Top Story

Addio a Dolly Parton: la regina del country è scomparsa a 80 anni

La cantautrice scomparsa ieri ha sempre considerato la propria vita una vocazione, oltre che una carriera musicale

  • Il26 Agosto 2026
Addio a Dolly Parton: la regina del country è scomparsa a 80 anni

Dolly Parton

Dolly Parton, straordinaria cantante e autrice dalla versatilità fuori dal comune, capace di costruire in oltre mezzo secolo una solida reputazione artistica e un’enorme fortuna commerciale tanto nella musica country quanto nel pop, è morta martedì 25 agosto a Nashville, all’età di 80 anni. Nell’ultimo anno Parton si era tenuta per lo più lontana dai riflettori a causa di alcuni problemi di salute, che l’avevano costretta a limitare le apparizioni pubbliche e a rinviare, prima di cancellare definitivamente, la residenza prevista a Las Vegas per il 2025. La sua morte arriva 17 mesi dopo quella del marito Carl Dean, con cui era stata sposata per quasi 60 anni e morto il 3 marzo 2025, all’età di 82 anni.

Le cause del decesso e il funerale privato

Secondo quanto riferito dal suo entourage in un comunicato diffuso ieri, Parton ha affrontato «una breve battaglia contro il cancro» ed è morta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville.

«La nostra amata Dolly Parton ha dedicato la sua vita e la sua carriera a portare gioia, risate, speranza e integrità in tutto ciò che ha fatto», si legge nel comunicato, firmato semplicemente Team Dolly. «La sua straordinaria generosità ha raggiunto la vita di innumerevoli persone che non avrebbe mai incontrato, eppure era sempre pronta a tendere una mano. Che si trattasse delle centinaia di milioni di libri distribuiti attraverso la sua preziosissima Imagination Library o del finanziamento di ricerche che hanno contribuito alla creazione di un vaccino salvavita utilizzato in tutto il mondo, l’amore incondizionato di Dolly per tutte le persone è stato la forza che ha guidato il suo impatto duraturo. Dopo aver affrontato con coraggio una breve battaglia contro il cancro, Dolly ha lasciato oggi la sua vita terrena al Vanderbilt-Ingram Cancer Center, circondata dalle persone che amava».

«Per volontà di Dolly, si terrà una piccola cerimonia privata riservata ai familiari più stretti», si legge nel comunicato con cui è stata annunciata la terribile notizia. «Invece dei fiori, la famiglia chiede di fare una donazione alla Dolly Parton’s Imagination Library sul sito www.imaginationlibrary.com».

La più grande artista country di tutti i tempi

«Il mio segreto», amava dire Parton, «è che sembro completamente finta quando sono completamente autentica». Era celebre per quell’immagine volutamente artificiosa e consapevole di sé. Aveva modellato il suo look, sempre curato fino all’ultimo dettaglio, ispirandosi a una prostituta della sua città natale e non rinunciava mai a una battuta autoironica. Ma dietro quella maschera c’era anche una cantante straordinaria, con un vibrato da soprano malinconico e inconfondibile. Nonché un’autrice di talento virtuosistico, capace di scrivere canzoni poi reinterpretate da artisti del calibro di Whitney Houston (I Will Always Love You) e dei White Stripes (Jolene).

Nel 2024 gli editor di Billboard l’avevano nominata la più grande artista country di tutti i tempi. Parton è stata una vera e propria forza culturale e commerciale. Ha portato 49 album nella top 10 della classifica Billboard Top Country Albums, più di qualsiasi altra artista donna. È inoltre l’artista femminile con il maggior numero di primi posti nella Hot Country Songs, ben 25.

Gli esordi di Dolly Parton a Nashville

Nata il 19 gennaio 1946 in una famiglia poverissima della contea di Sevier, nel Tennessee, Parton iniziò a incidere musica molto presto. Il suo primo singolo, Puppy Love, uscì quando aveva appena 13 anni. A 18 anni si trasferì a Nashville. Qui iniziò a lavorare professionalmente come autrice di canzoni country, continuando nel frattempo a registrare anche qualche singolo pop di scarso successo. Nel 1966 sposò Carl Dean, che avrebbe mantenuto un profilo estremamente riservato per tutta la sua carriera. Al suo fianco, invece, rimase sempre l’amica d’infanzia Judy Ogle, inseparabile da lei. «Quelle due persone sono state davvero il mio punto di riferimento», raccontò Parton al Guardian nel 2014.

La svolta arrivò nel 1967, quando Parton sostituì Norma Jean come co-conduttrice e partner nei duetti di Porter Wagoner nel suo popolare programma televisivo settimanale. I due avrebbero poi portato ben 20 duetti nelle classifiche country. Dopo il primo ingresso nella Hot Country Songs con Dumb Blonde nel 1966, Parton collezionò diversi piazzamenti nelle posizioni più basse della classifica. Fino alla definitiva consacrazione come artista solista con la sua versione del 1970 di Mule Skinner Blues di Jimmie Rodgers, che arrivò al terzo posto.

Negli anni successivi inanellò una serie di successi — molti dei quali scritti personalmente — tra cui Coat of Many Colors e My Tennessee Mountain Home. Fu proprio attraverso queste canzoni che Parton definì il personaggio destinato a diventare una delle sue cifre distintive. Una sentimentalista appassionata, profondamente segnata dalla povertà rurale della sua infanzia. Dal 1970 al 1985 riuscì a piazzare almeno un singolo nella top 10 country ogni anno.

Il successo di “Jolene”

Nel 1973 arrivò Jolene, una straziante storia di gelosia amorosa ispirata a una vicenda reale. La canzone, destinata a diventare il brano di Parton più reinterpretato in assoluto, riuscì a entrare anche nella Hot 100 e le permise di affacciarsi definitivamente sulla scena pop.

Nel 1974 scrisse e incise quello che sarebbe diventato uno dei suoi brani più celebri, un magnifico addio a Wagoner, dalla cui organizzazione stava per separarsi: I Will Always Love You. La canzone raggiunse il primo posto della classifica country nello stesso anno e tornò in vetta nel 1982, quando Parton la reincise per la colonna sonora del film The Best Little Whorehouse in Texas. Poi arrivò, naturalmente, la versione monumentale di Whitney Houston nel 1992, seguita nel 1995 da una nuova incisione di Parton, questa volta in duetto con Vince Gill, che le valse un altro successo country.

Parton aveva anche rifiutato la richiesta di Elvis Presley di incidere I Will Always Love You. Il manager del cantante, il colonnello Tom Parker, pretendeva che cedesse metà dei diritti editoriali della canzone. «È stata una delle decisioni più difficili che abbia mai dovuto prendere, perché amavo Elvis», raccontò Parton a Billboard nel 2020.

Dolly Parton tra pop e televisione

I Will Always Love You divenne anche la sigla finale di Dolly!, il varietà televisivo condotto da Parton nel 1976 e nel 1977. Il programma contribuì ad ampliare ulteriormente il suo pubblico. Nel 1978 arrivò il suo primo ingresso nella top 10 della Billboard Hot 100 con Here You Come Again. Mentre nello stesso anno si spinse persino nel territorio della disco music con Baby I’m Burning.

Nel 1981 la canzone che aveva scritto per il film 9 to 5, nel quale recitava anche, arrivò al primo posto contemporaneamente nella Hot 100, nella Hot Country Songs e nella Adult Contemporary. Era il 1983 quando ripeté l’impresa con Islands in the Stream, il celebre duetto con Kenny Rogers scritto per loro dai Bee Gees. Complessivamente, Parton ha raggiunto due volte il numero uno della Hot 100 e ben 25 volte quello della Hot Country Songs.

Quando, a metà degli anni ’80, la sua produzione di canzoni iniziò a rallentare e il nuovo sound della musica country cominciò a lasciarla indietro, Parton decise di esplorare nuovi territori. Nel 1986 rilevò il parco a tema Silver Dollar City di Pigeon Forge, in Tennessee, e lo trasformò in Dollywood, aggiungendovi anche una replica della casa in cui era cresciuta.

Nel 1987 collaborò con Linda Ronstadt ed Emmylou Harris per Trio, un album dalle sonorità neo-tradizionali costruito attorno alle splendide armonie vocali delle tre artiste. Il disco ottenne un enorme successo e conquistò il disco di platino.

Dopo essere apparsa nel film Steel Magnolias nel 1989, Parton tornò a concentrarsi sulla musica country e, per gran parte degli anni ’90, si esibì raramente dal vivo. La pubblicazione nel 1994 della sua autobiografia, Dolly: My Life and Other Unfinished Business, segnò anche una nuova fase della sua carriera, sempre più orientata a valorizzare il mito costruito negli anni.

Il suo legame con la nostalgia e con le tradizioni della musica country le spianò la strada a una serie di progetti dal gusto rétro. Nel 1993 arrivò Honky Tonk Angels, realizzato insieme alle sue contemporanee Loretta Lynn e Tammy Wynette. Mentre nel 1999 pubblicò Trio II, entrambi premiati con il disco d’oro. Alla fine degli anni ’90 Parton si reinventò ancora una volta, questa volta come protagonista del revival bluegrass. L’album The Grass Is Blue, vincitore di un Grammy, fu seguito da Little Sparrow nel 2001 e Halos & Horns nel 2002.

La consacrazione come icona

Negli anni 2000 Parton tornò a esibirsi regolarmente, affrontando lunghi tour in Nord America e in Europa. Nel 2014 fu anche una delle protagoniste del Glastonbury Festival in Inghilterra. Nel frattempo, una nuova generazione di musicisti e autori aveva iniziato a considerarla una pioniera per il ruolo delle donne nella musica. L’album tributo del 2003 Just Because I’m a Woman: Songs of Dolly Parton, per esempio, comprendeva contributi di Norah Jones, Shania Twain e Melissa Etheridge. Il suo spirito imprenditoriale la portò anche a fondare una propria etichetta discografica, Dolly Records, inaugurata nel 2008 con l’album Backwoods Barbie.

Nel 2015 il film televisivo Dolly Parton’s Coat of Many Colors raccontò la sua storia attraverso la canzone autobiografica del 1971 che narrava la sua infanzia povera e la successiva ascesa al successo. Nello stesso anno, Dollywood ampliò la propria offerta con il DreamMore Resort.

Anche entrando negli anni Settanta, la voce, il personaggio e l’aspetto di Parton rimasero sorprendentemente simili a quelli degli esordi. Lei stessa amava presentare la chirurgia estetica come una sorta di ricompensa per tutto il lavoro e tutta l’ambizione che aveva investito nella propria carriera. Una delle sue battute più celebri riassumeva perfettamente il suo spirito: «Ci vogliono un sacco di soldi per sembrare così a buon mercato».

La rinascita di Dolly Parton

Nella fase finale della sua carriera Parton visse una nuova, straordinaria rinascita. Nel 2023 raggiunse il miglior risultato di sempre nella Billboard 200 con Rockstar, un album composto in gran parte da cover rock che debuttò al terzo posto. Era il suo piazzamento più alto di sempre nella classifica generale degli album.

Il disco comprendeva collaborazioni con Paul McCartney, Ringo Starr, Sting, la sua figlioccia Miley Cyrus, Lizzo, Elton John e molti altri. Debuttò inoltre al primo posto della Top Album Sales, regalando a Parton la sua settimana di vendite più importante dell’era moderna. Rockstar dimostrò ancora una volta quanto poco le interessasse restare confinata in un unico genere. Sebbene sia sempre stata identificata soprattutto con la musica country, nel corso della sua carriera ha esplorato anche americana, folk, bluegrass, musica per bambini, gospel e Christian music, dance, elettronica e pop.

L’idea dell’album rock nacque dopo che Parton era stata candidata, nel 2022, all’ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame. Inizialmente l’artista aveva chiesto di essere rimossa dalla lista, sostenendo di non meritare quel riconoscimento. Quando però venne eletta, spiegò a Billboard di aver deciso che, a quel punto, non poteva fare altro che realizzare un album rock.

«La gente mi diceva spesso “Dolly rocks”, “you rock” oppure “sei una rock star”. Pensavo volessero semplicemente dire che ero forte e lo prendevo come un grande complimento», raccontò. «Ma adesso dovrò prenderlo alla lettera!»

Rockstar debuttò così al terzo posto della Billboard 200, il miglior risultato mai ottenuto da Parton in quella classifica. «Siamo estremamente competitivi e vogliamo solo vincere per Dolly. Lei merita sempre il meglio», disse il suo manager Danny Nozell a Billboard dopo il debutto.

Nel 2017 Nielsen aveva indicato Parton come l’artista country più appetibile commercialmente al mondo. Insieme a Nozell, l’artista sfruttò la propria popolarità per concedere in licenza il suo nome a decine di prodotti, dai preparati per torte ai biglietti d’auguri.

L’impegno filantropico e sociale di Dolly Parton

Parton utilizzò inoltre la propria ricchezza per finanziare la Imagination Library, un programma che offre gratuitamente libri ai bambini dalla nascita fino ai cinque anni e che finora ne ha distribuiti oltre 150 milioni. Nei primi mesi della pandemia di COVID-19 donò inoltre un milione di dollari al Vanderbilt University Medical Center, contribuendo al finanziamento della ricerca che portò al vaccino Moderna.

Pur essendo sempre stata molto distante dalla politica, Parton non ha mai avuto paura di esprimersi quando si trattava di uguaglianza. Nel 2020, nel pieno delle proteste del movimento Black Lives Matter, disse a Billboard: «Capisco che le persone sentano il bisogno di far sentire la propria voce, di essere riconosciute e viste. E naturalmente le vite dei neri contano. Pensiamo forse che i nostri piccoli culi bianchi siano gli unici a contare? No!».

Parton si è espressa più volte anche a sostegno della comunità LGBTQIA. Nel 2005 ricevette la sua seconda candidatura all’Oscar per Travelin’ Thru, la canzone che aveva scritto per il film Transamerica, una commedia on the road incentrata su una donna transgender, interpretata da Felicity Huffman, che parte per un viaggio insieme al figlio con cui ha un rapporto difficile, interpretato da Kevin Zegers.

Nel corso dei suoi 70 anni di carriera, Parton ha ricevuto 55 candidature ai Grammy, vincendone 10, e nel 2011 è stata insignita del Lifetime Achievement Award.

Le collaborazioni negli anni

Anche dopo aver compiuto 70 anni, Parton continuò a divertirsi collaborando con gli artisti che considerava suoi eredi musicali e con altre grandi interpreti. Registrò Gonna Be You insieme a Belinda Carlisle, Cyndi Lauper, Debbie Harry e Gloria Estefan per il film 80 for Brady e nel 2025 partecipò alla versione deluxe dell’album Short n’ Sweet di Sabrina Carpenter, comparendo nella hit Please Please Please.

Nel 2024 Parton pubblicò Smoky Mountain DNA: Faith, Family and Fables, un album nel quale si esibiva insieme a diversi membri della sua famiglia allargata. Il progetto arrivò al primo posto della classifica Billboard Bluegrass Albums.

A pochi giorni dalla morte del marito, nel marzo 2025, Parton pubblicò il toccante singolo If You Hadn’t Been There. Si tratta di una testimonianza del dolore per la perdita di Dean ma anche del loro amore durato tutta la vita.

Parton avrebbe dovuto essere la protagonista di una residenza di sei concerti al Caesars Palace di Las Vegas alla fine del 2025. Inizialmente aveva rinviato gli spettacoli di un anno a causa di problemi di salute non meglio specificati. Nel maggio 2026 la residenza venne poi cancellata a causa delle cure ancora in corso.

Prima della sua morte, Parton stava inoltre lavorando a un musical di Broadway ispirato alla sua vita, la cui apertura ufficiale è prevista per il 2027. Dolly: A True Original Musical comprenderà nuove canzoni scritte da Parton insieme ad alcuni dei suoi successi più celebri e amati.

Dolly Parton ha sempre considerato la propria vita una vocazione, oltre che una carriera musicale. «Come dice la Scrittura, “A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto”. Per questo guardo alla mia vita ogni giorno attraverso queste parole e penso che Dio si aspetti questo da me», disse a Billboard nel 2020. «Me lo aspetto anch’io da me stessa, e penso che se lo aspettino anche le persone. Se posso essere fonte d’ispirazione, voglio esserlo. Questo mi fa stare bene».

Share: