Con “A*POP” Tyla disegna la mappa di un nuovo pop
Tutti l’attendevano al varco dopo il successo virale del suo primo disco e della hit “Water”. L’artista sudafricana ha risposto con un album che osa e non ha paura di sperimentare e mescolare generi
In una stagione di pop non particolarmente innovativo, tra ricaccioni da Mondiale, vecchie glorie e comeback iconici — JB, I’m looking at you — Tyla ha deciso di prendersi qualche rischio in più, esplorando fino in fondo la propria visione in A*POP. Classe 2002, sudafricana, con un background che spazia dall’India alla Mauritania, è l’espressione più lampante di una nuova idea di pop globale. Salita alla ribalta nel 2023 con l’iconica Water — vincitrice del Grammy per la Best African Music Performance — ha sempre fatto della contaminazione e dell’innovazione la propria cifra stilistica. Ha combinato elementi consolidati del songwriting R&B-pop con sonorità pescate da tutto lo spettro afro-caraibico: dall’amapiano di casa alla dancehall giamaicana, passando per tutte le possibilità nel mezzo.
Ed è proprio in questa continua operazione di ibridazione che risiede forse la chiave di lettura più adeguata per un progetto come A*POP. Un disco che attraversa tutti gli schemi del pop occidentale, dal pezzo club alla canzone d’amore, per riproporli in una veste nuova e inattesa, dove mondi musicali apparentemente lontani finiscono per confondersi alla perfezione in una soluzione destinata a diventare lo standard del prossimo decennio.
Anticipato da tre singoli solidissimi, che di fatto ci avevano già mostrato le diverse anime del progetto — dall’autocelebrazione materialista di CHANEL all’intimità romantica di IS IT LOVE, passando per la sensualità borderline di SHE DID IT AGAIN — A*POP non arriva esattamente a sorpresa. Sapevamo perfettamente cosa aspettarci.
Un disco (A)pop
Il disco è una sequenza di produzioni a tratti visionarie, coordinate dalle menti geniali di P2J e Sammy Soso. I diversi riferimenti sonori dell’artista vengono costantemente spinti un po’ più avanti del convenzionale e dell’atteso. Il ritmo tradizionale della dancehall accoglie log drum aggressive in THAT GIRL e una sound palette anni Novanta in DOUBLE BLIND. I synth elettronici dei 10s si combinano perfettamente con percussioni afro house in KISS o trovano la strada verso un pop più convenzionale in FAIRYTALE.
C’è ancora spazio per l’innovazione in FEEL SOMETHING, dove topline slow R&B finiscono sopra un beat bouyon serratissimo. RIGHT NOW, dove il lato più sensuale dell’artista emerge su una strumentale drill sperimentale, invece è attraversata da vaghe influenze dubstep. Nelle ultime tre tracce ritroviamo la Tyla amapiano — o pop-piano — con cui l’abbiamo conosciuta. Anche qui in una versione decisamente nuova e più vicina alla house. Soprattutto in I DON’T CARE e nel sound design sperimentale di CRAZY OF ME e più laid-back in HOT TUBS.
La conferma che tutti attendevano
Nel complesso, i quattordici brani ci restituiscono una Tyla più matura e più salda sulle proprie posizioni, che con un lavoro del genere riesce finalmente a scrollarsi di dosso le accuse di essere un’industry plant, le polemiche sterili intorno all’idea della one-hit wonder e i dubbi sulla mancanza di una direzione solida, sacrificata in favore di una ricerca esasperata della viralità.
Sia chiaro: non che questi discorsi non siano effettivamente emersi, soprattutto nella prima fase della sua carriera. Ma ora, con A*POP, la direzione è chiarissima. C’è una volontà precisa di innovare, di fissare un nuovo standard all’interno del quale poter regnare incontrastata e costruire un nuovo modello di iconicità femminile, confident, indipendente, africana e globale. Dal nostro punto di vista, possiamo solamente augurarci che succeda il prima possibile.
Articolo di Laden P

