Top Story

Altro che 7 a.m., il vero trend dell’estate salentina è la Notte della Taranta

Anche solo per una sera, tutti vogliono sentirsi parte di una comunità e di una cultura che ormai non è più appannaggio dei nostri nonni o bisnonni, ma diventa un’eredità da vivere e condividere

  • Il24 Agosto 2026
Altro che 7 a.m., il vero trend dell’estate salentina è la Notte della Taranta

Alessandra Amoroso alla Notte della Taranta 2026

Sono le 19:30 a Melpignano. Il sole tramonta dietro le piccole case bianche del centro, che sembra quasi una fortezza, e il bar dell’area ospiti della Notte della Taranta non servirà alcolici fino alle 22. Sarebbe però un peccato non accompagnare questo momento con una birra fresca, e così, insieme a qualche collega, decidiamo di andare a prenderne una nei bar dell’area del concerto. Attraversiamo il piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani, dove sul palco alcuni artisti locali stanno già scaldando l’atmosfera in vista di quello che accadrà da lì a due ore.

È la prima volta che sono qui, e la cosa che mi colpisce subito è che il parterre dei 120 mila presenti è composto soprattutto da giovani e giovanissimi. Si muovono in grandi gruppi, con tamburelli e bottiglie di vino che distribuiscono nei bicchieri di plastica al grido di “l’acqua fa ruggine”. Se non fossi certa di essere alla Notte della Taranta (che per la prima volta è stata trasmessa in Eurovisione, oltre che in diretta su Rai3), penserei di essere finita al concerto di qualche rapper o di qualche band rock, a seconda di chi incrocio. Dagli accenti che sento, molti di loro non sono di qui, ma tutti vogliono esserci. E questo si riscontra non solo nel pubblico, ma anche negli artisti che si sono impegnati per rendere omaggio nel modo più viscerale e rispettoso possibile a questa arte.

Gli ospiti della Notte della Taranta

In queste settimane su TikTok è spopolato il trend 7 a.m. in Puglia. Il format mostra foto e video di ragazze e ragazzi super cool, ancora perfettamente agghindati: camicia bianca per gli uomini e copricapo a centrino per le donne. Ballano in qualche cava, spesso con Talk To You di ANOTR e 54 Ultra in sottofondo. Eppure, la sensazione è che il vero place to be dell’estate salentina sia proprio questo: la Notte della Taranta.

Certo, il fatto che sia un grande evento gratuito a la presenza dei grandi nomi della musica italiana (quest’anno, oltre ad Ermal Meta come Maestro Concertatore c’erano – tra gli altri – Alessandra Amoroso – che ha portato sul palco Santu Paulu -, Sayf – con Menamenamò – e Levante – che ha interpretato Beddha ci dormi -, e nelle edizioni precedenti si sono susseguiti nomi come Elodie, Madame, Geolier, Angelina Mango e Marco Mengoni, solo per citarne alcuni) sono un traino molto importante, ma le persone sembrano non essere qui (solo) per questo. Ci sono perché, come ricorda Ermal Meta – che insieme all’Orchestra Popolare ha curato tutti gli arrangiamenti della serata – durante la conferenza stampa di presentazione, “la musica popolare ha una potenza curativa, e la Notte della Taranta è un rituale che assolve questo compito”.

C’è infatti qualcosa di ancestrale nei ritmi della pizzica, che riconnette il corpo a qualcosa di profondamente terreno e fisico, crea un senso di appartenenza, di vicinanza a delle radici comuni e un desiderio di affermazione della propria identità. Esattamente come nel mondo sta accadendo con la musica latina: anche solo per una sera, tutti vogliono sentirsi parte di una comunità e di una cultura che ormai non è più appannaggio dei nostri nonni o bisnonni, ma diventa un’eredità da vivere e condividere.

Il Mediterraneo come filo conduttore

Filo conduttore del concertone del 2026 è il Mediterraneo, non un confine che separa e un cimitero di corpi in cerca di speranza, ma uno spazio di approdi, incontri, relazioni e contaminazioni, come quelle che attraversano da sempre la musica tradizionale. “Musicalmente, abbiamo attraversato molti momenti, così come accade nel Mediterraneo, che è una sporcatura costante da cui nasce l’identità”, continua il Maestro Concertatore, che per l’occasione ha composto un brano inedito in salentino, Nu simu nienti, che racconta di chi cerca di impossessarsi delle terre altrui. E forse è proprio questo il senso della Notte della Taranta: prendere qualcosa che appartiene a un luogo preciso e farlo diventare di tutti, senza mai perdere la propria natura.

Share: