Lo show dei Clipse a Milano non è una fotografia sbiadita del passato
Ieri sera Pusha T e Malice sono saliti sul palco del Circolo Magnolia per un live che è stato una masterclass di rap
I Clipse
“Alto tasso di energia, storytelling, barre, d’impatto e provocatorio”. Era così che, durante la nostra intervista, i Clipse descrivevano ciò che sarebbe stato il loro live a Milano, il primo in Italia come gruppo. E in effetti, vedendo i video delle loro esibizioni in giro per il mondo dopo l’uscita del monumentale Let God Sort Em Out, il disco che lo scorso anno ha sancito una delle reunion più attese dell’hip hop, le aspettative erano altissime. Ma assistere dal vivo allo show che i fratelli Thornton – aka Pusha T e Malice – hanno portato ieri al Circolo Magnolia, le supera di gran lunga.
Ad attenderli sotto palco, un pubblico che attraversa più generazioni, a dimostrazione di come i Clipse abbiano saputo resistere alla prova del tempo nonostante uno stop di 16 anni (quelli passati dall’uscita di Til The Casket Drops, il loro ultimo album come duo). Sebbene sia il 26 agosto e la città sia ancora mezza vuota, al Magnolia ci sono proprio tutti: dai rapper italiani a cui Pusha e Malice hanno fatto scuola a insospettabili signori che di giorno potreste tranquillamente trovare in qualche ufficio comunale ma che rappano a memoria tutta Grindin’, passando per i puristi dell’hip hop muniti di maglietta del merch e vinile da autografare (e sì, accadrà).
I Clipse a Milano: quality over quantity
Sarà che, come ci avevano raccontato, amano l’Italia – “ha un’energia diversa da qualsiasi altro posto nel mondo” – o che tornare a fare musica insieme è come tornare ad avere 19 anni, ma sul palco i Clipse non hanno perso nemmeno un grammo della smania, della linfa e dello smalto degli inizi. Dall’ingresso battagliero con Chains & Whips, brano fondamentale del disco che che ha ricevuto un Grammy come Best Rap Performance e che, con la collaborazione di Kendrick Lamar, racconta da una parte il lusso delle collane, dall’altra la violenza delle fruste, in una continua tensione tra successo e oppressione -, lo spirito di Pusha T e Malice è chiaro: dimostrare di essere ancora i migliori in questo gioco in cui non si compete solo per partecipare, ma per vincere. E lo fanno senza alcun tipo di sforzo.
Le barre fluiscono violente e traboccanti come un fiume in piena come se fosse la cosa più naturale del mondo, e nonostante lo show duri relativamente poco (un’ora esatta per 15 brani in scaletta), l’intensità è palpabile. Un perfetto esempio di “quality over quantity”. I Clipse non si risparmiano (nemmeno quando si tratta di interrompere per un attimo il live per autografare i vinili delle prime file) e sembrano sinceramente entusasti di essere a Milano. Non temono neanche di mostrare un lato più emotivo quando Dj Yoo Q fa partire The Birds Don’t Sing, brano che i fratelli Thornton hanno dedicato ai genitori scomparsi e le cui immagini scorrono sullo schermo, portando i due a dare le spalle al pubblico in un momento profondamente intimo accompagnato dal ritornello cantato da John Legend.
Pusha T e Malice: «Oggi siamo due uomini con prospettive diverse»
Se, come ci racontava Pusha T, “oggi siamo due uomini con prospettive diverse, responsabilità familiari, e un modo differente di trasmettere un messaggio e di intendere la creazione della musica”, e i tempi del coca rap sono ormai lontani, qualcosa per i Clipse è davvero cambiato. E non è la fame, ma il modo di raccontarla. A quasi 30 anni dagli inizi, infatti, Pusha T e Malice salgono sul palco da esseri umani e artisti cresciuti, ma con la stessa urgenza di mettere le parole in fila e farle esplodere come proiettili, come quando – da poco più che adolescenti in Virginia – attirarono l’attenzione di Pharrell diventando leggenda. E soprattutto, schivando il rischio di sembrare una fotografia sbiadita del passato, di quei ruggenti anni 2000 che hanno segnato un periodo indelebile del rap, per scrivere un nuovo, glorioso, futuro.

