in un videoclip musicale.

La videocamera è la terza coprotagonista del film. La si vede in continuazione. Non solo in mano a Billie (anche nella botola e nei cunicoli sottostanti allo stage), ma anche quando è James a usarla per riprendere la cantante durante le brevi interviste nel corso della giornata. Non è mai negata la presenza dello strumento anzi, si fa di tutto per mettere in risalto il suo utilizzo. Oltre alle difficoltà nel riuscire a utilizzarlo al meglio in un contesto in cui ben poco si può programmare e prevedere.

L’idolo di tutti

Oltre a raccontare il concerto, quello di James Cameron e Billie Eilish è un’analisi dell’essere una superstar. Dal modo in cui si trucca, dato che è la MUA di se stessa. Fino al bel segmento in cui da un vetro oscurato fa percepire la propria presenza ai fan in coda battendo le mani sulla superficie opaca. «Voglio essere il tipo di star che avrei adorato da fan» spiega mostrando i graffi e le ferite procurate dalle unghie del pubblico che la afferra nei momenti in cui si avvicina alle prime file per sentire un contatto fisico. «Quando non ho voglia di suonare, penso a chi ha aspettato chissà quanto tempo per il concerto e si aspetta di vivere uno dei momenti più belli della sua vita».

Il rapporto con i fan è anche raccontato attraverso un momento specifico del concerto che, all’interno del film, assume un significato ulteriore. All’inizio di when the party’s over Billie costruisce la line armonica con la propria voce utilizzando una loop station. Nel farlo chiede il massimo silenzio a tutta l’arena. È affascinante non solo sentire a livello sonoro il vuoto che cala, ma anche percepire i fili invisibili che la legano al pubblico. Il film concerto, non a caso, non si conclude con l’ultimo pezzo BIRDS OF A FEATHER, ma segue la cantante nel van. Billie spiega il suo bisogno di assaporare la libertà e l’adorazione dei suoi fan sporgendosi dal finestrino. Nel farlo saluta tutti coloro che, appostati fuori dal palazzetto, hanno atteso almeno una o due ore per vederla.

Più di un film concerto

Si esce dalla sala con varie sensazioni. Quella di essere stati a un live, soprattutto quando durante i titoli di coda si ripete l’inquadratura dell’inizio ma il palco viene smontato. Di averne assaporato in minima parte anche il dietro le quinte e di aver anche scoperto qualcosa di inedito su entrambi i sui protagonisti.

Cosa ci si aspetta solitamente da un film concerto? Di cantare, forse anche poter alzarsi dalle poltrone e ballare. Di rivivere ciò che si è visto e provato dal vivo oppure di recuperare qualcosa che si è perso per qualche motivo. Billie Eilish – Hit Me Hard and Soft: The Tour non è nulla di tutto questo, o meglio, non solo. È un nuovo modo di percepire e raccontare un concerto, in cui le canzoni acquistano un ruolo anche nella narrazione e sono parte del racconto di qualcos’altro di più complesso. Che possa essere il rapporto con il pubblico o, in modo metacinematografico, spiegare il funzionamento di certi meccanismi.

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