Il secondo giorno di Primavera Sound è stato uno specchio generazionale
Dopo un inizio non andato esattamente come sperato, il festival di Barcellona riprende a gonfie vele con The Cure, Addison Rae, PinkPantheress e molti altri
Primavera Sound
Se è vero che un artista codifica, oltre al linguaggio e al suono, anche un’estetica riconoscibile che diventa non solo propria, ma anche del proprio pubblico, ieri al Primavera Sound – per il quinto anno consecutivo disponibile in live streaming globale grazie ad Amazon Music – bastava uno sguardo per capire chi fosse lì per ascoltare cosa. Nel tragitto che porta dall’ingresso dell’immenso Parc del Fòrum di Barcellona ai monumentali main stage che si ergono di fianco al mare, infatti, convivono ragazze giovanissime con top luccicanti, gonne cortissime e make up coloratissimi e nostalgici degli anni ’70-’80 con calze a rete strappate e magliette sbiadite di qualche band post punk.
Entrambi hanno un’unica direzione – i palchi sono esattamente speculari, l’uno di fianco all’altro -, ma le loro strade si divideranno a un bivio: le prime si dirigeranno a destra, verso il palco Revolut, dove di lì a poco Addison Rae farà il suo debutto come headliner, i secondi a sinistra, destinazione palco Estrella Damm, che diventerà il tempio gotico di cui Robert Smith e i The Cure saranno i sacerdoti. Due esibizioni che si alternano senza soluzione di continuità, e non sembra nemmeno casuale che il cambio palco tra la nuova reginetta indisciplinata del pop e le leggende che lasciano trasparire una certa sacralità di Crawley segni anche il passaggio dalla luce alle tenebre, dal futuro al passato che non può che rimanere presente.
The Cure e Addison Rae al Primavera Sound: due modi di intendere la performance
Basterebbe questo per spiegare come – dopo un inizio non andato esattamente liscio a causa del maltempo – la seconda giornata del Primavera Sound sia stata uno specchio generazionale, in cui persone di ogni età hanno trovato il proprio place to be, ma Addison Rae e i The Cure rappresentano due modi precisi e diametralmente opposti di intendere lo stare sul palco.
Se infatti la band britannica porta a Barcellona non solo un live scenograficamente minimale ma intenso, completamente suonato dal vivo con un Robert Smith che nonostante il tempo – quello che passa e quello concesso al pubblico, ben due ore e mezza con 30 pezzi in scaletta tra cui Lovesong, Just Like Heaven, Lullaby, Close To Me e le immancabili e intramontabili Friday, I’m in Love e Boys Don’t Cry – è ancora in forma smagliante come si addice alle grandi icone, ma anche un’heritage che attraversa mezzo secolo di storia e di musica e che ha ispirato generazioni di artisti e non, la cantante statunitense – nata e cresciuta nell’era di TikTok, in cui la forma conta più del contenuto (ma non del content) – punta tutto su una performance fisica e sontuosa.
Sensuale, provocante, sfacciata, magnetica, ma anche innocente e divertente: Addison sul palco canta poco (se non quasi nulla), ma al pubblico dà veramente tutta se stessa, da quando sul palco balla emanando la chaotic energy di una vera brat girl – come la sua mentore Charli insegna – accendendosi una sigaretta a quando si butta letteralmente in braccio ai fan durante Von Dutch: she’s just livin’ that life, e noi non possiamo fare a meno di amarla.
PinkPantheress avrebbe meritato un palco da headliner?
Notevole e riuscita anche l’alternanza NewDad, band di Galway che si muove tra indie rock e post punk la cui frontwoman, Julie Dawson, ammette con evidente e candida emozione di non aver mai suonato di fronte a un pubblico tanto numeroso, e Slowdive, certezza indiscussa e granitica dello shoegaze, che sui riverberi spaziali di Souvlaki Space Station ci catapultano direttamente su un altro pianeta. Un po’ meno la simultaneità tra Skrillex – giustamente – sul main stage e PinkPantheress sul Cupra stage, decisamente troppo piccolo per un’artista per cui l’affluenza è stata forse sottovalutata e che per questo avrebbe meritato un palco – da headliner? – che permettesse a tutti di godere dello show. Interessante anche il set di fakemink, nuova stella del cloud rap made in UK e uno dei pochi rappresentanti di un genere quest’anno praticamente assente in line up.
L’appuntamento è per stasera, e per il gran finale il Primavera Sound cala un’artiglieria pesantissima con la triade my bloody valentine, The XX e Gorillaz.

