Charli XCX e la fashion literacy: perché parla fluentemente la lingua della moda
C’è chi parla la lingua della musica, chi quella del cinema, chi quella della moda. Poi c’è la popstar britannica che, almeno a giudicare da “Music, Fashion, Film”, il suo nuovo album in uscita il 24 luglio, sembra volerle parlare tutte e tre
Charli XCX
Già dalla copertina, in Music, Fashion, Film Charli XCX mette insieme tre figure che sulla carta, oltre al genio, hanno poco in comune: John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese. Non sono semplici cameo. Sono tre riferimenti culturali che danno forma al titolo stesso del progetto e suggeriscono un’idea precisa. La musica, la moda e il cinema non sono mondi separati, ma linguaggi che convivono nello stesso immaginario creativo. Dai look degli esordi alle collaborazioni con designer e maison, fino all’estetica iper riconoscibile di Brat, la moda ha, da sempre, accompagnato ogni fase della carriera di Charli XCX. Con Music, Fashion, Film, però, quel rapporto sembra evolversi. Più che limitarsi all’immagine, la moda stessa, con i suoi simboli e le sue regole, diventa una delle chiavi attraverso cui leggere il progetto.
Nel settore esiste anche un termine per descrivere questa familiarità con i codici della moda: fashion literacy. Non riguarda il sapersi vestire o conoscere le ultime tendenze. Ma la capacità di leggere e utilizzare il linguaggio della moda, riconoscendone riferimenti, convenzioni e significati. È una forma di alfabetizzazione culturale che va ben oltre i vestiti.
Il caso più evidente è SS26, il singolo che prende il nome dalla sigla con cui il mondo della moda identifica le collezioni Spring/Summer 2026. Per chi segue il settore è un codice immediatamente riconoscibile; per chi ascolta Charli XCX diventa il titolo di una canzone. Charli, a questo punto, non prende più in prestito un’estetica, prende in prestito un linguaggio.
Lo stesso vale per il videoclip del medesimo singolo. Nel video di SS26, infatti, la passerella e il suo pubblico non sono soltanto un’ambientazione, ma un contesto abitato da alcune delle figure più influenti della moda contemporanea. Dalla storica editor Carine Roitfeld, che ha diretto Vogue Paris per un decennio, al direttore creativo Anthony Vaccarello, passando per il pr Lucien Pagès e una rete di stylist, designer, casting director, modelle e altri professionisti del settore. Anche il guardaroba di Charli, che invece è la protagonista della passerella, segue la stessa logica, alternando pezzi d’archivio e creazioni di designer affermati e/o emergenti.
Questo dialogo continua anche in Wink Wink, terzo singolo dell’album. Nel videoclip Charli recupera abiti e oggetti appartenuti alle sue precedenti ere artistiche, fino ad arrivare al merchandising di Brat. È un modo di guardare al proprio percorso creativo che ricorda quello delle maison con i loro archivi. Non semplici raccolte del passato, ma strumenti da rileggere, reinterpretare e riportare nel presente.
È forse questa la differenza rispetto a molte altre popstar contemporanee. Negli ultimi anni il rapporto tra musica e moda si è fatto sempre più stretto. Le collaborazioni con le maison, le campagne pubblicitarie, le prime file alle fashion week e le capsule collection sono ormai parte integrante della carriera di molti artisti. Charli XCX, però, sembra spostare il discorso un passo più avanti. Non si limita a frequentare la moda o a lasciarsi ispirare dal suo immaginario. Ne utilizza il vocabolario con la stessa naturalezza con cui scrive una canzone o costruisce un universo visivo.
Music, Fashion, Film non sembra essere soltanto un titolo che vuole elencare tre passioni dell’artista. Suggerisce che musica, cinema e moda siano tre linguaggi attraverso cui osservare e interpretare lo stesso presente. E se la musica resta il centro del progetto e il cinema diventa lo sguardo attraverso cui costruire immagini e mondi, è la moda a offrire una delle chiavi di lettura più stimolanti: smette di essere un semplice elemento estetico per trasformarsi in un linguaggio fatto di codici, riferimenti e cultura visiva. Qui entra in gioco la fashion literacy, come dimostrazione di una familiarità con la moda che va oltre l’esercizio di stile. In un momento in cui sempre più artisti dialogano con questo mondo, Charli XCX sembra aver scelto di fare un passo ulteriore: non limitarsi a indossare la moda, ma parlarne fluentemente la lingua.
Articolo di Giorgia Calia

