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Il concerto dei Tamango ha portato la rivoluzione a Milano

Il racconto della seconda folle “Rampallonata” milanese dei Tamango

  • Il13 Luglio 2026
Il concerto dei Tamango ha portato la rivoluzione a Milano

Che quello dei Tamango non sia un concerto come gli altri lo si capisce ancora prima di raggiungere la venue. La location scelta per la seconda Rampallonata (così il collettivo chiama i suoi concerti) milanese è atipica: si tratta dello Stadio Carassai. Un campo da calcio che fa da casa a una squadra locale nel cuore della zona sud di Milano. Una volta raggiunto lo stadio è subito chiaro il perché di una scelta così insolita: non per poter scrivere “tour negli stadi” su Instagram, ma perché una decisione del genere ha consentito ai Tamango di avere a disposizione lo strumento più importante per raccontare la loro arte: la libertà.

Il campo che normalmente, di sabato sera, dovrebbe al massimo ospitare qualche partitella tra amici è stato trasformato in un vero e proprio campo base dei Tamango. Ogni singolo gazebo, che sia per bere, mangiare o comprare il merch realizzato a mano dai membri del gruppo, è popolato dai componenti dello stesso. Infatti, non c’è una singola persona al lavoro quel giorno che non faccia parte di quello che è uno dei “gruppi” (il termine giusto per descriverli non è stato ancora inventato) più anticonformisti che ci siano in Italia attualmente.

Il diario dei Tamango

Sul palcoscenico spicca un quaderno gigante, destinato a diventare il centro di tutto il concerto. Si tratta del “diario dei Tamango” e ognuna delle sue pagine riporta una data specifica dell’ultimo anno della band. Portando il pubblico in un viaggio nel tempo che lo fa immergere completamente nel mondo che il gruppo vive quotidianamente. Si parte subito al massimo con Oh! Darling (che abbiamo inserito nella nostra classifica dei migliori brani usciti nel 2026 fin’ora), uno dei brani fulcro dell’ultimo disco della band, t’ amango. Sul palco ci sono già una ventina di persone. Sono tutte vestite con abiti da marinaio, che i membri del collettivo si strappano di dosso ancora prima della fine del brano, ritrovandosi a petto nudo a soli cinque minuti dall’inizio del concerto.

Si comincia così a sfogliare il diario dei Tamango. Ogni cambio di pagina accompagna sketch, monologhi e performance di persone che si arrampicano sul piano inclinato su cui è appoggiato il quaderno per realizzare dei dipinti. E così il concerto diventa qualcosa che somiglia più a uno spettacolo teatrale. La prima parte del live ha un tono leggermente più basso. Un po’ perché composta da canzoni più lente, un po’ a causa di una serie di problemi tecnici e non. Danno la sensazione che forse le ambizioni siano troppo alte e lasciano trasparire un po’ di legittima inesperienza. Da quando si raggiunge gennaio nel nostro viaggio fino alla fine del concerto i Tamango ricominciano ad alzare i giri del motore.

La seconda metà del live è infatti composta dai brani più energici della band. Il pubblico si scatena con un’intensità che si può trovare solo in concerti di questo tipo. Si alza così un polverone dal terreno di gioco che diventa parte integrante della scenografia, facendo da cornice perfetta a quella che è indubbiamente la parte più politica e “rabbiosa” dello spettacolo.

Tamango concerto

I Tamango sono la voce della loro generazione

Il finale è un momento collettivo. I toni si abbassano e tutti (proprio tutti) i Tamango salgono sul palco per cantare in coro con il pubblico Amerò e chiudere così un concerto spettacolare. È proprio durante questo momento, quando migliaia di persone cantano all’unisono “Amerò tutte le cose del mondo e poi mi farò tagliare la testa dal collo”, che diventa chiaro cosa renda i Tamango qualcosa di unico. La band è riuscita a raccontare, con una delicatezza e un’energia uniche, i pensieri, i drammi, le gioie e le paure di un’intera generazione che vive spezzata in due tra la voglia di amare, il desiderio di libertà e la sensazione che il futuro sia già stato scritto da chi è arrivato prima.

È proprio durante questo inno corale all’amore che diventa chiaro ciò che rende speciali i Tamango. Quando li si osserva, non si ha mai l’impressione di assistere a uno spettacolo, ma di esserne parte integrante. Membri attivi di una resistenza di cui il pubblico fa parte esattamente quanto gli artisti sul palco.

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