Interviste

“Cristi e diavoli” della Lovegang126 non è solo un disco, ma una promessa stretta tra fratelli. L’intervista

Il nuovo album della Lovegang126 in uscita domani è un diamante grezzo resistente alle logiche e ai trend e un manifesto di indipendenza. E il perché ce lo siamo fatti spiegare direttamente dai sette guasconi più freschi d’Italia

Autore Greta Valicenti
  • Il20 Aprile 2023
“Cristi e diavoli” della Lovegang126 non è solo un disco, ma una promessa stretta tra fratelli. L’intervista

Lovegang126, foto di Beatrice Chima

Sedersi a un tavolo con la Lovegang126 è come beccare al solito bar i soliti amici quando hai avuto una giornata pesante e l’unica cosa che vuoi fare è goderti una birretta al tramonto che sai già si prolungherà fino a notte inoltrata e maledirai la mattina dopo. E infatti, ispirata dal clima rilassato favorito anche dalle immancabili Peroni da 66, faccio una cosa poco professionale e molto de core: scopro subito le carte e mi dichiaro una grandissima fan della gang dell’amore. Poche chiacchiere: il collettivo formato da Franco126, Drone126, Ugo Borghetti, Ketama126, Pretty Solero, Asp126 e Nino Brown è una delle cose migliori che siano capitate alla musica italiana negli ultimi dieci anni, e Cristi e diavoli, il loro album in uscita domani, ne è l’ennesima dimostrazione.

Un disco che suona come una boccata d’aria fresca in un mercato saturo e soffocante di prodotti usa e getta. Un album che non è solo un baluardo di resistenza hip hop fatto-come-Cristo-comanda ai trend, alle logiche del mercato trap e drill-centrico, ma anche di indipendenza artistica e di attitude. Cristi e diavoli è infatti interamente autoprodotto, che i sette guasconi di Trastevere hanno reccato come a 20 anni e scritto di cuore, sangue e sentimento, tenendo ben presente quel dogma che li ha accompagnati sin dagli inizi: 126 è una promessa stretta tra fratelli, e questa è l’unica cosa che conta e conterà sempre. Nonché l’unico collante per tenere insieme «sette capocce come le nostre», come mi dice Ugo.

Lo spiegano benissimo in Doppio filo, la miglior dichiarazione d’amicizia possibile della Lovegang126. «Il mio destino è unito a doppio filo con quello di ogni amico vero e non serve un motivo», canta Franco nel ritornello. E per fortuna, i destini di questi sette non si sono intrecciati solo nella vita privata, ma anche in quella professionale, realizzando così il disco che loro sognavano da pischelli e che noi anelavamo sin da Signor prefetto. Libero, leggero (ma pur sempre attraversato da quella velata malinconia un po’ spaccata come una Peroni sul marciapiede) e già destinato ad essere un piccolo culto del genere. O, come dice scherzando ma nemmeno troppo Pretty Solero, eterno come Roma, mamma e matrigna, in cui ci si perde ma da cui poi si torna sempre rincontrandosi lì, sulla cima di quei 126 scalini.

L’intervista alla Lovegang126

Partiamo dal titolo: potrei chiedervi chi tra voi sono i Cristi e i diavoli, ma mi limito a voler sapere come ci siete arrivati.

Franco: Il titolo è un’idea di Sean (Pretty Solero, ndr). Io avevo questo ritornello (di Cristi e diavoli, ndr) ma non si trovava il titolo del disco. Come spesso succede Sean ha una delle sue illuminazioni notturne e mistiche e quando ci siamo svegliati c’erano due opzioni: Badman o Cristi e diavoli, e alla fine abbiamo optato per questa. Anche se pure Badman comunque c’aveva il suo perché eh…

Ugo Borghetti: Dai ma che è Badman?! Un titolo da disco dancehall giamaicano…

Nino Brown: Che poi io più ci penso più sto titolo mi convince sempre di più.

Drone126: C’è da dire poi che questo elemento biblico ricorre spesso. Pure in Ketama. Siamo tutti un po’ corrotti alla fine però ci piace metterci su un piano sacro…

Franco: E infatti Roma è una città che unisce sacro e profano. Ci piaceva che avesse qualcosa a che fare pure con questo.

Nino: Poi oh… Un giorno ti svegli Cristo e quello dopo ti svegli diavolo…

Ma è un caso che esca proprio il giorno della fondazione di Roma?

Franco: No no, è assolutamente voluto.  

Drone: Infatti se vedi i feat abbiamo scelto di collaborare solo con artisti romani (Danno, Mystic One, Gel, Gianni Bismark, Tiromancino, Sosa, Security, Branca, Gemello, Side, Gemitaiz, ndr) proprio per mettere la città in primo piano.

Franco: Però è una coincidenza che esca nel 50esimo anno dell’hip hop!

Ugo: Vabbè, noi sta roba ce l’accolliamo…

E infatti avete fatto un disco mega hip hop che non segue per niente le logiche del mercato odierno.

Franco: Che non segue le logiche in generale! Già il fatto di fare un disco collettivo mega old school ti fa capire quanto questo progetto sia stato pensato al di fuori di tutte le dinamiche.

Drone: Beh comunque dal nostro punto di vista ha una coerenza il fatto di uscire adesso con questo sound.

Franco: Questo è fuori discussione, ma è vero che è contro la tendenza attuale del mercato.

È molto diverso anche da Cuore Sangue Sentimento.

Franco: Sì, quello era un disco prettamente trap, anche se comunque aveva degli episodi più hip hop tipo 2008 col Chicoria.  

Drone: In quel momento io come producer avevo voglia di esplorare delle sonorità diverse.

Pretty Solero: E comunque ci sono delle perle nascoste lì dentro… Tipo Poliabusatore.

Franco: Diciamo che quel brano è stato poco compreso…

La direzione artistica anche in questo caso è stata curata tutta da voi (Drone e Nino Brown, ndr).

Drone: Sì, anche se stavolta la cosa è stata più condivisa. Ognuno ha messo un po’ del suo, e infatti ci sono state anche violente discussioni. Nessuno ha avuto il controllo totale, tutti hanno dovuto accettare dei compromessi.

Ecco, qual è stata la cosa più difficile nel lavoro collettivo?

Ugo: Sicuramente unire sette capocce come le nostre!

Drone: Esatto, poi siamo tanti e non siamo persone particolarmente accomodanti, affidabili o abituate a seguire una tabella di marcia…

Franco: Un giorno ci svegliamo in un modo, un altro…

Ugo: Un altro se te svegli è già tanto!

Franco: Ecco, e tutto devi moltiplicarlo per sette mitomani come noi!

Nino: Secondo me l’ostacolo maggiore è stato trovare un po’ la quadra, poi è andato tutto abbastanza liscio…

Franco: Ah sì?

Beh a questo punto mi sembra di capire che sia stato un percorso a dir poco tortuoso.

Franco: Esattamente. Non era facile creare le giuste atmosfere, a volte abbiamo pure toppato. Abbiamo dovuto rifare delle strofe perché ci accorgevamo che il pezzo non reggeva, le carte in tavola sono state cambiate spesso. Comunque abbiamo tutti stili diversi poi vabbè, ci conosciamo quindi sappiamo come muoverci, però è stato molto molto difficile e ci sono stati degli incidenti di percorso.

E c’è un solo pezzo solista che è tuo Ugo.

Ugo: Non mi chiedere il perché, non lo so nemmeno io!

Drone: Morto in foce era un pezzo che avevamo lì da un po’ di tempo e mano a mano che andavamo avanti coi pezzi ci siamo resi conto che sarebbe stata bene in questo disco.

Franco: Per me è la canzone più bella di Borghetti.

E l’idea di fare un disco c’era da subito o l’avete maturata col tempo?

Franco: Sì, sì, c’era da subito ma pensavamo di far uscire un pezzo al mese per quindici mesi. Poi l’idea è andata in vacca!

Ugo: Beh in effetti ripensandoci era una bella stronzata!

Anche tutta l’estetica che ruota attorno al progetto è molto identitaria.

Franco: Abbiamo puntato tanto sull’estetica di gruppo perché secondo noi è proprio figo vederci insieme. Volevamo valorizzare questa roba qua, soprattutto perché non siamo persone che singolarmente amano farlo, anzi, invece in questo progetto era quasi necessario perché fa anche parte dello spirito hip hop.

Così come fanno parte dello spirito hip hop le crew. In Italia siete una delle poche rimaste.

Franco: A Roma credo siamo l’unica crew ma ci possiamo pure sbaglia’. Diciamo che noi avevamo provato già nel 2014 a fare una roba collettiva ma evidentemente non era il momento.

Asp126: Ma poi quello era un tentativo precedente a qualsiasi altra nostra uscita, sono passati dieci anni ormai!

Nino: Personalmente la grande soddisfazione di questo disco è il fatto di aver fatto tutti insieme la musica che sognavamo da ragazzini. Nel bene e nel male la vita non va mai come te la immagini, e visto che ciascuno è riuscito a fare le proprie cose ora qui ci prendiamo la libertà di fare musica come abbiamo sempre voluto.

Quindi Cristi e diavoli è anche un po’ la vostra zona franca.

Franco: Lo è assolutamente. Artisticamente ci siamo presi tante libertà che singolarmente non avremmo fatto, anche con una certa leggerezza.

Drone: ‘Sta cosa della zona franca mi piace. Ancora prima di questo disco il nostro stesso gruppo di amici è una zona franca dove vivere in una dimensione hip hop. Noi non ci siamo mai troppo rispecchiati in certi contesti di Roma, quindi il fatto di avere una dimensione alternativa nostra è come avere un luogo di evasione. Per me il rap aveva molto questa componente, poi non so se ora che è così sdoganato ha un po’ perso questa cosa, ma mi piacerebbe che un ragazzino potesse ritrovarla in noi.

È anche un bel manifesto di indipendenza.

Franco: Sì, anche se fare le cose da indipendenti è molto complicato, ma allo stesso tempo dà anche tante soddisfazioni

Asp: E comunque anche il fatto dell’autoproduzione è una roba che diventa artistica. Fa parte anche questo del nostro immaginario.

La Lovegang126 sull’eredità del TruceKlan

E se vi dico eredi del TruceKlan?

Franco: Anche Noyz lo aveva detto. Ci fa molto piacere ovviamente e ci sentiamo molto quella cosa lì. Ci sono molti punti in comune: anche loro erano tutti personaggi molto strani e differenti, ciascuno con un’identità ben precisa ma con un pensiero di fondo che li accomunava. Noi forse siamo un po’ più variegati dal punto di vista musicale perché facciamo generi differenti, loro facevano proprio rap hardcore. Anche in questo disco ci sono sicuramente dei momenti hardcore, ma ci sono anche aspetti buffi, leggeri. Nello spirito però sentiamo di essere molto affini.

Pretty: Diciamo che il nostro è un disco guascone.

Triathlon ad esempio è rap hardcore. Con quella produzione così Griselda…

Ugo: È totalmente quella cosa lì, pensa che infatti il beat lo avevamo chiamato Griselda!

Drone: Ecco, quella è una scena che ci piace un botto sia per le sonorità, sia per l’attitudine che hanno. Poi in quel pezzo abbiamo pure dato l’opportunità a due giovani (Sosa e Security, ndr) che appartengono a generazioni diverse ma in cui ci riconosciamo molto. Se loro fossero i nostri eredi io sarei contento!

Ugo: Pure io a loro lo scettro lo lascerei volentieri.

Franco: Lo scettro noi lo lasciamo a chi se lo piglia!

Ugo: Vabbè tra un po’, che comunque c’abbiamo ancora tanto da da’!

Franco: In effetti era un po’ che a Roma mancava una realtà che lasciasse un segno, l’ultima era stata il TruceKlan.

Per la promo del disco avete scelto una modalità particolare ma perfettamente in linea con il vostro immaginario.

Pretty Solero: Sì, abbiamo fatto dei billboard urbani, diciamo così! Poi comunque il mondo dei graffiti fa parte di noi. Cuore Sangue Bombolette.

Una cosa che non vi piace di Roma e un’altra a cui non potreste mai rinunciare.

Asp: I mezzi, infatti a Milano che è una città all’avanguardia funziona tutto!

Franco: Ma quello è anche il fascino di Roma, che è una città che sicuramente non sta vivendo un grande momento.

Asp: Vabbè se è per questo Roma sono 1500 anni che non sta vivendo dei grandissimi momenti!

Pretty Solero: Vedi, possiamo pure parlare di storia!

Drone: La cosa che a me piace di più di Roma è che ci sono alcune dimensioni – che poi sono quelle in cui ci trovi di più – in cui c’è un’interazione orizzontale tra strati sociali diversi. È un po’ un mondo di mezzo

Franco: Un mondo di mezzo in cui la Roma bene si incontra con i bizzarri individui della Roma bassa.

Pretty Solero: Sì, sì, ci sono vari plot twist diciamo.

Nino: A me piace il fatto che sia una città che è super resistente alle mode.

Come il vostro disco.

Pretty Solero: E infatti Cristi e diavoli sarà eterno come Roma.

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