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Nessuno ha scritto le pagine della nostra vita come Fabri Fibra

Da sempre considerato il rapper più corrosivo del rap italiano, Fabrizio Tarducci ha raccontato il disagio di una generazione prendendola per mano. E noi vogliamo ringraziarlo nel giorno del suo compleanno

Autore Greta Valicenti
  • Il17 Ottobre 2023
Nessuno ha scritto le pagine della nostra vita come Fabri Fibra

Fabri Fibra, foto di Mattia Guolo

Quando qualche tempo fa ho deciso di incidermi per sempre sulla pelle il titolo di uno dei dischi più importanti per la mia formazione musicale e come essere umano, il commento dubbioso di mio padre è stato “Ma che penserai a 80 anni quando ti leggerai addosso Turbe Giovanili?”. Un quesito lecito e comprensibile, che mi ha fatto effettivamente riflettere. Se mi risulta decisamente complicato immaginare cosa penserò di me tra 53 anni, più semplice è provare a descrivere cosa quelle due parole suscitino in me ora. Ho sempre pensato che – nella vita di chiunque sia inciampato per caso o scientemente nella sua discografia – ci sia stato un prima e un dopo aver ascoltato un album di Fabri Fibra. Qualunque esso sia. Per questo, proprio nel giorno del suo compleanno, noi vogliamo ringraziarlo.

A qualcuno, ad aver cambiato la vita è stato Mr. Simpatia, l’elefante nella stanza più ingombrante, disturbante, scabroso e meno accomodante del rap italiano. Un coltello insanguinato e impietoso che squarciava il velo del perbenismo e della morale, svelandone tutta l’ipocrisia e le storture. E, allo stesso tempo, un amico beffardo che ti tendeva una mano per farti sentire meno solo nell’oscurità e nel disagio generazionale. Per farti capire che no, non sei da solo nel tuo disagio, ma c’è qualcuno che ci annaspa insieme a te. E te lo sa pure raccontare come avresti voluto fare tu. 

Fabri Fibra e il turning point con “Tradimento”

Per altri (tra cui chi vi scrive, che a dieci anni aveva sviluppato un’insana ossessione per quel ritornello così martellante che suonava in tutte le radio. Ossia la prima volta che incrociavo quello strano personaggio che sulla propria maglietta esprimeva odio per se stesso) il turning point è stato Tradimento. Il primo vero carro armato con cui il rap italiano dall’underground sfondava le porte del mainstream. Segnando di fatto il primo vero anno zero del genere nel nostro Paese. Con un’apparentemente innocua hit (si fa per dire. Visto che la prima vivida immagine che Fabrizio Tarducci ci imprime nella testa è un ragazzino che mangia lucertole aperte) come Applausi per Fibra a fare da cavallo di Troia, quel ragazzo fino ad allora noto principalmente in un circuito di pochi appassionati lancia “il sasso che avrebbe devastato lo stagno”.

Lo spiega bene Paola Zukar in RAP, Una storia italiana. “I demo di Tradimento erano una sorta di Mr. Simpatia 2.0. Se togli Applausi per Fibra c’è della roba totalmente oltre. C’è Tutti matti, o Cuore di latta, pezzi che quando li facevi sentire ai vari uffici A&R ti dicevano automaticamente di no”. Ma, come diceva Lucio Battisti, uno scoglio non può arginare il mare. E infatti, nonostante le resistenze iniziali e la valanga di gogne mediatiche a cui veniva quasi costantemente sottoposto – l’uragano Fibra si stava già violentemente abbattendo sulle placide, rassicuranti e zuccherose spiagge della musica italiana. “Se sei una persona che non ha alcun problema, va bene il pop. Se invece sei normale, con i tuoi problemi, c’è il rap”, ci aveva raccontato. E di problemi – o meglio, di Turbe – Fabri Fibra ne sa qualcosa.

“Turbe Giovanili”, il diario di tutti gli adolescenti turbati e distratti

Se Tradimento per me era stato una sorta di primo timido tamponamento con la poetica e l’universo di Fabri Fibra, il vero schianto è arrivato – appunto – con Turbe Giovanili. Quello che Fabri Fibra ha definito “il diario di un adolescente”. Un diario che in molti hanno fatto proprio perché, almeno una volta nella vita, ci si sono rispecchiati. E che per questo ad ogni play mi ha fatto chiedere come fosse possibile che una persona che nemmeno conosco sapesse esprimere così accuratamente molte delle sensazioni che stavo provando. Un’esistenza in bilico tra la stasi e la frenesia in attesa di un cambiamento che accadrà o forse no. Quel gigantesco e labirintico buco che è il passaggio dalla post-adolescenza all’età adulta. In cui sei troppo grande per essere piccolo e troppo piccolo per essere davvero grande.

Tutte le incertezze e le paure fottute sul futuro (che poi, c’è davvero questo futuro?) che questo camminare precari sul filo del rasoio comporta. E poi l’amore, speranzoso e disilluso allo stesso tempo. Quasi dolce nelle note iniziali e che lascia l’amaro in bocca nelle battute finali che sembravano essere già scritte. Turbe Giovanili è quel luogo dove tutti i turbati e distratti che si sentono smarriti e soli sanno di poter tornare. Perché ci sarà qualcuno con cui condividere il peso di questo caos che è la vita.

Infatti, sebbene sia da sempre considerato il rapper più corrosivo, scomodo e politicamente scorretto della scena italiana (cosa per cui ci vuole un’enorme dose di intelligenza. Come dimostra magistralmente in una storica intervista doppia con Umberto Galimberti rilasciata nel 2007 a Daria Bignardi), la vita – in tutte le sue fasi. Dalla giovinezza disincantata alla consapevolezza della maturità, passando per il rabbioso nichilismo di ciò che c’è in mezzo – Fabri Fibra l’ha raccontata come nessun altro. Ecco alcuni esempi.

Vorrei (Sindrome di fine millennio, 1999)
“Senza di lei sono perso come il tempo custodito in un suono”. Con una frase che scivola su una base notturna e artigianalmente distorta di DJ Lato costruita su un sample di Ornella Vanoni, Fabri Fibra ti ha detto tutto senza dirti nulla. Basta meno della metà della prima strofa per catapultarti lì, in quella stanza in una torrida giornata di agosto che si ripete uguale a tutte le altre torride giornate di agosto in cui i pensieri si aggrovigliano. Uno spleen appiccicoso e sudato che non accenna a staccartisi di dosso. Ma oggi, forse, in quel luogo cristallizzato nel tempo e nello spazio, qualcosa sta per succedere. Qualcosa che rende sopportabile anche “un vuoto che sta entrando e batte come un tango”.

In quanti? (Turbe Giovanili, 2002)
“Finita la scuola comincia la casualità / Quando parte il lavoro poi scoppia chi non ce la fa / C’è che vive stressato dalla sua attività / C’è chi vive una pessima sessualità”. Alzi la mano chi almeno una volta non si è sentito esattamente così. Disorientato e insoddisfatto, in balìa del caso o rassegnato ad un destino già scritto che ti tiene nella morsa in un posto che non ti dà ciò che cerchi. “Per i ragazzi sentire che nei testi ci sono la loro storia e i loro problemi è cruciale (come, per esempio, non troverò lavoro dopo il diploma oppure il racconto della noia del sabato sera in provincia)”, spiegava Fabri Fibra nella nostra intervista. In quanti ve l’hanno raccontato così bene?

Momenti no (Mr. Simpatia, 2004)
“In generale sono le canzoni meno leggere a smuovere di più. Nessuno è mai venuto a dirmi roba tipo «Quanto mi piace quel pezzo in cui dici che metti le Adidas!». Mi dicono sempre «Sai, quando sono preso male ascolto Momenti no»”, spiegava Fabri Fibra a Marta Blumi Tripodi durante un’intervista. Momenti no è il lato più oscuro di tutti noi, la parte più torbida e quasi marcia della nostra mente, quella che dà voce ai pensieri più strani. Che a volte sono anche quelli più veri. 

Stavo pensando a te (Fenomeno, 2017)
“Mi sembra di parlare con i suoni in questa canzone, e la cosa funziona perché c’è questa magia tra il testo e la base. Quando dico “Stavo pensando a te” parte quel synth che te lo vedi. Te lo vedi il ricordo”. Se quella di Dargen D’Amico era una Nostalgia istantanea, Stavo pensando a te di Fabri Fibra è un’istantanea nostalgica. Siamo ai titoli di coda di una relazione, un amore che non è più quello giovanile di Di noi, ma quello maturo dell’età adulta. I frammenti di una storia finita ma che lascia ancora il profumo addosso si rincorrono lenti e veloci allo stesso tempo su una produzione monumentale di Big Fish, le sensazioni di qualcosa che è passato e non tornerà sono vivide come le scene di vita quotidiana descritte nelle strofe. Ve lo vedete il ricordo?

Noia (Caos, 2022)
Un giro di piano jazz (un sample di Blue in Green di Bill Evans, tratta da Kind of Blue di Miles Davis) ci introduce nel pezzo più intimo e notturno di Caos, l’ultimo album di Fabri Fibra. E proprio la notte, infatti, è il momento in cui si svolge questo flusso di coscienza in cui a dominare è il condizionale. Dovrei, potrei, ma poi – semplicemente – non ho voglia. La morsa della routine qui è ciclica, ricorda quella di Turbe Giovanili a vent’anni esatti di distanza, ma con un pizzico di rassegnazione in più. Quando capisci che – per quanto ci provi – “non puoi uscire dalla tua pelle”. E forse, alla fine, va bene così.

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