Tommaso Paradiso e quella voglia di romanticismo che non muore mai
L’ottavo Unipol Forum del cantautore romano è stato un viaggio nell’indie che fu. La nostalgia è forse l’unica risposta che possiamo permetterci contro l’insensibilità di questi tempi
Foto di Elisabetta Lazzè
Forse il punto della questione è che della nostalgia non riusciamo a farne a meno e, proprio quando tentiamo di svincolarci, la vita e gli eventi ci riportano con forza in quel mondo che sotto sotto non vorremo mai aver lasciato. L’inizio del concerto di Tommaso Paradiso all’Unipol Forum di Assago a Milano metaforicamente ne è stata la dimostrazione. I due brani Sensazione stupenda e Lasciamene un po’, primo singolo tratto dal suo ultimo album Casa Paradiso, hanno aperto un live essenziale e alla vecchia maniera. Un’asta alla quale aggrapparsi e una band, nella quale c’era anche Marco “Rissa”, chitarrista e componente dei Thegiornalisti, che ha accompagnato il cantautore canzone dopo canzone senza il bisogno di una scenografia elaborata.
Ma è poco prima della terza traccia in scaletta che ogni “buona intenzione” è andata a farsi benedire. «Dedico questa canzone ad alcuni amici seduti sugli spalti che stasera sono venuti a trovarmi» ha annunciato Tommaso. Si riferiva a una piccola parte di quella scena indie che nel 2016 colse di sorpresa il mercato discografico italiano. Quando è partita Fine dell’estate il pubblico è stato catapultato addirittura indietro di dodici anni, a quel gioiellino che è stato un disco come Fuoricampo.
Il fatto che ieri ad assistere al concerto ci fossero, tra gli altri, Calcutta e Brunori Sas, è una testimonianza e un riconoscimento per un artista – e un gruppo – che spesso, pur essendo stati quasi dei precursori con quell’album nel 2014, spesso vengono dimenticati. Con la successiva Promiscuità, il viaggio senza ritorno a ritroso nel tempo è definitivamente partito.

Tanto Thegiornalisti e un po’ di Tommy
A leggere la scaletta del tour, sembra che Tommaso Paradiso abbia scelto di rendere i concerti nei palasport dei veri e propri greatest hits. Non è un caso che la tournée non abbia alcuna associazione nel nome con il suo disco uscito lo scorso novembre. Sono solo due le tracce eseguite da Casa Paradiso. Dei ventitré brani della setlist più della metà erano canzoni del trio che, ad eccezione del batterista (Marco Primavera), era per due terzi sul palco. Tuttavia, al di là della malinconia, la sensazione è quella di un’occasione da sfruttare per godersi a pieno un repertorio di hit che non poteva essere ignorato.
La nostalgia c’è, ma non è il fine, semmai la conseguenza perché certe canzoni hanno immortalato dei momenti e dei periodi specifici di ogni persona presente. L’età è svariata, ma predominano millennials e quarantenni che a intermittenza si alzano in piedi e cantano a memoria. Ognuno ha la sua canzone: New York, Il tuo maglione mio e Tra la strada e le stelle sono i punti cardine della prima metà dello show. L’ultima, in particolare, è uno dei momenti più emotivi con un’inedita intro chitarra e voce, prima dell’esplosione del ritornello. Poi, nel finale, lo spazio è per quelle che conoscono davvero tutti, come le immancabili Riccione, Felicità puttana e Completamente. Menzione speciale va a Questa nostra stupida canzone d’amore. Con quel verso con la Nazionale del 2006 che, anno dopo anno, diventa sempre più potente vista la tragica situazione del nostro calcio.
I brani da solista Tommaso Paradiso li ha scelti con cura e non interrompono il flusso emozionale del live. I nostri anni è fondamentale, mentre Blu ghiaccio travolgente ieri sera ha assunto un significato ulteriore dopo la sentita dedica a un paio di fan che avevano scritto all’artista prima del concerto. I romantici, invece, inserita nel contesto extra sanremese, funziona paradossalmente di più. E non è un delitto considerarla una delle migliori della sua discografia post-Thegiornalisti.

Il sold out dei romantici
Il romanticismo, appunto, non ha prezzo. Il sold out all’Unipol Forum di Milano non è un risultato scontato. Soprattutto di questi tempi in cui andare a un concerto è sempre più un investimento. Tommaso Paradiso da questo punto di vista è un porto sicuro e una certezza per chiunque voglia provare (o riprovare) certe sensazioni stupende. L’inevitabile effetto nostalgia non è di quelli che rischiano di portare alla noia, anzi. Tutto è spontaneo, ma calcolato. La scaletta non supera le due ore ed è un pregio. Il viaggio è un giro in pedalò e non una crociera infinita in cui sei costretto a cercare diversivi per trascorrere il tempo della traversata.
In fin dei conti, andare a un suo live è come scorrere le foto nella galleria del tuo vecchio cellulare nella speranza di beccare quel dettaglio al quale non avevi mai fatto caso, perché forse sarà proprio quello a farti riprovare il medesimo vuoto in pancia di allora. Quello di ieri sera è stato l’ottavo Forum di per Tommaso Paradiso, eppure il tempo è sembrato essersi fermato. Sarà per la scaletta piena zeppa dei suoi classici e per la presenza sul palco di Marco “Rissa”, oltre a quella sugli spalti di alcuni simboli della scena indie che fu. Sì, è stato un concerto per veri romantici, per tutti coloro che non riescono a smettere di guardare il cielo e i treni che passano e che amano lasciarsi attrarre dalla malinconia della di fine di un’estate.
